Con prevenzione e piccoli accorgimenti, tutti respirano aria pulita in casa. Foto: Alamy, Mad

Così si contrasta il radon

Il gas nobile proveniente dal suolo è fra i più pericolosi per la nostra salute. — ISABELLA PANIZZA CAMPONOVO

Trascorriamo molto del nostro tempo in ambienti chiusi. La qualità dell’aria che vi respiriamo è essenziale per la nostra salute. Il radon è uno degli inquinanti indoor che desta maggiore preoccupazione. Riconosciuto fra le sostanze cancerogene per l’uomo dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), è fra le più pericolose. Secondo l’Ufficio federale della sanita pubblica (UFSP), in Svizzera è causa di 200-300 casi all’anno di tumore ai polmoni, la seconda dopo il fumo.
Il radon è un gas nobile radioattivo che si forma nella sequenza di disintegrazione dell’uranio, presente ovunque nel suolo. Per la sua particolare volatilità, si infiltra e si concentra nelle costruzioni tramite parti non stagne degli edifici contro terra, favorito dalla lieve differenza di pressione fra interno ed esterno. «Le particelle entrano nel nostro organismo attraverso le vie respiratorie, dove il loro decadimento radioattivo interagisce con il tessuto polmonare e, se inalate per decenni, possono dare origine a un processo cancerogeno», spiega Claudio Valsangiacomo, collaboratore del Centro competenza radon della SUPSI e delegato radon UFSP per la Svizzera italiana.
Dal 1994 i costruttori sono tenuti a seguire le indicazioni fornite dalle norme SIA (Società ingegneri e architetti), che obbliga al rispetto dell’Ordinanza federale sulla radioprotezione (ORaP), in cui sono fissati i limiti circa le concentrazioni ammesse nelle abitazioni (limiti che saranno aggiornati dalla revisione dell’Ordinanza a partire da gennaio 2018).

Le soluzioni
«La carta radon della Svizzera fornisce le informazioni sulle zone a rischio, ma case vicine e costruite in maniera analoga possono presentare diverse concertazioni per la diversa composizione geologica del terreno», informa Valsangiacomo. La misurazione passiva è semplice, attendibile ed economica: «Per una casa unifamiliare bastano 160 franchi per una diagnosi, condotta  per almeno tre mesi in periodo invernale, in minimo due locali separati, a contatto con il terreno e caratterizzati da un periodo di permanenza lungo», conclude Claudio Valsangiacomo. E la prevenzione nella realizzazione di nuovi edifici è doverosa. «È bene realizzare una platea di fondazione stagna contro il terreno e curare i dettagli del passaggio delle tubazioni attraverso la stessa», spiega l’architetto e consulente UFSP Roberto Wullschleger. «Per ristrutturazioni in presenza di radon – aggiunge – può bastare la ventilazione del locale contro terra, dove sono stati individuati i punti deboli d’infiltrazione. In casi più complessi, può invece rivelarsi necessaria la realizzazione di un pozzo radon o la ventilazione forzata. Con una corretta individuazione delle vie d’infiltrazione del gas dal terreno, si può abbattere la concentrazione di radon senza investimenti eccessivi». Per la misurazione della propria casa con dosimetri passivi ci si può rivolgere al Centro competenze Radon della SUPSI oppure a un altro servizio di misurazione riconosciuto dall’UFSP. Per maggiori informazioni: www.ch-radon.ch

Misurazioni di radon: costi indicativi per una casa unifamiliare standard

Misurazione passiva per determinare la concentrazione media di radon. Posa dei rilevatori per almeno 90 giorni nel periodo di riscaldamento.

160 - 240 Fr.

Misurazione attiva per diagnosticare la dinamica di infiltrazione del radon in una casa contaminata e proporre misure di risanamento. Posa dei rilevatori per 7-10 giorni

1'000 – 2'000 Fr.

Progettazione e messa in opera di misure architettoniche preventive in un edificio nuovo.

2'000 – 4'000 Fr.

Progettazione e messa in opera di misure di risanamento di un edificio esistente.

4'000 – 10'000 Fr.

 

Ferdinando Paone, odontotecnico e accompagnatore nella meditazione

È merito di una mia cara amica se oggi posso condividere con tante persone meravigliosi momenti di ricerca interiore. Era l’inizio degli anni 2000, quando per la prima volta mi sono seduto comodo, ho chiuso gli occhi e ho iniziato ad ascoltare il mio respiro, con l’obiettivo primario di placare la mente, per poter dare la possibilità al mio cervello di elaborare le informazioni senza il condizionamento delle emozioni, soprattutto quelle che tormentano, come l’ira, la gelosia o la smania. Secondo i maestri di yoga, il respiro è un ponte tra corpo e mente; quando sentiamo il bisogno di quietare il fisico o la testa, è sufficiente rivolgere l’attenzione alla nostra respirazione. Respirare è il gesto più naturale che tutti noi compiamo durante la giornata, aumenta la quantità di ossigeno che arriva alle cellule del corpo e del cervello e può portare un incremento del benessere psicofisico, eliminando molta della tensione che accumuliamo. È nella sua qualità però che sta la differenza. Le diverse tecniche di respirazione sono utili per ricaricarci di energia, per ritrovare la concentrazione, per rilassarsi e per eliminare lo stress. Proprio come fanno le partorienti e gli atleti di apnea, che controllano la resistenza con la respirazione, oppure i cantanti che allenano il diaframma per tenere note più lunghe.


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