Fabio Betti: «Il lavoro mi succhia energie».

Costanza e talento

Tennis da tavolo — Fabio Betti è stato più volte campione ticinese di pingpong.Ora gioca in una lega minore. E ci parla di questo sport.

La serie A del tennis tavolo, assaporata per due stagioni con i colori del Lugano, è ormai un lontano ricordo. Anche perché lui, nel frattempo, è sceso di due categorie, e oggi gioca nel Tenero, in Lega Nazionale C. Eppure, Fabio Betti, classe 1984, più volte campione ticinese, per risultati e punteggi individuali è ancora l’atleta nostrano più forte con la racchetta e la pallina. «Anche se ormai – scherza – questo sport per me adesso è solo uno sfogo. Non ho più particolari ambizioni. Il lavoro mi porta via troppe energie». Ma basta vederlo in allenamento per capire che Fabio è ancora un «mostro sacro».


Da quattro anni vive a Zurigo, dove lavora per l’ufficio risorse umane di una grande assicurazione. Nei fine settimana, invece, torna sempre a Sud delle Alpi. Per giocare con la sua squadra, ma anche per seguire le nuove leve del tennis tavolo locale. «Alleno le selezioni ticinesi under 13 e under 15. E devo ammettere che la situazione è delicata. Siamo in pochi, circa una ventina, e mancano i veri talenti». Complessivamente, i tesserati in Ticino sono circa 300. «Ma la metà ha più di 60 anni. Parlare di movimento giovanile è un’utopia». Strano, se si pensa che il pingpong è praticato, a livello non agonistico, da centinaia di ragazzi. A partire dagli allievi delle scuole, durante le ricreazioni. «Il fatto, però, è che lo si vede come uno sport secondario. Come un gioco per cui non vale la pena impegnarsi in modo competitivo. Ci si dimentica che questa è una disciplina olimpica. E così, di conseguenza, mancano fondi per le società. In Ticino si vive di espedienti, pur avendo una squadra, il Lugano appunto, in serie A».


Si parla poi del valore del tennis tavolo rossocrociato su scala internazionale. Fabio non ha dubbi: «È abbastanza basso. La Cina, patria natale di questo sport, resta inarrivabile. Però fanno parlare bene di sé anche nazioni come Spagna, Germania e Francia. Noi svizzeri abbiamo ancora molto da lavorare». Fabio, tuttavia, non se la prende troppo. E pensa al presente. Alla salvezza da ottenere con il “suo” Tenero. «Perché è davvero un gruppo di amici. Merita solo gioie». Infine, qualche segreto, che spiega il livello, comunque alto, raggiunto e mantenuto da Fabio in Svizzera. «Ci vuole tanta costanza; il talento in questa disciplina è un valore secondario. Vinci solo se ti alleni in modo maniacale. Il tennis tavolo è uno sport tecnico, velocissimo. Ma è anche e soprattutto un motore di aggregazione sociale. È forse questo il lato più affascinante».

www.stttenero.altervista.org

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Testo: Patrick Mancini

Foto: Massimo Pedrazzini

Pubblicazione:
venerdì 13.12.2013, ore 12:15


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