Una scena scattata durante le prove sul set a Palagnedra. Sul palco: gli attori Luigi Diberti (con la giacca marrone) e Diego Ribon. Davanti alla struttura: l’attrice Ondina Quadri. Al centro: il microfonista, l’assistente operatore e la direttrice della fotografia (alla cinepresa). Dietro al palco: la regista Klaudia Reynicke (con le cuffie).(Foto: Annick Romanski)

Il cinema: un lavoro di squadra

Quali sono i mestieri che si celano dietro alla realizzazione di un film? Per scoprirlo abbiamo seguito la produzione di un lungometraggio arrivato in concorso nella sezione «Cineasti del presente» al Festival del film di Locarno, in programma da domani al 13 agosto. — di GIORGIA VON NIEDERHÄUSERN

È il 27 ottobre 2015, la troupe del film Il nido è all’ottavo giorno di riprese. Nel villaggio di Palagnedra, che gli scenografi hanno trasformato nell’immaginario comune di Bucco, manifesti della Festa della Madonna tappezzano i muri del borgo. Da un palco, l’attore italiano Diego Ribon, nei panni del sindaco, saluta i pellegrini (in realtà comparse) riunitisi in paese. La ripresa della scena prosegue fino allo «stop» della regista. Segnale per tutti gli addetti ai lavori di riprendere il frenetico movimento che caratterizza i set tra un ciak e l’altro: c’è chi smonta e rimonta le luci, chi sposta la cinepresa (una rarità, dato che oggi la maggior parte dei film è girata con telecamera digitale), chi aggiusta i costumi, chi si assicura che i microfoni siano piazzati per bene…


Spesso, ci si rende conto solo ai titoli di coda della lunga lista di professioni che si celano dietro ad una realizzazione cinematografica. Per mettere in luce alcune di queste mansioni, abbiamo seguito la produzione dell’opera prima della regista svizzero-peruviana Klaudia Reynicke. Un film che sarà presentato nel «Concorso cineasti del presente» del Festival del film di Locarno, in programma da domani al 13 agosto.

In principio era il soggetto
La trama de Il nido è nata nella mente della regista nel 2012. Con l’aiuto di una sceneggiatrice, il soggetto iniziale è stato elaborato. «Poi, nel 2014 – racconta la
cineasta – insieme a Tiziana Soudani, produttrice di Amka Films, è
iniziata la scelta del cast artistico e tecnico». Compito principale del produttore cinematografico è trovare i fondi necessari per la realizzazione del progetto. Fondi che Tiziana Soudani ha reperito, con la casa italiana coproduttrice Tempesta e con il grande contributo della televisione: la Radiotelevisione Svizzera in territorio elvetico e Rai Cinema in Italia. 

La formazione della squadra
Insieme, produttrice e regista supervisionano ogni fase della creazione del film. Alla fase di sviluppo è seguita quella di pre-produzione. Passo dopo passo, sono entrate in scena nuove figure professionali: la direttrice di produzione, l’aiuto regista e i capi reparto, ovvero lo scenografo, la costumista, la capo trucco e la direttrice della fotografia (tutti membri della suadra che ritroveremo più tardi nel testo). È in questo stadio del progetto che ha avuto inizio lo spoglio della sceneggiatura, procedimento necessario per definire gli aspetti pratici della realizzazione del film. Il preventivo del budget, il noleggio di materiale e gli ultimi provini sono stati alcuni dei compiti affrontati in questa fase. Infine, la direttrice di produzione e l’aiuto regista hanno compilato il piano di lavorazione per la troupe.


Gli artigiani dell’illusione
A Palagnedra, facciamo la conoscenza di colui che ha fatto del borgo centovallino il villaggio di Bucco: lo scenografo Fabrizio Nicora. È stato lui, come ci racconta lo stesso locarnese, a indicare il luogo alla regia. Con i suoi assistenti, nell’arco di un mese, ha aggiunto i dettagli necessari a dare nuova identità al posto. Così, per citare qualche esempio, la vecchia sede della posta di Palagnedra, chiusa da trentacinque anni, si è trasformata nel negozio dei souvenir e la bancarella, allestita per ricreare l’ambiente tipico delle sagre, sembra essere quella realmente usata tutti gli anni dal Comune.
Più in là, nella sala trucco, incontriamo Assunta Ranieri-Bernasconi. La responsabile del make up e delle acconciature sta dando qualche ritocco ai capelli dell’attore Nello Mascia: con un pennello cambia leggermente il colore alla chioma bianca. Oggi, ci dice, si è svegliata alle quattro per preparare tutte le comparse con quello che lei definisce «un trucco “non trucco”», che c’è ma non si vede, e che deve trasmettere la psicologia del personaggio. Tramite dettagliate schede trucco, si accerta che, in ogni scena, il look degli attori rimanga sempre identico, anche nel caso in cui le riprese vengano scaglionate in più momenti.



E sulla personalità dei personaggi si è basata anche la costumista, Loredana Buscemi. «Dopo aver letto la sceneggiatura, – ci spiega – ho disegnato delle proposte di look da dare agli attori». Una volta ottenuto il benestare dalla regista, si è passati alla realizzazione e all’acquisto del materiale. Nella sala costumi, Giuseppina Dosa, la sarta, si occupa degli accorgimenti necessari sugli abiti e dell’ordine nel guardaroba.



