«Cooperazione Noir 2017»: ecco il vincitore e i racconti dei partecipanti!

Era il parco la scena del crimine della IX edizione del concorso letterario. Ha vinto Duilio Parietti con il racconto che qui pubblichiamo. Le illustrazioni sono di Andrea De Carli.

Il racconto vincitore


Adalberto Frattini aprì il vecchio zaino militare e, con religioso rispetto, vi posò la fida Zeiss su cui aveva montato un Macro Planar da 100 millimetri, l’obiettivo preferito quando aveva in programma di immortalare gli abitanti del parco.
Quella notte aveva piovuto, come non accadeva da quasi due mesi. Dalle sue parti si usava dire che: “ne era venuta giù un sacco e una sporta”, ma inaspettatamente, e a dispetto delle previsioni meteo, quel mattino splendeva un sole caldo e rassicurante.
Il cielo era terso e lucente grazie all’acqua delle ore precedenti che aveva lavato via lo smog, le polveri fini e tutte le porcherie che l’uomo continua a depositare nell’atmosfera come fosse una smisurata discarica. Erano le condizioni di luce migliore per un’uscita di caccia fotografica.
Adalberto, in pensione da un paio di anni, al contrario di alcuni suoi coetanei aveva trovato il modo per dare un senso alla sua “terza età”, e nel contempo disintossicarsi da numeri e conti che per una vita intera gli avevano contaminato il cervello. Un tempo consulente finanziario, ora amava definirsi un: “appagato e felice pensionato fotografo”.
A dire il vero quel mattino l’umore non era certo dei migliori. Nel cuore e nella testa percepiva ancora bene il retrogusto amaro della lite furibonda avuta con il figlio la sera prima. Il motivo scatenante era stato la sua intenzione di firmare un lascito a favore di Life Green, una ONG impegnata nella protezione della natura, che da anni sosteneva.
Rinaldo, che evidentemente si stava vedendo sfuggire da sotto gli occhi una fetta di eredità, non aveva mancato di mostrare tutto il suo disappunto, accusando il padre di «Pensare più agli altri che al proprio figlio», concetto che aveva poi rimarcato con acredine aggiungendo: «cosa che del resto hai sempre fatto!».
Adalberto, rimuginando sulla reazione di Rinaldo e sul suo egoismo, uscì di casa e si avviò verso il sentiero che collegava la sua abitazione al Parco dei tigli, uno dei polmoni verdi della città.
Era l’inizio di giugno e quegli alberi non ce la facevano ormai più a trattenere il profumo dei loro fiori, che iniziava a diffondersi nell’aria, permeandola del loro caratteristico aroma dolciastro. Per qualche istante un’ape gli ronzò stancamente attorno al volto, poi se ne andò, gonfia del prezioso nettare appena raccolto e che di certo la stava inebriando.
Adalberto amava quegli insetti anzi, provava una vera e propria venerazione per le api e la loro complessa e affascinate organizzazione sociale. Il pericolo, sempre più concreto, che un giorno quei laboriosi insetti potessero estinguersi a causa dell’uomo, gli procurava un profondo turbamento.
L’anno prima aveva chiesto all’anziano proprietario di casa il permesso di installare un paio di arnie nel suo piccolo giardino – con tutti quei tigli attorno chissà come si sarebbero trovate bene – ma il vecchio aveva rifiutato, dicendo che: «Quelle bestie sarebbero state pericolose per i bambini…». Che immensa sciocchezza!
L’uomo si guardò intorno: quel giorno le api sembravano pazze di gioia. Si spostavano di fiore in fiore in maniera convulsa, si riunivano a piccoli gruppi e disegnavano nell’aria curiosi voli che parevano danze pirotecniche, per poi tornare a suggere il nettare, quasi fossero attirate da una forza superiore.
Adalberto restò così, affascinato con il naso all’aria per lunghi minuti. Ne vide una coppia che su un ramo basso di tiglio succhiava beata dai fiori. Una era di fronte all’altra, sembravano alternarsi nell’estrazione del nettare, quasi si passassero un invisibile testimone: non appena una si interrompeva, forse per riprendere fiato, allora cominciava l’altra. Andarono avanti così per un paio di minuti, incuranti di quel “cannone” che le stava immortalando a raffica.
Nel mondo delle api la privacy non era certo un problema.
Quando gli insetti lasciarono i fiori l’uomo riprese a scorrazzare per il parco. A un tratto la sua attenzione venne attirata da un cespuglio di ortensie. A dire il vero quei grossi fiori non erano mai stati tra i suoi preferiti. Li trovava un po’ volgari, altezzosi e arroganti. Ad attirarlo però non furono quei grandi petali, ma una grossa foglia che, un po’ ripiegata su se stessa, aveva raccolto al suo interno della pioggia.
In quel laghetto lillipuziano si muoveva, stancamente, un tripulide: pareva un minuscolo Cristo sull’acqua.
L’uomo lesto si avvicinò brandendo la macchina fotografica.
Era tutto perfetto. Si posizionò con il sole alle spalle e mise a fuoco la foglia con l’ospite che pareva godersi quella inattesa giornata di sole.
Adalberto si preparò a scattare. Andò in apnea, trattenendo il fiato nel timore che lo zanzarone volasse via o le immagini potessero risultare mosse. Mise a fuoco, centrando l’obiettivo sul corpo dell’insetto e premette a fondo il tasto di scatto.
La Reflex fece partire una raffica di clic…
Il capitano Tosetti collegò la Zeiss al suo computer. Era colma di centinaia e centinaia di fotografie. Le fece scorrere velocemente ma, nonostante ciò, gli ci vollero svariati minuti per giungere a quelle scattate il giorno dell’omicidio.
Api, api, api… poi una grossa zanzara che pareva camminare sull’acqua. Il poliziotto era sul punto di rinunciare, del resto cosa si era aspettato? Forse che quel povero pensionato avesse fotografato il suo assassino?
Poi l’ultimo scatto: delineato e perfettamente definito, nell’acqua raccolta nell’incavo della foglia, il riflesso di un uomo. In mano brandiva un grosso bastone.
«Barudoni, andate a prendere Rinaldo Frattini, quello che ha denunciato l’omicidio del padre. È lui l’assassino!».


