Così si trionfa al colloquio di lavoro

Per aggiudicarci un impiego dobbiamo saperci “vendere”. I suggerimenti di quattro esperte nella ricerca di personale. – di ANDREAS EUGSTER e GIORGIA VON NIEDERHAUSERN

«Il posto è suo». Parole che danno soddisfazione, soprattutto quando per sentirsele dire si sono dovute superare importanti selezioni. Coop l’anno scorso ha ricevuto oltre centomila candidature. «Nel 2016 abbiamo assunto circa 5.000 persone», afferma Nadine Gembler, responsabile nazionale di Coop per il personale e la formazione. In altre parole, è stata impiegata una persona su venti che si sono proposte. Non per tutti i settori la concorrenza da superare è tanta. Come spiega Gembler, da un lato ci sono alcuni mestieri, ad esempio nel settore informatico, in cui ci sono più posti di lavoro che candidati. Dall’altro, esistono settori, come quello commerciale, in cui la situazione è inversa. È proprio in questi casi che, cercando lavoro, bisogna sapersi distinguere. Proporsi per una posizione significa di fatto farsi pubblicità e “vendersi” al meglio. Ma questo richiede un’attitudine che non tutti hanno, costringe a mettersi in discussione e a fare i conti con la nostra autostima.

Curriculum e lettera di motivazione

Basta digitare “come trovare lavoro” su Google per vedere apparire oltre 5 milioni di risultati. Sono molti i siti che offrono dritte per redigere il curriculum vitae perfetto. Ma come distinguere i buoni consigli dal resto?
Nadine Gembler, responsabile del personale di Coop (azienda che conta circa 43.000 collaboratori), nel corso della sua carriera ha dovuto leggere molte candidature poco curate. L’errore più comune? «Spesso si investe troppo poco tempo nella lettera di presentazione», spiega. Molte volte è determinante per far decidere se invitare o meno l’aspirante impiegato al colloquio: «Se nel curriculum due candidati hanno le stesse qualifiche, allora andiamo a leggere la lettera». Se in questa il mittente non spiega perché ritiene di essere la persona giusta per la posizione per la quale si candida, le chance di un invito a presentarsi personalmente sono minime: «Nella lettera, il candidato deve spiegare anche perché è interessato a lavorare per noi». Prima di mandare il CV, quindi, è doveroso raccogliere informazioni sull’azienda alla quale ci si vuole proporre. E se il dossier è invece destinato a un’agenzia di collocamento? «Bisogna sempre mettersi nei panni di chi lo riceverà», risponde Emanuela Capra, direttrice dell’agenzia di ricerca e gestione di risorse umane Luisoni Consulenze, di Lugano. «Ad esempio, è inutile inserire troppi tecnicismi e parole straniere che non verranno capite dall’impiegato che seleziona i CV. Se invece si invia la propria domanda al proprietario di una piccola ditta specializzata, allora termini che dimostrano competenza nel proprio settore saranno apprezzati». Vietato quindi il semplice “copia e incolla” quando si redigono lettera e CV. Benché si stia diffondendo la moda del video curriculum, in Ticino, segnala Emanuela Capra, la maggior parte delle candidature sono ancora inoltrate per posta elettronica. «In tal caso la lettera di accompagnamento può essere l’e-mail stessa», dice l’esperta, che conclude: «Assicuratevi di non essere prolissi. La sintesi è apprezzata. Un testo che riesce a spiegare le motivazioni di un candidato in sole cinque righe ha maggiori chance di successo di una lunga lettera».


Primo passo: redigere un CV vincente. Capacità di sintesi, accuratezza, e una foto che esprima sobrietà sono elementi chiave per un CV riuscito.

