L’opera è esposta alla Pinacoteca di Brera a Milano.

Cristo morto

Cristo avvolto nel sudario, con la Madonna, San Giovanni e la Maddalena piangenti, dipinto da Andrea Mantegna prima della sua morte (1506), è un’opera toccante e commovente per credenti e no. Spicca la rivoluzionaria prospettiva di Gesù visto dalla parte dei piedi, con le ferite in primo piano, in un terreo colore grigio-rosa. — BENEDETTA GIORGI POMPILIO

Il termine Pasqua viene dall’ebraico e significa “passaggio”: la Pasqua ebraica era stata istituita per commemorare la fuga degli ebrei dall’Egitto e quindi la liberazione dalla schiavitù. Nel Cristianesimo, Pasqua è la festa liturgica che celebra la solennità della resurrezione di Gesù Cristo e, quindi, il suo passaggio dalla morte alla vita. Al tempo stesso ricorda la trasformazione del pane e del vino nel corpo e nel sangue del Signore.
Tra la miriade di possibilità contemplate nel corso dei secoli dagli artisti per ricordare la passione del Figlio di Dio e alludere al mistero della Santa Pasqua, Andrea Mantegna, uno dei protagonisti della cultura umanistica quattrocentesca, sceglie di rappresentare – nella celebre tela del “Cristo morto”, ora alla Pinacoteca di Brera a Milano – il momento che precede la vera e propria deposizione nel sepolcro: Cristo, avvolto in un sudario e disteso sulla pietra dell’unzione, viene pianto dalla Vergine, da San Giovanni e da una donna pia, forse Maria Maddalena. I volti dei tre dolenti sono però relegati in secondo piano nella composizione, dominata dalla figura del Redentore, che è stata realizzata attraverso un vertiginoso scorcio prospettico, assolutamente rivoluzionario e sperimentale, sia dal punto di vista tecnico – visto che è una delle rare tele dell’epoca –,  sia da quello della composizione, dato che il Mantegna mette in atto un sorprendente gioco visivo che permette di spostarsi davanti all’opera pur avendo la sensazione che la prospettiva non cambi. Il suo “Cristo de scurto”, la cui datazione è controversa, ma che probabilmente va collocato verso la fine della vita dell’artista, è visto dalla parte dei piedi, segnati dalle ferite, ed è tutto dipinto quasi a monocromo, con un terreo colore grigio-rosa.

Andrea Mantegna (Isola di Carturo, Padova, 1431-Mantova 1506) rinnova profondamente lo stile della pittura sacra e profana dell’Italia Settentrionale con una sofferta rilettura dell’arte classica. Divenuto pittore di corte dei Gonzaga nel 1460, è sua la celeberrima camera degli Sposi di Palazzo Ducale a Mantova.