Clara Baiardi: «Ho un bel caratteraccio»

INCONTRO — La sacrestana in prova non sta mai ferma. Tifa per l’Ambrì e per Federer. È appassionata di tombola ed è sempre pronta a festeggiare.

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Seguo l’hockey solo sul teletext, perché mi fa salire la pressione»

Clara Baiardi

Un ciuffo rosso che irrompe tra i capelli grigi, la battuta sempre pronta, l’amore per il Carnevale e per il ballo che a 80 anni suonati non si spegne. Lei è Clara Baiardi, sacrestana in prova a Ponte Tresa dal 1982. «Stanno ancora cercando qualcuno che prenda il mio posto», sbuffa. Una smorfia, un accenno di sorriso. E il viso che si distende subito dopo. «Nessuno voleva farlo. E allora hanno chiesto un favore a me. E pensare che io in chiesa non ci andavo neanche. Mandavo i miei figli e me ne stavo a casa, ero pigra».

Letteralmente, una sagoma. Una donna che sembra uscita da una pièce teatrale. Clara ci apre le porte del suo appartamento, nel nucleo del paese di confine. «Sono nata a Magadino. A Ponte Tresa ci sono rimasta per forza di cose, dopo essermi sposata. Da ragazza ero scesa fin qui per lavorare in una stireria del paese, per me era il mestiere più bello del mondo. Un giorno, quello che sarebbe diventato mio marito, mi fermò per strada. E lì scattò qualcosa. Certo che il Gambarogno è tutta un’altra storia, sinceramente mi manca. Una volta al mese devo andare nel Sopraceneri per rigenerarmi, quando arrivo a Rivera sto già meglio». 

Bisnonna super attiva

Nella vita Clara ha fatto di tutto: la stiratrice, la magazziniera, l’impiegata come donna delle pulizie alle dogane e in banca. «Sempre con tanta passione». Separata dal 1995, è madre di tre figli. «Ul mè Fabrizio, la mè Patrizia e ul mè Ilario», precisa, evidenziando un legame forte, solido. «Me lo ricordo ancora il giorno in cui nacque il mio primogenito, Fabrizio. Era il 1961, a fine maggio. Pioveva tantissimo. Mentre salivamo all’ospedale di Castelrotto ci dissero che in quel giorno potevano girare da quel-
le parti solo i pazzi e le partorienti». E commossa aggiunge: «Il 2 gennaio di quest’anno è venuta al mondo Laura, la nipote della mia secondogenita Patrizia, e io sono diventata bisnonna. Siamo alla quarta generazione». Vive da sola, Clara. Ma non si annoia mai. «Ho sempre le mie faccende da sbrigare. E quando non ho nulla da fare curo i fiori, annoto i proverbi della tradizione popolare e ritaglio le vignette satiriche dai giornali. Ne ho un album pieno. Poi sono tifosa di Federer, del Milan e dell’Ambrì. Anche se l’hockey ora lo seguo solo con i risultati sul teletext, perché mi fa salire la pressione. Prima ero scatenata».  Clara non ha né auto né patente di guida. E con fierezza sottolinea di muoversi sempre con i mezzi pubblici. «Anche quando vado al Rabadan di Bellinzona. Lì abita mia sorella, che mi ospita per alcuni giorni. Non manco mai. Il Carnevale mi dà allegria, gioia. E a me è sempre piaciuto ballare, un po’ come alla mia povera mamma». A Capodanno Clara si reca in piazza Riforma, a Lugano. «Ci vado con il trenino e resto lì fino alle 4 di mattina. Parto da sola, ma incontro sempre gente che conosco con cui trascorrere la nottata. È davvero bello». 

L’importanza dell’autoironia

Sul suo balcone Clara tiene sempre quattro bandiere. Quella svizzera, quella ticinese, quella di Berna, e poi il gonfalone di Ponte Tresa. Non lo ammette, ma è una donna fortemente patriottica. «Diciamo che sono legata alla Svizzera, questo sì». La sacrestana coltiva l’interesse per la cucina, in particolare per i piatti di selvaggina, e la passione per la tombola. Appesi a una parete, ci sono il calendario delle messe e una foto con il sacerdote del villaggio. «Io gli do del lei, anche se è giovane. Fare la sacrestana a volte è complicato. Perché poi in paese ti chiedono sempre del parroco. Ma io sono una tomba. Il lavoro è lavoro, e ci vuole discrezione». Clara trascorre ore e ore in sacrestia. «Mi piace fare le cose per bene, se arrivo in anticipo mi leggo il giornale, l’importante è farmi trovare pronta. La mia messa preferita resta quella di Pasqua, è emozionante. Quella della notte di Natale, invece, proprio non la digerisco». Il tono della voce di Clara si fa più cupo, quando si torna a parlare del suo passato. «Sono una persona solare, ma ho anche sofferto. Non mi lamento della mia vita, ma a volte mi
sarebbe piaciuto essere un po’ più compresa. Sono nata in un’epoca in cui la precedenza, in tutto, veniva data al maschio. E se eri donna ti dovevi accontentare di tanti no. Inoltre, la morte dei miei genitori e la separazione da mio marito mi hanno segnata parecchio. Ho avuto momenti di grande scoraggiamento». Clara si prende una pausa e gli occhi si fanno leggermente lucidi. Un sorso di gazzosa al mandarino, e riparte. «Ho anche un bel caratteraccio, devo sottolinearlo. Sono una che risponde subito, anche bruscamente. E se qualcuno me le fa girare, lo metto sul mio libro nero». Le chiediamo come mai si è tinta quel ciuffo di rosso. Lei stringe il bicchiere con entrambe le mani e se la ride. «Così. Per cambiare. Volevo fare qualcosa di diverso. A volte ironizzare su se stessi aiuta a rompere con il passato». 

Gli oggetti di Clara:

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VIDEO: Patrick Mancini

FOTO: Annick Romanski

Pubblicazione:
lunedì 16.03.2015, ore 00:00


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