Al colloquio

Una volta superato il primo ostacolo ed entrati nella piccola cerchia degli invitati a colloquio, bisogna continuare a fare del proprio meglio per lasciare una buona impressione. Sabrina Füeg, addetta alla gestione di risorse umane da Coop, ci racconta un tragicomico aneddoto: «Ricordo una signora che si è presentata con la borsa della spesa. Addirittura, dato che era estate, ci chiese se avessimo un frigorifero dove poter mettere gli alimenti appena acquistati. Ma il colmo è stato quando, con nonchalance, ha iniziato a estrarre dalla borsa prodotti di un altro dettagliante. Ovviamente, non l’assumemmo».
Situazioni assurde e penose a parte, come potersi preparare al meglio prima dell’incontro? «Soprattutto se è passato molto tempo dall’ultimo colloquio, è meglio simulare l’incontro a casa con qualcuno», suggerisce Emanuela Capra. Il segreto del successo sta nel comprendere il punto di vista dell’altro. Ecco perché è bene immedesimarsi nel ruolo del datore di lavoro o responsabile delle risorse umane. «Chiedersi cioè: “Cosa ho da dare a questa azienda?”, “perché sono io il candidato giusto?”». Ina Pohorely, consulente e responsabile dei corsi di Job Club, associazione che si occupa di favorire l’integrazione professionale e che collabora con l’Ufficio per l’economia e il lavoro del semicantone Basilea Città, consiglia di rimanere autentici: «Recitare un ruolo che non ci appartiene non porta nulla di buono». E aggiunge: «Il colloquio deve essere un dialogo. Non limitatevi solo a rispondere a domande. Ponetene anche voi. Aiuta a rompere il ghiaccio e rende la conversazione più interessante, per voi e per la persona che avete di fronte». E anche se l’abito non fa il monaco, è indubbio che l’aspetto del candidato in questo casi viene giudicato: sobrietà e igiene personale non devono mancare.


“Cosa ho da dare a questa azienda?” e “perché sono io il candidato giusto?” sono le domande da porsi prima di un colloquio e alle quali rispondere durante l’incontro con il futuro datore di lavoro.

E poi?

Una volta avuto il primo incontro non basta girarsi i pollici aspettando il verdetto: «È bene mandare una breve e-mail per ringraziare per il colloquio e ribadire il proprio interesse all’impiego», afferma Emanuela Capra.
Se si riceve un invito per un nuovo incontro è fondamentale non sottovalutarlo. Molti candidati, conclude Sabrina Füeg, vengono eliminati perché affrontano il secondo colloquio convinti che «ormai si parlerà solo dello stipendio», mentre «lo scopo è conoscere ancora meglio il candidato e capire bene la sua motivazione». 


In conclusione? Ringraziare del colloquio e ribadire il proprio interesse per aumentare le proprie chance.

CANDIDATURA: CONSIGLI PRATICI
Con la collaborazione di Emanuela Capra, direttrice dell’agenzia Luisoni Consulenze di Lugano e Ina Pohorely, consulente di Job Club, a Basilea.


Il curriculum vitae
Il CV è il cuore della documentazione presentata per la candidatura. Solitamente è la prima cosa che viene letta. Lo stile deve essere curato e asciutto. La lunghezza perfetta è di 1-2 pagine.
La prima pagina è decisiva: è quella che deve attirare l’attenzione. La foto è fondamentale: deve essere sobria e adeguata al tipo di lavoro che si cerca: evitare quindi le foto delle vacanze,
del matrimonio o dell’aperitivo. I dati personali devono essere ben rintracciabili. Questa parte però non è particolarmente appassionante per il datore di lavoro e, per i candidati più anziani, può essere controproducente. Creare un’intestazione con i contatti riportati su ogni pagina, anche sulla lettera, trasmette un’immagine professionale. L’elenco dei lavori svolti e dei diplomi deve presentarsi in ordine cronologico, partendo dai più recenti. La prima pagina del CV può anche essere utilizzata per riportare delle argomentazioni a proprio favore tenendo presenti i seguenti punti: elenco dei successi professionali, punti di forza e punti deboli, obiettivi. Attenti agli strafalcioni: fate rileggere il testo da qualcuno prima di inviarlo.

Lettera motivazionale
Meglio redigere un testo breve. Tutto quello che c’è da dire su studi, lavori e obiettivi è già nel CV. Nella prima parte si deve spiegare perché si è interessati alla posizione e perché si trova interessante l’azienda. La parte centrale deve essere dedicata alla motivazione personale: perché si ritiene di essere la persona giusta? Nella formula conclusiva va scritto che gradireste un feedback, senza però porre condizioni o pressare. Non dare mai l’impressione di essere disperati e di avere assolutamente bisogno di ottenere il posto.