Duilio parietti la radio e i gialli

Nato nel 1958 a Luino, Duilio Parietti si è trasferito vent’anni fa in Ticino e vive nella Valle Onsernone. Lavora da sempre nel mondo della radio. Una passione che si somma a quella della scrittura. «Sono un lettore onnivoro, che varia generi e autori. Nell’ambito del giallo/thriller i miei autori preferiti sonoStephen King e Giorgio Faletti» racconta il vincitore di Cooperazione noir 2017, che ha anche pubblicato alcuni romanzi, tra cui “La notte dei soli”.
Di recente un suo racconto, “Omicidio in onda”, è stato inserito nell’antologia «Delitti di lago» vol.3.
Ma come è nato, a cosa si è ispirato per il racconto di Cooperazione? «Ho cercato di coniugare tre mie passioni, cioè la natura, la fotografia e, naturalmente, il giallo».

www.duilioparietti.com


10-13 maggio “Tutti i colori del giallo» ospita la francese Dominique Manotti, l’emergente Riccardo Gazzaniga e la “fuoriclasse” Elda Lanza. E in diretta streaming da Palermo Alessandro Robecchi. Con il sostegno di Coop cultura.

Quattro giorni e quattro maestri della scrittura poliziesca alla XIII edizione di “Tutti i colori del giallo” al Cinema Lux a Massagno. Con la collaudata e apprezzata formula: conferenza, aperitivo e film. Ad aprire la rassegna, il 10 maggio, Riccardo Gazzaniga, giallista emergente, di grande qualità letteraria. Genovese, 40 anni, funzionario di polizia, si è fatto apprezzare per A viso coperto (sugli scontri tra tifosi ultras e poliziotti di Genova) e Non devi dirlo a nessuno (due adolescenti alle prese con paura, innocenza e tradimento),  editi da Einaudi. Segue l’aperitivo genovese e il film Stand by me (1986), di Rob Reiner, soggetto di Stephen King.
Giovedì 11 maggio, dalla Francia Dominique Manotti, una noirista di classe che racconta e denuncia gli intrecci criminali tra politica e finanza. Con realismo e senza cinismo, come nell’ultimo romanzo in italiano Le mani su Parigi (Sellerio). Dopo l’aperitivo francese, verrà proiettato Frank Costello, faccia d’angelo (1967), con Alain Delon.
Un’altra signora del giallo, definita “Camilleri in gonnella”, è la novantenne milanese Elda Lanza, in cartellone venerdì 12 maggio. Ha esordito a 87 anni, nel 2012, con Niente lacrime per la signorina Olga (ed. Salani), lasciando sbigottiti lettori e critici. Segue l’aperitivo meneghino e il film, un classico, La finestra sul cortile, di Alfred Hitchcock.
La rassegna chiude sabato 13 con una “prima assoluta”: in diretta streaming dal Teatro Rouge et Noir di Palermo, Alessandro Robecchi, giallista di bestseller (l’ultimo è Torto marcio, ed. Sellerio) sarà intervistato da Santo Piazzese e Gian Mauro Costa. l rn

www.tuttiicoloridelgiallo.ch

Scopri di più sull'autore
Partecipa al concorso
Torna al menu «Tempo libero & cultura»