«Luci, motore, azione»
Intanto, sul set, tutti si preparano alla ripetizione della scena del saluto ai pellegrini. Mentre le comparse aspettano luce verde per dirigersi verso il palco per un nuovo ciak, Giorgia de Coppi, aiuto regista, parla con il caposquadra degli elettricisti: la macchina da presa è stata smontata per riprendere la scena da una nuova angolatura e le luci, quindi, vanno spostate. Come principale sostegno della responsabile artistica, non deve contribuire a livello creativo, ma sostenere la regia a livello organizzativo e nella parte tecnica.
Hélène Louvart è una direttrice della fotografia di grosso calibro. Sue sono le immagini di Pina, documentario di Wim Wenders nominato agli Oscar nel 2012, e di Le meraviglie, il film firmato Alice Rohrwacher vincitore del Grand Prix al Festival di Cannes del 2014. Sul set, la osserviamo mentre si confronta con gli addetti alla macchina da presa. Sta lei sia la scelta dell’attrezzatura, sia della regolazione delle luci per la creazione dell’atmosfera del film.



Una volta ascoltate le richieste della direttrice della fotografia, Didier Lebel, capo macchinista, impartisce le istruzioni alla troupe tecnica. Che si giri su un treppiedi, dei binari o altre strutture, è lui il responsabile degli spostamenti della macchina da presa su tutti i suoi supporti.


L’assistente operatore Leandro Montifissa la scena attraverso la cinepresa. La sua funzione sul set è quella di assistente operatore. Parte fondamentale del suo lavoro è occuparsi della macchina da presa e procedere alle tarature necessarie. «Installo gli accessori occorrenti,
sostituisco i filtri e, durante le riprese, controllo la messa a fuoco», ci spiega.
Impossibile non localizzare nel gruppo il microfonista, che, boom (un lungo braccio mobile con microfono) alla mano, rileva suoni a distanza. A dirigere il tecnico è il fonico di presa diretta Carlos Ibanez, il responsabile principale della registrazione di dialoghi, suoni e rumori catturati da vari apparecchi collocati sugli attori e piazzati sulla scena.

Parola d’ordine: organizzazione
Michela Pini, telefonino perennemente attaccato all’orecchio, si muove tra la sala riposo (un rustico affittato per l’occasione) e il set. Le riprese stanno per finire e si sta assicurando che il catering, nel capannone allestito all’entrata del paesino, sia pronto a sfamare la squadra. È direttrice di produzione, ma qualche collega preferisce descriverla come «quella che ha in mano tutto». Infatti è lei a tenere le redini dell’intera carovana amministrativa, occupandosi della gestione del budget e dei contratti con troupe e fornitori. «La mia giornata? Mi sveglio prima di tutti e sono una delle ultime a staccare a fine giornata. Inizio assicurandomi che gli attori facciano colazione la mattina e finisco accertandomi che le comparse ricevano la loro paga in serata». Michela Pini è in costante contatto con Nicole Schwizgebel, l’ispettrice di produzione. Come braccio esecutivo della direttrice di produzione, si occupa soprattutto degli aspetti logistici: per esempio, i permessi necessari a sbarrare le strade, i mezzi di trasporto e la convocazione della troupe e del cast sul set.

A gennaio, anche le ultime riprese, girate in Italia, sono terminate. Il film è ora ufficialmente nella fase di post-produzione. Klaudia Reynicke fa un primo bilancio sul lavoro svolto nella sua prima esperienza da regista: «La stesura della sceneggiatura è stato uno dei momenti psicologicamente più duri. Il set invece, stare tutto il giorno fuori al freddo, è estenuante».

La fase di assemblaggio
Carlotta Cristiani, già addetta al montaggio di Pane e tulipani, di Silvio Soldini, e Generazione mille euro, diretto da Massimo Venier, siede nello studio di Amka, a Savosa. Qui, affronta il processo di taglia e cuci in cui consiste il suo compito. «Il mio obiettivo – spiega – è fare combaciare alla perfezione immagini e sceneggiatura. A volte, quando non si riesce a tradurre in immagini la dimensione creata nel testo, la storia è adattata sulla base del materiale che si ha». Più tardi, con lei collaboreranno gli addetti agli effetti speciali e alla correzione del colore e il montatore del suono, come pure i compositori dei brani del film: Aris Bassetti e Barbara Lehnhoff del duo Peter Kernel.

«Abbiamo cominciato improvvisando con la chitarra. Guardando le scene abbiamo tentato di accompagnarle là dove ci pareva giusto farlo», racconta Aris Bassetti, che aggiunge: «Non c’è un numero prefissato di pezzi da comporre. Il nostro lavoro è amplificare le emozioni suscitate dalle immagini. In alcuni momenti, le prime vanno sostenute con la musica, in altri no». E la musica, come i rumori e le voci, sono gli elementi con cui lavora il montatore del suono. A coprire questa funzione è Stefano Grosso. Tra i più premiati lavori del genovese trapiantato a Roma: la colonna sonora di Fuocoammare, vincitore dell’ultimo Orso d’oro e di Sacro GRA (Leone d’oro a Venezia), entrambi di Rosi.


Il suo compito: curare tutto ciò che il pubblico percepirà con l’udito, utilizzando sia il materiale prodotto sul set, sia i suoni di repertorio o creati ad hoc. E farlo «seguendo lo stile delle riprese, immaginando come possano suonare i luoghi raccontati e tracciando i picchi emotivi», spiega. Nella fase di missaggio, tutti gli elementi saranno incisi in un’unica colonna sonora, che applicata alle immagini montate, andrà a completare il film.

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