Partecipa a «Cooperazione Noir»!
Hai tempo fino al 20 marzo.

Quest'anno il concorso letterario ha come tema «Noir in ospedale». Andrea Fazioli per l'occasione presenta un avvincente racconto inedito, «L’ultimo soffio», su un tale Antonio Malaguerra, ricoverato per un attacco asmatico.

Guarda il video dell'edizione 2015

Cooperazione bandisce l’VIII edizione del concorso «Cooperazione noir» per racconti di genere giallo.

Articolo 1: La partecipazione è gratuita e aperta a tutti i residenti in Svizzera, senza limiti di età e nazionalità. I concorrenti devono produrre un breve racconto noir/poliziesco inedito e in lingua italiana sul tema Noir in ospedale, della lunghezza massima di 6000 (seimila) battute, spazi inclusi. Ogni autore/autrice può partecipare con un solo racconto.
Da inviare in formato word entro domenica 20 marzo 2016 per mail:
cooperazione@coop.ch  
Non si accettano saggi e graphic novels.

Articolo 2: Con la spedizione del racconto, l’autore/autrice accetta il presente regolamento; garantisce di essere unico titolare dei diritti dell’opera, acconsente che sia
pubblicata su Cooperazione
e attribuisce a Cooperazione l’esclusiva.

Articolo 3: La giuria è composta dallo scrittore Andrea Fazioli, da Mario Lazzaro, vincitore del concorso 2015, e da Giorgia Von Niederhäusern, redattrice di Cooperazione.

Articolo 4: Il premio assegnato al vincitore/vincitrice:
a) pubblicazione del racconto su Cooperazione;
b) premio di 600 franchi in buoni Coop;
c) premiazione ufficiale a Tutti i colori del giallo di Massagno.

