Alla quindicenne Doris piace anche lavorare con macchinari grossi.

Contadini bio... si diventa

LA FORMAZIONE — L’agricoltura biologica è un investimento per il futuro: quando scuola, mercato e ricerca vanno a braccetto. La testimonianza esclusiva di una «giovane leva»…

Quando le teste sono basse e le corna puntate, la cosa si fa seria. Ma ciò non sembra far paura alla quindicenne Doris. Il suo sogno nel cassetto è sempre lo stesso: una mandria di mucche con corna in una stabulazione libera. Ed è da quando ha tre anni che dice che da grande farà l’agricoltore.
Oggi, Doris Martinali, piccola e minuta, determinata e forte, si trova al secondo anno di apprendistato in agricoltura biologica. Perché questa scelta? «Sono cresciuta a Largario, in val di Blenio, in un’azienda agricola di montagna. Mi occorre questa formazione perché voglio portare avanti l’azienda dei miei genitori in modo bio. Questo approccio rispecchia le mie idee sulla biodiversità: non mi piacciono i trattamenti, di inquinamento ce n’è già abbastanza. A scuola imparo a coltivare belle piante senza chimica. Occorre però anche dire che il passo da come i miei già fanno agricoltura alle richieste poste da Bio Suisse è breve».

La fiducia del papà
Per la specializzazione nel bio e perché in un primo luogo Doris pensava di seguire l’apprendistato e, parallelamente, la maturità professionale, ha scelto di andare oltre Gottardo, al centro di competenze nell’ambito d’agricoltura e di generi alimentari, lo Strickhof (ZH). Se da un lato è facilitata dalla lingua – sua mamma è svizzero tedesca –, dall’altro non è evidente che una ragazza lasci casa così giovane. «Eppure non ho malinconia. Chiaro che mi mancano in genitori, mia sorella, i miei amici e le montagne e a casa rientro sempre volentieri. Ma io ho un obiettivo e se per raggiungerlo devo fare sacrifici, li faccio». E poi prosegue: «Da quando sono apprendista, mio papà mi lascia fare i lavori da sola. Sono fiera che mi dia questa fiducia».

Datori di lavoro attenti
Nei tre anni di formazione lavora in tre fattorie diverse e uno o due giorni a settimana va a scuola. Per il primo e il terzo anno ha scelto di lavorare in un’azienda bio, per il secondo ha approfittato di vedere anche altro: l’azienda «Im Trügli» di Marianne e Hans Räss a Benken, nella parte Nord del canton Zurigo. Una stalla robotizzata con 65 lattifere condotta assieme a due altri agricoltori del paese, 350 maiali d’ingrasso allevati secondo le direttive di Coop Naturafarm, 100 ovaiole felici, barbabietole da zucchero, patate e, in un prossimo futuro, piantagioni di aronia e goji e altre bacche dal profilo nutrizionale particolarmente impressionante. «Ero e sono attirata da quest’azienda perché si danno da fare: ogni generazione ha apportato delle novità e poi fanno delle attività che a casa non potrò fare. Come datori di lavoro sono attenti che io e l’altro apprendista stiamo bene e che apprendiamo bene» racconta Doris. 

Sui banchi di scuola
Martedì prossimo Doris ritornerà sui banchi di scuola, per un giorno di lezioni a settimana. «Mi piacciono soprattutto le ore di zootecnia e di meccanica, perché sono interessanti per la mia azienda. Ma anche tutto il resto, perché per gestire un’azienda c’entra quello che hai in testa, non i muscoli». E sale su un John Deere che già solo la ruota anteriore è grande come lei. Anche il suo collega di classe, Dustin Grünig di Bichelsee nel canton Turgovia, è cresciuto in una piccola fattoria.  «In queste condizioni il futuro è incerto. Ma ho scelto di seguire i corsi di agricoltura biologica perché penso che mi lasci aperte più vie. Anche i segnali dati dalla politica agricola vanno nella direzione del bio» conclude il 17enne.

Leggermente diversa è la situazione di Moritz Zschunke, anche lui al 2° anno di apprendistato in agricoltura biologica. «I miei lavorano in modo biodinamico (suo padre Amadeus è fondatore di Sativa, sementi biodinamici di Rheinau nel canton Argovia, n.d.r.), ma io tendo al biologico perché mi convince di più. Solo che non ho ancora un’azienda… sono in cerca, lo scriva pure!» sorride il 21enne. Il 27enne svizzero francese Marc Gün-tert, invece, si sta specializzando in viticoltura biologica alla scuola d’ingegneria di Changins nel canton Vaud, dopo aver ottenuto l’attestato federale di capacità in agricoltura. «Il biologico esige sempre più competenze. Per questo motivo proseguo la mia formazione. Con più si conosce, più facile è trovare delle soluzione e l’alternativa alla chimica» conclude Güntert.

