Corippo, Valle Verzasca, Switzerland, 2017 © www.fotopedrazzini.ch - Spherical Image - RICOH THETA

Corippo, nel cuore del villaggio verzaschese

Il "sagroo" La piazzetta senza nome ufficiale narra del più piccolo dei comuni svizzeri, ridotto a quattordici abitanti, zoccolo duro di una stirpe autoctona. Voci da un nucleo alle prese con un ambiziosio progetto turistico e prossimo a un’aggregazione. — GIORGIA VON NIEDERHÄUSERN

Ogni mattina Eros Mella, panettiere di Brione, giunge puntuale verso le 8:15 a Corippo, l’ultima tappa del suo quotidiano giro in valle. Parcheggia il suo furgoncino nella piazzetta del paese ed entra dalla vecchia porta in legno del campanile della chiesa di Santa Maria del Carmine per segnalare il suo arrivo. «Prima dell’introduzione delle campane elettroniche, quando bisognava ancora tirare le corde, era più divertente suonarle. Era un piccolo spettacolo per turisti grandi e piccini», confessa ridendo. Sono vent’anni che fornisce il villaggio abbarbicato su un pendio della Val Verzasca. Il più piccolo della Svizzera, con quattordici abitanti. Undici di cui pensionati.

Una terrazza sulla valle
Gabriella Scettrini, 82enne, sacrestana e mamma del sindaco, Claudio Scettrini, è una delle sue habitué. «Il signor Mella è un santo, sa? Viene fino a Corippo per vendere qualche pagnotta a noi, pochi clienti», dice. A passo lento, ma costante, sostenuta dal suo bastone, l’anziana signora affronta le stradine del nucleo. Tanto ripide che secondo una leggenda i corippesi attaccavano un sacchetto alla coda delle galline per impedire alle uova di rotolare a valle.

Corippo, Valle Verzasca, Switzerland, 2017 © www.fotopedrazzini.ch - Spherical Image - RICOH THETA


Il “segroo”, il sagrato: così gli autoctoni chiamano la piazza senza nome ufficiale del villaggio. Una terrazza sulla valle, il cuore del nucleo dove termina la strada carrabile e che ospita, oltre al campanile e alla chiesa, l’ex sala comunale (oggi nell’ex scuola, dietro alla chiesa), un’antica fontana, l’Osteria Corippo e due rustici. Affacciandosi sul pendio sottostante, da cui parte il sentiero che conduce a Mergoscia, Gabriella Scettrini indica alcune case dai tipici tetti in sasso: «Ora sono residenze secondarie, ma un tempo lì si essicavano le castagne». Per chi arriva da una realtà urbana, Corippo sembra un luogo fuori o senza tempo. Ma per l’anziana signora, che vi abita dal 1962, la vita in paese è cambiata. E parecchio.

Che il progetto dell’albergo diffuso vada in porto o no, Claire Amstutz prevede di mantenere l’Osteria Corippo.


Corippese di origine, da Quartino si è spostata in valle per amore: «Con mio marito, che abitava qui, fu un colpo di fulmine», ricorda. Allora il graduale spopolamento di Corippo (che nel 1850 arrivò a 315 abitanti e un secolo più tardi ne contava solo 70) era già in fase avanzata. Un fenomeno dovuto all’emigrazione in America e in Australia, ma anche più vicino: «Molti, come i miei avi, si spostarono sul Piano di Magadino. Negli anni ‘60 tornare in montagna significava regredire, fare un passo in dietro. Io l’ho fatto e lo rifarei», afferma con orgoglio l’82enne. Che d’altronde vive in un luogo considerato una perla nazionale, che nel 1975, anno europeo del patrimonio architettonico, fu riconosciuta da Cantone e Confederazione insediamento storico degno di valorizzazione. Riconoscimento che portò alla nascita della Fondazione Corippo 1975, che assunse il compito di conservare e ravvivare il piccolo villaggio.
Un obiettivo tornato recentemente alla ribalta con il progetto di un albergo diffuso, che trasformerebbe il nucleo in un hotel “a cielo aperto”. Una prima ticinese in cui i vicoli del nucleo diverrebbero i corridoi per accedere a una decina di camere, adibite in vecchie abitazioni frammiste a quelle dei residenti e alle case di vacanza, e dove l’osteria fungerebbe da reception e sala da pranzo.

