«Questo sport è come la vita, pieno di inconvenienti»

Corsa a ostacoli: nonostante un improvviso e sorprendente successo, Mattia Tajana non si è montato la testa. Ecco quali sono i suoi segreti. - di PATRICK MANCINI          

Prendere la vita giorno per giorno, con i piedi sempre ben saldi per terra. È il motto di Mattia Tajana, 19enne di Lumino, talento dei «400 metri ostacoli», balzato agli onori delle cronache nel 2015 per avere agguantato una sorprendente qualifica agli Europei under 20. E per avere raggiunto in seguito, in Svezia, un’altrettanto incredibile semifinale. «Ma io da allora non mi sono mai montato la testa. Quello che arriva, arriva».
Tesserato per il Gruppo Atletica Bellinzona, Mattia rientra nei quadri delle nazionali giovanili di atletica. «Da bambino ho provato un po’ tutte le discipline dell’atletica. A un certo punto, grazie al mio allenatore, mi sono scoperto bravo nella corsa a ostacoli. È uno sport che metaforicamente si avvicina al senso della vita. Perché la nostra quotidianità è piena di inconvenienti».
Mattia è reduce dal servizio militare, tra i sanitari di Airolo. A settembre invece inizierà a studiare scienze dello sport all’Università di Losanna. «Questa è una stagione sportiva particolare  per me. Sono appena entrato nella categoria under 23, è una nuova sfida. L’appuntamento chiave per me è a metà luglio, ai campionati svizzeri assoluti di Basilea, vorrei migliorare il quinto posto dello scorso anno». Il giovane di Lumino è un ragazzo semplice. Schietto e umile. «Il mio sogno? Preferisco non fare programmi, mi lascio sorprendere. È il mio segreto».

Una macchina troppo perfetta

Come fare per superare l’insuperabile? Basta chiedere a Novak Djokovic che ha trovato la ricetta per andare oltre l’immaginabile. Lasciati alle spalle gli anni delle turbolenze giovanili. Risolti i problemi psicofisici fatti di malesseri misteriosi. Cancellato il negativo del passato, Djokovic ha deciso di essere perfetto e da lì è iniziata la sua era. Mentre il resto della concorrenza, tra acciacchi e cose di ordinaria umanità, è avvolto dalle imperfezioni, lui non sbaglia nulla. Un macchina troppo macchina per non farmi arricciare il naso. La storia dello sport insegna che i campioni vincono spesso, ma quando diventano imbattibili lungo l’arco di un periodo esagerato, significa che utilizzano frecce al limite della legalità. Come la camera ipobarica che ricrea artificialmente le stesse condizioni dell’alta quota, dove il corpo si impone di produrre globuli rossi in abbondanza. Quelli che contribuiscono a un maggior trasporto di ossigeno ai muscoli. Che agevolano il recupero e permettono di mantenere costantemente alto il livello di forma. Gingillo vietato in alcuni rari paesi. Ma non in Svizzera e non dove abita il robot. Che tempo fa ne aveva confermato l’uso, prima di fare parziale retromarcia. Quella che in campo non si vede mai. 

 

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La rubrica "Il quadro" di Cooperazione

Testo: Patrick Mancini

Foto: Massimo Pedrazzini

Pubblicazione:
lunedì 13.06.2016, ore 00:00


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