IN RETE: PIÙ CONTATTI E VISIBILITÀ

Linkedin e Xing
Sono sempre più numerosi i datori di lavoro che seguono anche le reti sociali come Linkedin e Xing per farsi un’idea più chiara del potenziale candidato. Anche questa è un’occasione in più per distinguersi dalla massa. Meglio evitare di restringere le proprie possibilità senza che ce ne sia bisogno. Se si scrive per esempio di essere uno specialista HR con background in produzione e finanza, si sta già confinando in un determinato settore. In realtà potrebbe lavorare come addetto al personale anche in altri ambiti. Curare i contenuti. Il profilo su Linkedin o Xing, compresa la foto, deve essere sempre aggiornato.

(Foto: Heiner H. Schmitt)

SIMULAZIONE DI COLLOQUIO
I consigli di Ina Pohorely, responsabile dei corsi e consulente di Job Club, associazione che si occupa di favorire l’integrazione professionale e che collabora con l’Ufficio per l’economia e il lavoro del semicantone di Basilea Città.

Colloquio di candidatura per la posizione di redattore/capo progetto PR presso Coop. (Prerequisiti fondamentali: esperienza redazionale e risultati comprovati nella gestione di progetti).
Responsabile del personale: Ci dica, perché si è candidato per questa posizione? Cosa l’ha colpito dell’annuncio?
Candidato: Devo premettere di essere un “figlio della concorrenza”, nel senso che mio padre ha lavorato a lungo per un altro dettagliante. È stata soprattutto la descrizione della professione ad attirare la mia attenzione. Ho già lavorato in diverse redazioni, ma non ho mai avuto l’occasione di partecipare alla stesura di un rapporto di gestione. Credo che consenta di lavorare a stretto contatto con la direzione generale, cosa che trovo stimolante.

Prima di tutto viene da chiedersi se un «figlio della concorrenza» voglia davvero lavorare da Coop. Meglio sottolineare di conoscere bene l’azienda e avere una visione completa del mercato. La seconda parte della risposta mi piace: il candidato esprime la volontà di contribuire agli aspetti strategici.

Concentriamoci sui requisiti: quale rappresenta più problemi per lei?
Il settore in cui ho meno esperienza è la gestione di progetti. Una volta ho rivestito il ruolo di vice capo progetto in ambito marketing.

Nell’indicare gli ambiti in cui si ha meno esperienza si deve sempre dimostrare l’intenzione di imparare e approfondire. Portare degli esempi di casi in cui si ha avuto successo.

In generale quali sono i suoi punti deboli?
Sono una persona impaziente e tendenzialmente perfezionista. Inoltre, non me la cavo molto bene con i numeri. Ma credo che per il redattore del rapporto di gestione queste non siano lacune così gravi.

Meglio rispondere presentando il punto debole come elemento potenzialmente positivo. Ad esempio: «Sono preciso sul lavoro e raccolgo tutti gli elementi prima di portare a termine un compito».

Cosa ritiene importante nel suo lavoro?
Per me è fondamentale poter esprimere la mia creatività e le mie idee.

Se non lo si è fatto prima, è il momento di porre domande sul compito futuro, instaurando un dialogo e facendo in modo che il responsabile delle risorse umane non sia il solo a orientare il discorso.

E crede che questo lavoro sia quello giusto per lei?
Scrivere un rapporto di gestione non richiede poi molta fantasia. Secondo me un po’ di creatività non guasta. Rende la lettura più piacevole.

Certo che è positivo saper esporre i contenuti in uno stile piacevole alla lettura. Va dimostrato che non si desidera fare nessuna rivoluzione, ma pure che ci si è informati sull’attuale stato delle cose, ad esempio leggendo gli ultimi rapporti di gestione.

Perché dovremmo prenderla in considerazione per questa posizione?
Poiché soddisfo la maggior parte dei requisiti richiesti e il mio percorso professionale corrisponde al profilo che cercate.

Il colloquio volge al termine. È il momento di “farsi pubblicità”. La domanda implicita è: cosa desidera? Quali tra i suoi punti di forza potremmo sfruttare per l’azienda? A che punto è della sua vita? È davvero il momento di assumersi un incarico di questo tipo?

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