L’annata climatica influisce molto sulla longevità.

Da gustare subito o da invecchiare?

Qualche consiglio su quali vini tenere in cantina a maturare e quali invece consumare entro breve.

Quando si acquistano bottiglie di vino, spesso ci si chiede quale sarà il momento ideale per poterle gustare appieno e per quanti anni si possono dimenticare in cantina. Di norma si può dire che i vini dove dominano il frutto e l’eleganza hanno una vita più corta rispetto ai vini strutturati, complessi e tannici. Bordeaux, Côte-Rôtie, Châteauneuf-du-Pape, Barolo, Barbaresco, Brunello e le Reserve dei vini spagnoli, sono solo alcune delle denominazioni che, se conservate in buone condizioni, possono raggiungere i vent’anni di vita. Ciò non vuol dire che i vini di altre zone non siano atti all’invecchiamento. I Merlot del Ticino, se vinificati ricercando la struttura, con «intinamenti» lunghi e affinamenti in barrique, si gusteranno al meglio dopo cinque o sei anni. Un’altra variante che influenza la longevità è l’annata. Stesso vitigno, stessa zona di produzione, negli anni asciutti la buccia risulterà più ricca di polifenoli maturi e con un rapporto mosto-buccia a favore di quest’ultima, ciò permetterà una vinificazione più lunga e quindi  un vino che sopporterà un invecchiamento superiore rispetto allo stesso vino nelle annate piovose. Anche tra i vini bianchi abbiamo nettari che ben si addicono all’invecchiamento e sono i vini dolci con una buona presenza d’alcool e resti zuccherini.

Dal cuore del Lavaux



Inserito nel patrimonio mondiale dell’UNESCO dal 2007, il Lavaux, con i suoi caratteristici vigneti terrazzati, si estende su una superficie di oltre 900 ettari sui pendii che sovrastano il lago Lemano. Plasmati dall’attività umana sin dal XII secolo per produrre vini di grande qualità, i vigneti di Epesses, danno origine all’Epesses AOC Rives d’Or. Ottenuto da uve Chasselas, una delle più antiche del mondo, è un bianco molto fruttato con note di fiori di tiglio e aromi di caramello. All’assaggio si presenta fresco, rotondo e ben strutturato, rivelando la sua tipica mineralità solo nel finale. Apre gli aperitivi e si accompagna a pesci, frutti di mare e capesante, nonché a formaggi e fondue.






Sui filari ticinesi rimangono solo pochi acini dimenticati. Una delle ultime varietà ad essere stata raccolta è l’uva Fragola e l’uva Isabella, vitigni della specie «Vitis labrusca», di origine Americana. L’uva americana nera in Ticino rappresenta poco più del 3% della produzione viticola totale ed è usata soprattutto per la grappa. Il vino l’«americanello» si trova talvolta sulle tavole dei grotti e ha uno spiccato aroma di fragola, è da bere giovane e fresco. Vinificato in bianco, il profumo risulta ancora più dolce.

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