Così lo spreco non è dannoso

Coltivazione di peperoni: per riscaldare la serra di Hinwil serve energia. La si ottiene da un termovalorizzatore, che genera calore residuo di cui bisogna disfarsi. — THOMAS COMPAGNO

Thomas Beerstecher, orticoltore 51enne di Hinwil (ZH) gestisce una serra di peperoni, pomodori e cetrioli nella quale, anziché fare di tutto per risparmiare energia, si fa esattamente l’opposto: se ne consuma il più possibile! Sembra un paradosso, ma è la realtà: l’energia utilizzata per riscaldare la serra proviene da Kezo, il termovalorizzatore dell’Oberland zurighese situato poco lontano dalla serra. Il calore residuo generato dall’inceneritore è energia della quale occorre disfarsi. Al termine del processo di incenerimento dei rifiuti e di produzione di corrente, grazie al vuoto che si viene a creare, all’interno di Kezo resta del vapore acqueo a una temperatura di 45 gradi centigradi che non serve a nessuno. Per permettere al sistema di funzionare, il vapore deve essere prima raffreddato. Fino a poco tempo fa Kezo disperdeva questa energia nell’ambiente con dei ventilatori. Dal 2015 a provvedere al suo raffreddamento è la serra di Beerstecher. Più energia la serra consuma, minore è quella che Kezo deve disperdere. «Abbiamo stipulato un contratto energetico a canone fisso per 25 anni, indipendentemente dai consumi», spiega Beerstecher. Ecco perché l’orticoltore non ha alcun motivo di risparmiare energia.

Lo studio del Politecnico
«Questa disponibilità di energia ci permette di riscaldare le piante dal basso e di far defluire l’umidità dall’alto, creando così un clima ideale per la loro salute», spiega Beerstecher. Tanto è vero che i  pomodori che crescono su un substrato di fibra di cocco non hanno bisogno di alcun trattamento fitosanitario. «Non ci mettiamo niente, zero, nada!», dice orgoglioso. I suoi peperoni sono venduti da Coop come prodotti CO2 neutrali. Questa è già la seconda serra che funziona grazie a Kezo ed è anche uno dei progetti più ambiziosi in materia di orticoltura CO2 neutrale. «Da tempo cerchiamo di sensibilizzare i nostri fornitori verso una produzione a risparmio energetico e fonti di riscaldamento alternative», spiega Bruno Cabernard del Reparto sostenibilità Coop. Coop sa però anche che certi cambiamenti richiedono tempo. «Sono investimenti nell’ordine di 30-40 anni». Il ritorno però è innegabile. La serra di Beerstecher ad Hinwil ha una superficie produttiva di 35.000 metri quadrati. Se la dovesse riscaldare utilizzando energie fossili gli servirebbero ogni anno 1,5 milioni di litri d’olio combustibile. L’impatto dei suoi peperoni e pomodori sull’ambiente sarebbe di gran lunga più elevato. A tali conclusioni è giunto uno studio condotto dal Politecnico di Zurigo (ETH) che, su incarico del WWF, ha esaminato le ripercussioni ambientali della coltivazione di alcune varietà di frutta e verdura. È emerso che gli ortaggi prodotti in una serra riscaldata a combustibile fossile hanno un impatto ambientale durante la stagione fredda circa 30 volte maggiore rispetto a una a CO2 neutrale come quella di Beerstecher. «Per i peperoni la stima è nello stesso ordine di grandezza», conclude Claudio Beretta, responsabile dello studio.

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