Dai vigneti del Sudafrica provengono ottimi vini. (Foto: Alamy)

Così il Sudafrica si è
innamorato del vino 

Con l’apartheid i vini sudafricani hanno dovuto vincere le reticenze prima di essere accettati.

Con l’insediamento in Sudafrica nel ʼ600 degli olandesi arriva anche la vite, molto prima che in California o in Australia. Con la fine dell’apartheid, oltre alla vita, per la popolazione in Sudafrica è cambiato anche il panorama vinicolo. La fine dell’isolamento internazionale ha portato alla nascita di aziende private a scapito delle cooperative e una generazione di nuovi produttori ha iniziato a confrontarsi con il resto del mondo. È intorno a Città del Capo che si estendono i più importanti vigneti sudafricani. La conformazione geologica della regione è tra le più antiche al mondo e ha la caratteristica di limitare il vigore vegetativo delle vigne in modo spontaneo. Tre le zone più prestigiose: Costantia, la più antica, a Nord di Città del Capo; Stellenbosch, a Sud-est, la più conosciuta e la più rinomata per i vini rossi; verso l’entroterra Paarl, dove oltre ai vini rossi e bianchi si producono spumanti e fortificati, anche se le viti coltivate sono quasi esclusivamente di origine francese. Cabernet Sauvignon, Merlot, Cinsault e Shiraz sono i vitigni rossi più coltivati, mentre tra i bianchi troviamo Chardonnay, Chenin Blanc, Sauvignon Blanc e Semillion. Il vitigno più interessante resta l’autoctono Pinotage, ottenuto dall’incrocio tra il Pinot e il Cinsault.


 

Dal continente africano


Con un’insospettabile tradizione storica di circa 350 anni, il Sudafrica è oggi il settimo produttore di vino al mondo. Dal 1791, la famosa cantina Nederburg, incastonata ai piedi delle montagne Drakenstein a Paarl con il suo storico maniero in perfetto stile olandese, è diventata l’emblema di vini armonici ed equilibrati. Sotto la guida del mastro cantiniere Razvan Macici nasce il Cabernet Sauvignon Manor House, dal color rosso rubino carico con intensi profumi di more, ribes e cassis, uniti a note di cioccolato e legno tostato. Strutturato con morbidi tannini, esalta un agnello aromatizzato al rosmarino o della selvaggina.






La composizione del terreno influisce sulla qualità delle uve e quindi sulle caratteristiche finali del vino. Le zone destinate alla viticoltura contengono prevalentemente calcare, argille, marne (misto di argilla e calcare) e scisti. I terreni argillosi sono idonei alla coltivazione di uve a bacca rossa e danno vini strutturati e longevi. Dai suoli ricchi di calcare e sabbia si ottengono vini equilibrati, dai profumi fini. Il Ticino presenta terreni sabbiosi e permeabili nel Sopraceneri e più ricchi in argilla nel Sottoceneri.

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