uando arrivò al Pronto soccorso, l’uomo non stava ancora troppo male. Il taxi lo lasciò all’ingresso. L’uomo socchiuse la portiera e appoggiò un piede per terra. Pioveva a dirotto. Con le sue file di finestre luminose, l’ospedale pareva un transatlantico pronto per la partenza. L’uomo si mise il cappello e si affrettò verso l’entrata, mentre l’acqua cadeva e rimbalzava intorno a lui.
A pochi passi dalla porta, sentì chiudersi i polmoni.
Era terribile: un macigno che gli premeva sul petto. Si fermò. Incurante della pioggia, si affidò alla tecnica di respirazione: inspirò, contando fino a quattro, ed espirò, uno, due, tre, quattro. Inspirò un’altra volta, lentamente, ed espirò. Uno, due. Devi tenere a bada il panico, pensò. Non ti può succedere niente, sei al sicuro qui. Tre, quattro.
Riuscì a sorridere mentre diceva il suo nome, Antonio Malaguerra, e la sua età, anni 54. Poi mostrò la tessera della Cassa malati. Ma prima che potesse rispondere ad altre domande, una mano invisibile tornò a stringergli i polmoni, e lui si accasciò. Udì qualcuno gridare, sentì delle braccia che lo sorreggevano. Avrebbe voluto aprire la bocca, avvisarli che nell’impermeabile aveva la siringa per l’iniezione di adrenalina, e che di solito un trattamento di aerosol con Ventolin lo aiutava a… lo aiutava a…
Fece in tempo a notare il movimento della barella, a percepire il fruscio dei camici, perfino a sentire quell’odore dolciastro da ospedale, quel tanfo di aria tiepida, inalata troppe volte… Si aggrappò all’ultimo soffio, cercò di resistere, ma il cuore prese a battergli furiosamente, e dalla mente giù verso i polmoni scese una saracinesca.
L’ospedale ci toglie a noi stessi, rifletteva più tardi – quanto più tardi? – mentre si svegliava – o stava sognando? – in una stanza buia – o era ancora al Pronto soccorso? Era Antonio Malaguerra, questo se lo ricordava. Lo avevano attaccato a un respiratore e per un po’ si abbandonò al ritmo del suo fiato.
Si addormentò. Più tardi arrivò un’infermiera. Si muoveva intorno al letto, senza badargli. Lui si accorse di non avere più il respiratore. Come sempre, la crisi era stata violenta ma rapida. Provò a chiedere:
– Dove sono?
La voce gli uscì gracchiante. Lei accese la luce. Poi lo guardò e gli disse che era all’ospedale, ma ora stava meglio.
– In che…  – si schiarì la voce. – In che reparto?
– Medicina interna.
– Posso andare a casa?
– Va tutto bene, signor Malaguerra. Però ha avuto una crisi e il dottore preferisce tenerla una notte in osservazione.
Quando l’infermiera si allontanò, si accorse di avere paura. Pensò a quante persone, nel grande ospedale, stavano lottando in quel momento per la propria vita. A quanti stavano perdendo la speranza. Presto o tardi sarebbe accaduto anche a lui, come a tutti: sarebbe entrato per non uscirne più. L’alternativa era una morte immediata. Ma nella maggior parte dei casi, al giorno d’oggi, riescono a portarti all’ospedale. Allora ti rendi conto che qualsiasi cosa tu abbia fatto, qualsiasi azione tu abbia compiuto viene annullata dal colore bianco, dai gesti ripetuti, dalla routine dei pasti, dei turni di notte, delle porte silenziose.
Perché è tanto complesso morire? Anche le persone che lavorano a stretto contatto con la morte, anche i medici, perfino chi somministra la morte non può evitare di averne paura. Anche quando il corpo resiste, la mente prima o poi cede, si abbandona al moto perpetuo dell’ospedale, arriva a scordarsi che fuori c’è il mondo.
Lasciò divagare i pensieri.
Aveva già notato più volte come gli ospedali siano fra i posti meno sicuri del mondo. Niente videocamere, niente sicurezza, niente perquisizioni. A casa sua aveva un sistema di allarme sofisticato, cani da guardia, agenti di sorveglianza. Nell’ospedale, invece, chiunque avrebbe potuto entrare dentro la sua stanza, magari mentre stava dormendo.
Al Pronto soccorso non chiedevano nemmeno la carta d’identità, e non era difficile falsificare la tessera della Cassa malati. Proprio come nei film polizieschi: l’assassino, protetto dal camice, si avvicina al letto con la siringa, pronto a immettere una letale bolla d’aria all’interno di un vaso sanguigno. Curioso, no? Uno entra perché gli manca l’aria e finisce per morire per colpa dell’aria…
Stava delirando. Era normale, dopo lo choc. Ma lo stato alterato non gli impediva di notare la vulnerabilità di un uomo solo, sdraiato in un letto estraneo, al buio.
Alzò il braccio, trovò l’interruttore della luce. Voleva restare sveglio. Provò ad alzarsi: all’inizio gli girava la testa, ma poi andò sempre meglio. Fece qualche passo, dalla porta alla finestra, e andò in bagno a risciacquarsi la faccia. Cercò i suoi vestiti, li trovò in un armadio. Indossò tutto tranne l’impermeabile. Tolse le lenzuola e ne fece un fagotto, nel quale mise l’impermeabile e ogni altra cosa che aveva toccato. Infine andò alla porta, la socchiuse.
Nel corridoio non c’era nessuno.
Impiegò una manciata di secondi per trovare la camera 324. Scivolò all’interno e aspettò di abituarsi all’oscurità. Dopo un minuto si avvicinò al letto. Si chinò a scrutare la faccia dell’uomo addormentato, per essere sicuro che fosse proprio lui. Delicatamente, sfilò il guanciale. Poi lo posò sulla faccia e premette. L’uomo si dibatté, agitò le braccia e infine distese le gambe, mentre l’ultimo soffio vitale lo abbandonava.
Ora non gli restava che uscire dall’ospedale, poi Antonio Malaguerra sarebbe rimasto solo un nome. Aveva badato a non lasciare tracce, ma in ogni caso era incensurato, non schedato, come tutti quelli bravi nel suo lavoro. Perfino la sua unica debolezza, quella maledetta allergia, era diventata una forza.
Camminò in fretta, come chi sa dove andare, e nessuno gli fece domande. Mentre usciva dall’edificio, nella notte intrisa di pioggia, si accorse che il cuore gli batteva più forte.
Una ricaduta? Impossibile. Aveva di nuovo paura, allora? Ma di che?
Si voltò a guardare l’ospedale. Con le finestre accese sulla fiancata buia, il transatlantico era ancora lì, fermo nel porto. Come se prima di partire aspettasse qualcuno.

Andrea Fazioli

Dopo aver vinto nel 1998 il Premio internazionale Chiara giovani, Andrea Fazioli esordisce nel 2005 con il giallo «Chi muore si rivede» (ed. Dadò). Protagonista: il burbero investigatore privato Elia Contini. In seguito, da «L’uomo senza casa» (2008) a «L’arte del fallimento» (esce a giorni), tutti i suoi romanzi e racconti sono usciti per l’editore italiano Guanda. Alcune sue opere sono state tradotte in tedesco, francese e russo. Nel 2015 ha scritto l’opera teatrale «Teoria e pratica della rapina in banca», messa in scena dalla Compagnia Teatro Paravento.



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