«Cooperazione Noir»: spedisci il tuo racconto e vinci la 9a edizione!

La 9ª edizione del concorso letterario ha per tema «Noir al parco». Daniele Dell’Agnola presenta un racconto inedito. Con le illustrazioni di Andrea De Carli.

Il regolamento per partecipare

Regolamento della 9ª edizione del concorso «Cooperazione noir» per racconti di genere giallo. Il tema è «Noir al parco».

Articolo 1 La partecipazione è gratuita e aperta a tutti i residenti in Svizzera, senza limiti di età e nazionalità.

Articolo 2
I concorrenti sono invitati a produrre un breve racconto noir inedito e in lingua italiana
sul tema: Noir al parco. Ogni elaborato deve avere una lunghezza massima di 6000 (seimila) battute, spazi inclusi. Ogni autore/autrice può partecipare con un solo racconto, da inviare a Cooperazione entro domenica 19 marzo 2017 via e-mail cooperazione@coop.ch Non possono concorrere saggi e graphic novel.

Articolo 3
Con la spedizione del racconto, l’autore/autrice accetta il regolamento, garantisce di essere unico/a titolare dei diritti del racconto e acconsente che sia pubblicato su Cooperazione online e/o cartaceo, a cui attribuisce l’esclusiva.

Articolo 4 La giuria è composta dallo scrittore Daniele Dell’Agnola, da Roger Annen, vincitore del concorso 2016, e da Gianluca Blefari, redattore di Cooperazione.

Articolo 5 Il premio comprende:

a) la pubblicazione del racconto su Cooperazione
b) 600 franchi in buoni Coop
c) premiazione ufficiale al festival Tutti i colori del giallo 2017 a Massagno.

a professoressa Rodoni trovò Sileno al parco delle farfalle, in mezzo alla terra, incastrato sotto la casetta di legno, pasticciato di fango, tra decine di farfalle che frullavano. Pareva l’anima, lì, a vibrare attorno al suo corpo.
La Rodoni s’era abbandonata in un sonno profondo nella sua auto parcheggiata davanti al parco, dopo aver seguito i suoi allievi a fari spenti: Nico l’aggressivo, Michele l’innamorato, la bella Linda, Sileno il selvaggio si trovavano spesso in quel posto a fumare, a porsi domande sul sesso, a osservare le crisalidi prima dello sfarfallamento attraverso il vetro della casupola dell’allevamento. Si erano dati un nome: «la banda delle farfalle». Quella sera sembravano essersi dileguati subito con un «Oh teh boh, ciao teh», così la Rodoni, donna sola e sbadata, seppur stanca, prima di crollare nei sogni s’era concentrata a riflettere sul disagio dei ragazzi e a ipotizzare chi potesse averle rubato il suo libro sui miti.
Era stato un furto o aveva perso il libro, distratta com’era? Era stato qualcuno di quella classe, in quell’aula dove qualche giorno prima aveva parlato di Persefone che sta nell’Ade in autunno e inverno, mentre riappare a rifiorire nella primavera, a vivere l’estate? S’era spinta fino al racconto di Apollo che insegue Dafne, innamorato, prima che lei si trasformi in alloro, aveva narrato di Ares, dio della guerra, eccetera. E loro, i ragazzi della banda delle farfalle, che si inseguono, si amano, sono aggressivi, maneschi, parevano attenti.
La professoressa Rodoni stava seduta nella sua Smart, quando aveva notato, alla luce lunare, un frullare insolito. Accesi i fari dell’auto, aveva inquadrato delle bellissime farfalle: componevano un disegno tra le ombre, sembrano vomitate dalla terra. Proprio allora si era accorta che una casetta di legno di fronte al parcheggio era sopraelevata e da lì veniva lo sciame. Era scesa dal veicolo con il cellulare tra le mani, aveva seguito il volo apparentemente sconclusionato dei lepidotteri, portandosi, sdraiata, ad osservare lo spazio che separava la terra umida dal pavimento della casetta: là sotto il corpo di Sileno si distingueva tra bruchi schiacciati, crisalidi moribonde, farfalle libere. La vetrata della casupola dell’allevamento spaccata, la luna sparita dal cielo, la professoressa Rodoni ansimante, i barlumi dell’ambulanza… Prima di rientrare, aveva dato un’ultima occhiata alla casetta di legno e aveva trovato il suo libro, ricoperto di scaglie, polvere blu di farfalle rare.
La mattina dopo, un venerdì, a scuola arrivò la polizia, mentre la professoressa già stava negli archivi della direzione a curiosare la cartella di Sileno, malato di cuore, in cura dal dottor Domiré. In quei documenti s’informava la scuola che il ragazzo sarebbe stato presto operato al cuore, che bisognava stare attenti agli sforzi. Intanto quelle cartelle segrete erano già online, sui portali d’informazione: l’adolescente aveva probabilmente avuto un colpo al cuore durante una bravata al parco, a spaccare la vetrata delle crisalidi. Mentre la polizia interrogava gli allievi, la Rodoni aprì il libro di mitologia: la parola Persefone era evidenziata con rami, figure particolari di foglie, miniature fresche.
Veniamo al tardo pomeriggio di quel venerdì: la Rodoni sta chiudendo la finestra dell’aula, quando sente Michele, Linda, Nico farfugliare. Lui sostiene che il cuore di Sileno è esplosivo, quindi magari lo hanno rubato i terroristi per far saltare in aria la scuola. Ridono. Linda interviene: «Sileno è bello e selvaggio» urla «voi siete solo dei ceffi, delle smorfie.» Sembra una matta. La Rodoni spalanca lo sguardo, spiando le braccia sulle quali Linda ha disegnato simboli verdi vicino ai polsi che presentano delle cicatrici. Nico le si avvicina, la afferra: «Ora facciamo un gioco. Tu scappi come una lepre e noi ti prendiamo. E poi ci devi un bacio». «Sulla bocca!» precisa Michele. Parte l’inseguimento. La luna è un sole bianco, Nico e Michele ridono poiché sono a pochi passi da Linda. Nico cerca di afferrarle la giacca, ma lei ha un guizzo, si eleva, allarga le braccia, lo evita e si getta per terra, sbattendo contro un melograno. E rotola e striscia sotto la casetta di legno.
«Hai visto? Sua maestà bellezza s’è infilata là sotto a fare il morto.»
«E se ci rimane mezza morta come Sileno?»
«Ha fatto tutto da sola. Andiamo.»
«Secondo me gli è esploso il cuore anche a lei.»


