Antonio Prata si appresta a presentare al pubblico ticinese il suo ultimo film.

Ciak, si gira

Antonio Prata è gestore e responsabile della programmazione del Cinestar. Ma è anche regista: ad aprile il suo ultimo film, «Terradentro», sarà proiettato in diverse sale ticinesi. GUARDA IL TRAILER!

«Il rock mi ha salvato la vita», diceva Wim Wenders. Antonio Prata potrebbe affermare lo stesso con il cinema. Perché di cinema, innanzitutto, ci vive: è gestore e responsabile della programmazione del Cinestar di Lugano, la più grande multisala della Svizzera italiana. Ma anche perché ha deciso di raccontare se stesso proprio attraverso il cinema. Il suo primo film, «Il resto di una storia», ha ottenuto premi a diversi festival internazionali, da Lisbona a Nyon. L’ultimo, intitolato «Terradentro», è stato presentato lo scorso autunno al Torino Film Festival. Ancora una volta, si tratta di una narrazione intima, personale, quasi una forma di terapia. Lo stesso Antonio Prata torna nella terra della sua famiglia, l’Abruzzo, colpito dal terremoto del 2009. Il suo è un viaggio doppio, tra le rovine del presente e nella memoria. Perché le macerie che si vedono sullo schermo sono proprio come i resti del passato della sua vita. Per capirlo bisogna fare un passo indietro (un flashback, come si dice nei film).

TERRADENTRO sarà proiettato al Cinema Iride di Lugano
martedì 1° aprile 2014 alle 20.30 (PRIMA SVIZZERA)

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«Mio padre – racconta Antonio – era figlio di contadini del Casertano, emigrato a 21 anni a Zurigo in cerca di lavoro. Qualche tempo dopo aveva conosciuto quella che sarebbe diventata mia madre, che era invece di origini abruzzesi. Come tanti emigranti, hanno sempre sognato di ritornare in Italia. Per questo avevano costruito, con sacrifici, una piccola casa a Roseto degli Abruzzi, che avrebbe dovuto essere il nostro nido familiare. Lì trascorrevamo insieme le vacanze. Però, alla fine dell’estate, i miei genitori tornavano a Zurigo per lavorare. Io e le mie due sorelle, invece, restavamo in Italia. Fino a tre anni e mezzo sono stato dai nonni a Caserta. Poi, dato che ero un po’ discolo, sono andato dalle suore, in Umbria, e infine in convitto, a Teramo. A 19 anni sono arrivato a Zurigo. Per la prima volta mi sono trovato via dal collegio, in una grande città, affascinante, piena di vita. E me la sono divorata!». Curioso, affamato di cultura, di musica, di fotografia, di vita, Antonio prende tutto di Zurigo. Il bene e il male. Entra nel giro della tossicodipendenza, come racconta con particolare sensibilità nel suo film «Il resto di una storia». «Non mi vergogno a raccontarlo», ammette. «Ci sono migliaia di storie simili alla mia e penso sia stato importante mostrarla, anche come esempio positivo. C’era in me il desiderio di chiudere con Zurigo e con il passato: è bastato mettere il microfono accanto a quella vocina che rappresenta la coscienza…».

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Al di là della mia vicenda personale, ho voglia di raccontare altro»

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Per curare la dipendenza, Antonio lascia Zurigo e inizia una nuova vita in Ticino. Riparte da zero e ancora una volta il cinema gioca un ruolo decisivo. Per inserirsi socialmente, inizia a lavorare al cinema Cittadella di Lugano: fa la «maschera», strappa i biglietti, impara a fare il proiezionista. E sente un’attrazione fortissima per lo schermo, per le immagini in movimento. «Da ragazzo – ricorda Antonio –  non ero un cinefilo. Quando ero al convitto nazionale Melchiorre Delfico di Teramo proiettavano un film la settimana. Poi è stata la foto-
grafia a interessarmi. Ho scoperto il bisogno di comunicare attraverso il cinema frequentando il CISA, dove ho avuto la fortuna di incontrare maestri come Pio Bordoni, come Luciano Rigolini, che mi ha spinto a raccontare la mia storia. O, ancora, come Andrea Pastor: indimenticabili le sue lezioni, a “smontare” i film, fotogramma dopo fotogramma, per ore, nell’aula magna del CISA, quasi un «bunker»… Per me non era facile seguire i corsi, da un punto di vista economico, e anche per conciliare gli orari di lavoro al Cinestar. Eppure ho avuto la soddisfazione di realizzare il mio film come lavoro di diploma». Da dove viene questa passione? «Forse proprio da mio padre. Adolescente, lavorava nei campi del Casertano. Ogni tanto, senza farlo sapere ai grandi, lui e i suoi amici spendevano la paga della giornata per andare al cinema. Una volta, però, i genitori sono venuti a saperlo e li hanno aspettati fuori dalla sala: poverini, si sono presi un bel po’ di botte per aver sprecato quel denaro che dovevano portare a casa…».

Gli occhi blu mare sembrano illuminarsi per l’emozione, mentre Antonio continua a raccontare: «anni dopo, quando mio padre già lavorava in Svizzera, tornò al paese con un Super8, come simbolo del suo successo». Sono proprio le riprese in Super8 del papà a comparire nel film Terradentro. «Erano in mezzo alle macerie del mio passato – spiega il regista – avevano vita propria e fanno pulsare il film, che racconta del continuo cercare un nido, una patria, sentimento importante soprattutto per chi non ce l’ha». Progetti? «Da tempo sto pensando a qualcosa sulla fede, intesa come amore, come cura. Sto scrivendo pensando alla mia esperienza nel collegio, tra anni Settanta e Ottanta, decenni di ideali, visti attraverso i personaggi. Ma, al di là della mia vicenda personale, ho voglia di raccontare anche altro, altre storie. Sempre con il cinema».

In pillole

Antonio Prata

È nato a Zurigo nel 1972, e vive a Lugano con la compagna Adriana e due gatti. Ha doppia cittadinanza, italiana e svizzera: «credo rappresenti una ricchezza culturale, come due basi su cui poggia un ponte…», commenta. Si è diplomato al CISA (Conservatorio Internazionale Scienze Audiovisive) nel 2007, realizzando il film di diploma Il resto di una storia, miglior cortometraggio al Doclisboa e menzione speciale al Torino Film Festival. Ha lavorato al documentario L’inverno è più lungo, girato all’interno di una comunità per recupero di tossicodipendenti, e ha seguito workshop con i registi Pietro Marcello, Michelangelo Frammartino e Alina Marazzi.

Il suo nuovo film, Terradentro, prodotto da RSI, Aura Film e Achab Film, è ambientato fra l’Abruzzo del dopo terremoto e Lugano e sarà proiettato all’Iride di Lugano il 1° di aprile alle 19.45, al Forum di Bellinzona l’8 di aprile alle 20.30 e alla Morettina di Locarno l’11 aprile alle 20.30.

Link
www.luganocinema93.ch  
www.cicibi.ch
www.cclocarno.ch

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Testo: Giovanni Valerio
Foto: Annick Romanski


Pubblicazione:
lunedì 24.03.2014, ore 13:00


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