La 14enne Oksana Artyomenko si allena sul ghiaccio della Resega. (Foto: Sandro Mahler)

Cuori di ghiaccio: tutti in pista

L'acqua allo stato solido è indubbiamente protagonista dell’inverno della Svizzera italiana. Ne abbiamo parlato con una giovane pattinatrice, con un preparatore di piste e col responsabile di un’associazione che crea ogni anno una pista naturale a Bosco Luganese. — PATRICK MANCINI

Boom di piste natalizie nelle piazze della Svizzera italiana. Da Locarno a Chiasso, da Melide a Bellinzona, il ghiaccio piace, e parecchio, ai ticinesi. Terra in cui, da sempre c’è un legame particolare con l’acqua allo stato solido. E c’è pure chi, sul ghiaccio, sta costruendo una carriera sportiva. Come la 14enne Oksana Artyomenko, pattinatrice artistica a Lugano, da qualche mese nei quadri della nazionale. «La Resega è la mia seconda casa – sussurra –. Qui mi alleno tante ore a settimana. Tra il mio corpo e il ghiaccio si crea un’armonia intensa». Storie di piste. Storie di ghiaccio. Quella di una talentuosa ragazzina di origini russe, sui pattini dall’età di quattro anni e reduce dalla sua prima gara internazionale, in Giappone.

Miracolo nel bosco
Ma c’è anche la storia di Mino Colucci, 49 anni, l’uomo che cura il ghiaccio della Valascia, ad Ambrì. Oppure quella di Beat Kilcher, presidente dell’associazione «Giazz in Pree», che dal 1995, in inverno, crea una pista di pattinaggio dal nulla, in una conca tra gli alberi di Bosco Luganese. «Ogni anno - spiega Kilcher - mettiamo in piedi un piccolo miracolo. Una patinoire illuminata, di 28 per 16 metri. Siamo partiti con l’idea di creare qualcosa per la gente del posto. Ora, in inverno, la pista è il punto di riferimento per le famiglie della regione».


La piccola pista di Bosco Luganese. Un miracolo che si rinnova dal 1995.

Un ghiaccio così lontano da quello del grand prix giapponese vissuto di recente da Oksana. «Lì ho conosciuto Marin Honda, una star mondiale - sospira la giovane. - I suoi salti tripli mi hanno regalato emozioni forti. Mi hanno fatto capire quanto io possa essere legata al ghiaccio, ai pattini, alla pista. Non potrei più farne a meno». A Bosco Luganese sono gli stessi cittadini a creare il ghiaccio. «Da metà dicembre in poi – riprende Kilcher – le temperature sono molto basse nella zona. Sistemiamo una grande plastica sul terreno, la riempiamo d’acqua, e poi ci affidiamo alla natura. Anche all’aria fredda che soffia dal monte Gradiccioli. Certo, il ghiaccio a volte subisce variazioni di spessore. Ma ci accontentiamo».

Alla ricerca della perfezione
Chi non può permettersi sbavature è Mino Colucci. Con la sua «Zamboni» deve badare che il ghiaccio della Valascia sia sempre al top. «Lo faccio da 15 anni – sottolinea. – Il ghiaccio è la mia vita. Prima di ogni allenamento la pista va ripulita. Dalle 7 alle 10 volte al giorno». Poi ci sono le partite. In particolare, quelle della prima squadra dell’Ambrì. «Richiedono una preparazione precisa. E non solo per una questione legata al dinamismo del gioco. Sul fondo della pista ci sono i loghi degli sponsor, serve una buona visibilità. Il ghiaccio non può essere opaco. Ad Ambrì il tetto della pista è aperto. L’umidità complica le cose, ma alla fine il risultato è ottimo».


Mino Colucci, all'opera nella "sua" Valascia.

Problemi che non riguardano Oksana. Lei il ghiaccio lo trova pronto. Lucido. I suoi grattacapi sono altri. «Io devo pensare a imparare i meccanismi, i movimenti. Arrivo alla ripetizione maniacale degli esercizi». Perché il ghiaccio è un amico, ma può anche tradire. «L’allenamento e la costanza sono essenziali. La scorsa estate ho pattinato anche in pieno agosto, su esigenza della Federazione svizzera che mi doveva selezionare. A volte mi sento davvero provata fisicamente. Tutti i giorni mi sposto da Ligornetto, dove vivo, a Canobbio, per frequentare la quarta media. Dopo scuola, mi reco alla pista». In sottofondo, brani epici. Colonne sonore di grandi film. «Sono io a sceglierle. In una performance bisogna anche trasmettere il carattere della musica. Quando scendo sul ghiaccio, la mia testa si svuota. Sono solo concentrata sulla mia fisicità. Mi lascio andare: è come se il ghiaccio accogliesse le mie movenze».

Una magia da modellare
Sono invece movimenti più meccanici, quelli effettuati da Colucci. La sua «Zamboni» è regolabile manualmente. «Prima di tutto si fa mezzo giro per valutare la lama. Per capire quanto spessore di ghiaccio occorre eliminare. C’è parecchia differenza tra pulire una pista usata da bambini e sistemarne una in cui hanno pattinato gli adulti. Mentre mi sposto, la macchina getta acqua calda al suolo. A solidificare ci mette circa 5 minuti. Un lasso di tempo sufficiente per riuscire a modellare la superficie». Colucci abbozza un sorriso. È ora di rimontare in sella. Di ripulire il ghiaccio per l’ennesima volta. Sta per scendere l’oscurità, ad Ambrì. Così come nella conca di Villa Luganese, attorno alla quale, negli ultimi anni, sono stati piantati nuovi alberi. «Per fare in modo che il sole non scaldi troppo il ghiaccio, il nostro bene prezioso – conclude Kilcher. – E se nevica si crea un’atmosfera magica, sembra di essere in Canada. Il freddo? Con un buon bicchiere di te caldo si supera tutto».

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