La famiglia Peguiron in un campo di girasole che oggi coltiva in modo biologico (da sinistra): Guillaume, Claude, Laurence, Donovan e Jenny.

Con il sorriso verso il bio

Claude Peguiron coltiva frumento, girasoli e colza a Mex, sopra Losanna. È il seimillesimo agricoltore svizzero con la gemma BioSuisse. Croci e delizie del passaggio da convenzionale a bio.

In passato si pensava che l’amianto fosse il massimo. Poi, ci si è accorti dei suoi effetti nefasti. Dunque, bisogna agire oggi per il futuro» esordisce Claude Peguiron, seimillesimo produttore svizzero con la gemma BioSuisse.  «Il bio rappresenta un grande vantaggio sia per l’ambiente sia per la salute. Qui vicino, ad esempio, una sorgente d’acqua è stata inquinata dai prodotti chimici – prosegue Peguiron –. E i vecchi prodotti che utilizzavo per trattare la colza contro i parassiti non erano selettivi. Inoltre, più li si usano, più si diventa dipendenti dalle aziende che li producono».

Ma la coltivazione biologica comporta un maggiore lavoro. «Sì, è molto più semplice ricorrere ai prodotti chimici: prima bastava una sola macchina per diserbare le parcelle. Oggi, invece, dobbiamo usarne diverse. È un investimento importante. Bisogna essere precisi, ed effettuare l’intervento appropriato al momento giusto. Ma, soprattutto, agire d’anticipo. Quando vedi le erbacce, in alcune parcelle è ormai già troppo tardi».

«

Bisogna mangiare meno, ma meglio.»

Claude Peguiron, agricoltore bio

Il giudizio degli altri
Oltre ai benefici per l’ambiente, il bio può offrire vantaggi anche al portamonete: se il frumento convenzionale viene pagato 50 centesimi al chilo, per la stessa quantità di frumento bio si riceve fino a un franco. «Occorre però sapere che le rese per ettaro di quest’ultimo sono inferiori del 40%. Insomma, se tutto va bene, si guadagna un pochino di più» constata il coltivatore vodese.
«Bisogna davvero essere convinti di voler passare al bio – aggiunge la moglie Laurence –. E soprattutto non bisogna aver paura del giudizio degli altri».
«Sono passato al bio anche perché volevo  creare un valore aggiunto per l’azienda agricola – riprende il marito –. Il maggiore dei miei figli, Guillaume, ha intenzione di lavorare nella fattoria. Ce l’ha nel sangue. Noi, però, gli abbiamo sempre detto: fai quel che ti piace, anche perché non siamo proprietari della fattoria» prosegue Claude Peguiron.
Così, Guillaume, 16 anni, ha iniziato un apprendistato di taglialegna. «Ma poi mi piacerebbe seguire una formazione di agricoltore. Ho sempre aiutato mio padre in fattoria, sin da piccolo. Mi piacciono le galline e i campi coltivati, le mucche invece meno: è complicato e bisogna dedicare loro un sacco di tempo».

Oggi, la famiglia Peguiron hanno 50 capi di bestiame: «In un’azienda biologica bisogna lasciare almeno il 20% di erba. Le nostre vacche la mangiano e così diventano i nostri principali fornitori di concime naturale. Completiamo il fabbisogno con concimi biologici, molto più costosi dei prodotti chimici convenzionali» illustra Peguiron padre.
La carne prodotta dai Peguiron è venduta da Coop con il marchio Natura-Beef, e presto otterrà la certificazione Natura-Beef bio. «I consumatori dicono che il bio è costoso, ma il problema è che c’è un grande spreco alimentare. Bisogna mangiare meno, ma meglio» conclude Claude Peguiron.

Delle attuali 6.099 aziende agricole bio affiliate a BioSuisse in Svizzera, incluse anche quelle in fase di conversione dal convenzionale al bio, 117 si trovano in Ticino e 95 nelle valli della Svizzera italiana. Esse rappresentano il 3,5% sul totale di aziende con gemma in Svizzera.

Nel 2014 il fatturato dei prodotti bio nella vendita al dettaglio ha raggiunto 1,6 miliardi di franchi a livello nazionale, di cui 1,2 miliardi nella Svizzera tedesca, 367 milioni in Svizzera romanda e 62 milioni nella Svizzera italiana.

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Testo: Basile Weber
Foto: Darrin Vanselow

Pubblicazione:
lunedì 21.09.2015, ore 00:00


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