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Cesare Cremonini
e il pop «logico»

Nuovo cd per l’artista bolognese. Un disco maturo e dal suono eclettico, con testi fra pubblico e privato. E da ottobre un tour in grande stile. L’abbiamo incontrato a Milano. GUARDA IL LYRIC VIDEO!

Ce lo ricordiamo giovane e scapestrato al tempo dei Lùnapop, una delle storie più fulminanti del pop italiano. Era la fine degli anni Novanta e Cesare Cremonini si trovò a fronteggiare il successo clamoroso di brani come 50 Special e Un giorno migliore. «Mi è stato chiesto di diventare grande subito. E non è stato facile. Ma il peggio è arrivato dopo, quando è finito tutto. E ho dovuto ricominciare da capo, lottando duro per guadagnarmi la credibilità» ci spiega l’artista bolognese, al solito disponibile e assai loquace quando si tratta di parlare di musica, la sua passione. In ballo c’è un nuovo cd, Logico (Universal), dal titolo non casuale. «È una parola che diceva mio papà medico ai suoi pazienti. Ed è una delle prime che ho balbettato da piccolo. Riassume bene lo spirito del disco, che è più riflessivo e coi piedi per terra, ma senza perdere la spontaneità del sentimento».

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Un percorso verso la maturità iniziato col precedente album La teoria dei colori, che continua ora in una chiave differente. «È lo specchio dei miei 34 anni, un’età importante, in cui accadono tante cose e fai scelte più mirate. Mi sono messo a nudo e ho indagato su me stesso, ma lasciando molte porte aperte. Non cercavo definizioni o dimostrazioni, non volevo sputare sentenze. Anzi, dalla prima all’ultima canzone ci sono più domande che risposte».

In questo album dai mille sapori, venato di uno spiccato eclettismo musicale, Cesare Cremonini parla di sé e del mondo intorno a lui. «Cerco di affrontare temi universali, perché mi sento simile ai miei coetanei. Sono un privilegiato a vivere di musica, ma non sto su un piedistallo né in una gabbia dorata. Come tutti soffro per i drammi del mio Paese e mi commuovo quando accade qualcosa di bello. Ho fiducia nella mia generazione, nel talento dei trentenni italiani». Ecco, allora, John Wayne, accattivante ballata anglofila (con echi di Beatles e Smiths), che racconta in punta di metafora cinematografica la smania del presenzialismo a tutti i costi.

Grey Goose è, invece, una canzone d’amore sui generis, una sorta di 50 Special del nuovo millennio, fra tocchi d’elettronica e ironica spigliatezza. Quasi sicuramente sarà il prossimo singolo, perfetta colonna sonora per l’estate che verrà. Vent’anni per sempre mescola un ritmo incalzante e una melodia a colpo sicuro, con frasi in inglese e un pensiero non banale sulla (presunta) libertà dei vent’anni: «Quando sei giovane senti di poter fare tutto, in realtà spesso sei condizionato. Dalle scarpe alla moda come dall’ultimo modello di telefonino. Più cresci e più sei veramente libero di scegliere».

Se c’era una volta l’amore (ho dovuto ammazzarlo) viaggia sul territorio della canzone d’autore con l’intimo racconto della separazione dei genitori; Cuore di cane è un lento rarefatto e autobiografico, con dispiego d’archi: «Sono io, un po’ autolesionista. A volte mi piacerebbe essere meno randagio nella vita di tutti i giorni. Invece da ragazzo ho sposato la musica e resto un solitario».

Il suono dell’album è variegato e attinge a molti stili, sulla falsariga di un pop a 360 gradi, con buona pace di puristi e ortodossi. «Ho lavorato per sottrazione, evitando di strafare. E mi sono aperto ad altri ge-neri, anche quelli che ascolti passivamente, ma entrano nella tua quotidianità, come l’elettronica o la dance. Ho ricercato molto, spaziando dagli strumenti vintage alla tecnologia, e ne è uscito un album libero, senza paura, dove mi sono scrollato di dosso le mie insicurezze. Mi piacerebbe venisse ascoltato e scoperto con calma. È come un invito a entrare in casa mia».

Ma l’entusiasta Cesare guarda già avanti, al tour che inizierà il 28 ottobre al Mediolanum Forum d’Assago (Milano). «È il più importante della mia carriera, il più grande, il più ambizioso. Penso a qualcosa di esplosivo, dove oltre alla musica darò spazio a tutta la mia anima d’intrattenitore. Sul palco mi sento a mio agio, ho ancora l’entusiasmo dei vent’anni. E la voglia matta di emulare il mio idolo di sempre: Freddie Mercury».

www.cesarecremonini.org

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Testo: Diego Perugini
Foto: mad

Pubblicazione:
lunedì 12.05.2014, ore 00:00


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