Gabriella Scettrini nella chiesa della Madonna del Carmelo


«Sa, è da quarant’anni che vogliono rinvigorire Corippo. Sarebbe bello se il progetto andasse in porto», commenta Gabriella Scettrini. «Dopo le buone premesse degli anni ‘70 c’è stato un periodo di ristrettezze economiche e di stanca. Capisco che tra i residenti viga scetticismo. Ora vogliamo portare risultati concreti», assicura l’architetto Fabio Giacomazzi, presidente della Fondazione dal 2007. «La prima tappa del progetto – spiega – prevede sia la valorizzazione del paesaggio sia il riattamento degli edifici in cui si insidierà l’albergo. Dei 3,2 milioni di franchi necessari  grazie a sussidi e contributi sono stati coperti circa 1,9 milioni. Una volta raccolti i restanti 1,3 milioni si partirà con i lavori per ottenere un primo lotto di camere entro la primavera del 2018».

Presto una piazza rinnovata?
La piazza, che servirà da lobby, potrà cambiare aspetto: «In primo luogo con l’Osteria Corippo, che verrà risistemata recuperando la struttura originaria e mettendo in rilievo la terrazza con vista sulla valle. Inoltre, sarà allestito un info-point con indicazioni storico-culturali e geografiche del villaggio. Una volta che l’albergo sarà funzionante occorrerà poi riqualificare la pavimentazione e l’arredo della piazza», conclude Giacomazzi.  
Da marzo, alla gerenza del ristorante del nucleo c’è Claire Amstutz, che accoglie turisti ed escursionisti con piatti ticinesi come minestrone, brasato, formaggi regionali e salame nostrano, ma anche specialità più conosciute dai visitatori d’oltre Gottardo (che qui, come nel resto della valle, non scarseggiano), come “pasta con patate e cipolle” (traduzione dell’originale, meno italianeggiante, “Älplermagronen”). «Appena ho saputo dell’albergo mi sono candidata», dice l’allegra lucernese, verzaschese d’adozione. «Ora qui ci ho lasciato il cuore».

Un villaggio, una famiglia
Nel suo locale facciamo la conoscenza di Clarina Scettrini. Occhi vispi e grembiule a fiorellini, la fierra bisnonna racconta di come una volta in paese ci fossero tanti bambini, di come lei stessa un tempo passasse le ricreazioni a giocare in piazza, «che oggi si ravviva solo a Carnevale e per la Festa della Madonna del Carmelo, a luglio. Allora ci sono musica e risotto».


L’ultraottantenne è municipale, zia del sindaco ed erede di una delle poche (in pratica l’unica) stirpi di corippesi rimaste nel villaggio. «Su 14 abitanti siamo una decina a portare lo stesso cognome». Anche il Municipio, eletto tacitamente (il numero di candidati era pari ai seggi da assegnare), è composto da tre Scettrini. Accanto al sindaco, suo nipote, vi è anche Pia, sua cognata e vicesindaca. Clarina spera nella concretizzazione dell’aggregazione con altri sei comuni della valle, il cui Rapporto definitivo è stato firmato a inizio mese e che dovrebbe portare alla nascita, nel 2018, del nuovo comune della Verzasca. «La politica? A fusione fatta la lascio», dichiara.
Prima di congedarci dal paesino volgiamo ancora uno sguardo alle stradine che dalla piazza salgono verso il resto del nucleo.

Gabriella Scettrini racconta di come, ogni tanto, tra quelle viuzze sente qualche turista anglofono pronunciare parole in dialetto. Espressioni dimenticate della Verzasca di un tempo. «Sono i discendenti dei corippesi emigrati alla ricerca delle proprie radici. Ascoltandoli mi emoziono. Sono pezzi di un passato che non c’è più». Ma non ancora perso.  

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