Farina, burro (oppure olio), uova e zucchero: ecco il segreto delle frittelle.

Croccante tradizione

I primi appuntamenti carnevaleschi sono alle porte e c’è chi già sgranocchia frittelle aspettando le musiche e i colori delle Guggen.

I dolci tipici del Carnevale sono preparati con un impasto semplicissimo: farina, burro (oppure olio), uova e zucchero; il tutto sfrigolato nell’olio o nello strutto, come solevano fare gli antichi romani che coniarono il nome «frictilia», tramutatosi poi in frittelle.

Sono leccornie caloriche, non c’è dubbio, tuttavia dopo la cuccagna del Carnevale arriva la Quaresima e vi sarà tempo anche per le rinunce. I balli, i dolci e le maschere che appaiono con il concludersi dell’inverno sono una tradizione legata al passato contadino, era il modo in cui le famiglie festeggiavano la fine dell’inverno, che significava freddo nelle case e dispense semivuote. Gioiosi di esser sopravvissuti a un altro gelo, attingevano alle ultime scorte creando piatti poveri ma ricchi e gustosi.

Un corteo di salsicce, rimasugli della mazza d’autunno, e croccanti delizie spolverate di zucchero o imbrattate di conserve di frutta. Il senso del Carnevale, così come il contegno religioso che lo segue, si è un perso nell’abbondanza dei nostri tempi. Ma la tradizione dei dolci è rimasta e molte regioni offrono la propria interpretazione. Nella valle di Muggio e a Tesserete si trovano ravioli ripieni, a Pazzallo frittelle e a Poschiavo «i taschett». Le leccornie erano preparate i primi giorni di festa e, una volta fritte, si servivano a fine pasto o per merenda durante tutto il Carnevale, fredde o ripassate nel burro fuso, accompagnate da un bozzin di vino.

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Foto: Alain Intraina

Pubblicazione:
mercoledì 22.01.2014, ore 15:07


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