E s’allontanano con le mani nelle tasche, nel buio nero feroce. La luna sembra sparita dal cielo. La professoressa Rodoni s’è fermata dietro al melograno per osservare la scena con il fiatone.
«Linda. Esci da lì sotto,» fa sottovoce «ho sfogliato il mio libro sui miti. Nel passaggio dove Persefone ritorna nell’Ade in autunno, dopo il solito provvisorio passaggio primaverile e estivo, a far rifiorire la vita, il nome Persefone è evidenziato tutte le volte che appare nel testo con una catena di foglie d’alloro, simili a quelle che ti disegni sulle braccia. Sei stata tu a prendere questo libro, vero?».
La prof. alza la pila e illumina Linda, il volto bianco e sporco di terra, le mani che tremano.
«Cosa è successo?»
«Abbiamo spaccato la casupola, preso le crisalidi e aspettato, là sotto, che le farfalle uscissero. Ho cercato di convincerlo a seguirmi, a morire con me. Volevo provare con lui l’estremo, arrivare al confine.»
«Linda, tu lo sai che non stai bene?»
Ma lei continua, fuori di sé. «Volevo provare ad essere Persefone e fare un viaggio nell’aldilà. Solo che Sileno ad un certo punto ha rifiutato, perché le farfalle nell’Ade non volano, mi ha detto. Ha iniziato a raccontarmi della vita, di quanto ne vale la pena. Allora mi sono arrabbiata, gli ho preso la testa e gliel’ho schiacciata là sotto.»
«Gliel’hai schiacciata?»
«Ha perso conoscenza, allora sono scappata.»
«Linda, tu lo sai che ho appena chiamato la polizia?»
«Sono Persefone, non Linda» sussurra alterata.
La professoressa Rodoni si sente come una pietra nell’oscurità. Un frullare inafferrabile di farfalle in un’evoluzione aerea apparentemente caotica, poi i fari delle auto, le chiassose sirene e il tremore della bella Linda.

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