Bio in Svizzera — Situazione nel 2013

Fonte: Bio Suisse.



Illustrazione: muff-illustration.ch

Gli attori nella ricerca agricola bio in Svizzera

Fibl — Istituto svizzero di ricerche dell’agricoltura biologica
Ha sede a Frick (AG), è il centro di competenza leader in materia di ricerca e di consulenza in agricoltura biologica. L’accento è posto non solo sulla ricerca applicata bensì anche sul trasferimento delle conoscenze alla pratica attraverso la consulenza e la divulgazione.
www.fibl.ch

Agroscope — Ricerca agronomica e alimentare della Confederazione
Ha varie sedi in tutta la Svizzera, si adopera per creare alimenti sicuri e ricchi di sapore, per preservare un ambiente sano e per sostenere un’agricoltura innovativa e competitiva. La ricerca nel settore agricolo, alimentare e ambientale è un investimento per il futuro.
www.agroscope.ch

La Gemma — Il marchio di qualità di Bio Suisse
In Svizzera all’incirca 5.800 aziende (dati 2013) lavorano in base alle rigorose direttive di Bio Suisse. Anche le aziende estere possono richiedere l’etichetta; pure per loro si applicano gli stessi requisiti. Centri di controllo indipendenti verificano ogni anno il rispetto delle disposizioni, che vanno ben oltre i requisiti previsti dalla legge sui prodotti bio.
www.bio-suisse.ch
www.naturaplan.ch

Un prodotto bio su due, venduto in Svizzera, passa dagli scaffali di Coop.

Il 2013 è stato un anno record per il biologico. Il fatturato bio in Svizzera, secondo Bio Suisse, è aumentato di ben il 12,1%, superando per la prima volta i due miliardi di franchi. La metà di questo incremento è stato registrato da Coop: l’azienda operante nel commercio al dettaglio ha raggiunto per la prima volta una soglia magica di oltre un miliardo di franchi: un prodotto bio su due, venduto sul territorio nazionale, proviene infatti dai banchi di vendita Coop (quota di mercato nel 2013: 48,8%).
Coop punta sistematicamente sulla Gemma – il marchio di Bio Suisse – e in tal modo si coontraddistingue da altri distributori al dettaglio che offrono prodotti bio conformi solo all’Ordinanza bio europea o a quella svizzera. Le direttive previste dalla Gemma Bio Suisse sono molto più rigorose.
Un’azienda agricola contrassegnata dalla Gemma deve essere gestita biologicamente dalla A alla Z, non solo in parte. Attualmente l’assortimento bio Naturaplan conta oltre 1.700 prodotti. Naturaplan è perciò la maggiore marca bio nella distribuzione al dettaglio svizzera. E anche la più innovativa: l’offerta si arricchisce ogni anno di 70—100 novità.
(René Schulte)

1. Quanti anni dura la formazione per ottenere l’attestato federale di capacità in agricoltura biologica?
B. Due anni
G. Tre anni
P. Quattro anni

2. Nel combattere le malattie sulle piante, quale tipo di sostanze sono vietate nell’agricoltura biologica?
A. Estratti vegetali
I. Liquidi a base di lumache
E. Fungicidi, insetticidi ed erbicidi chimici di sintesi

3. A quanto ammonta la cifra d’affari dei prodotti bio in Svizzera?
M. Circa 2 miliardi di franchi
B. Circa 2 milioni di franchi
O. 1,4 miliardi di franchi

4. Come si chiama il marchio registrato della Bio Suisse, l’associazione svizzera delle organizzazioni per l’agricoltura biologica?
M. Gemma
C. Bocciolo

5. Cosa è il Fibl?
E. Società che sostiene la ricerca sugli uccelli in Svizzera
A. L’Istituto svizzero di ricerche dell’agricoltura biologica
O. Un attrezzo per estirpare le erbacce











Soluzione: GEMMA — Ci siete arrivati senza sbirciare?? ;)

Testo: Natalia Ferroni
Foto: Heiner H. Schmitt

Pubblicazione:
lunedì 15.09.2014, ore 00:00