Dalla Palmira, aspettando «ul düü»

Cinema nostrano: chiacchierata a tavola con la casalinga più amata del teatro comico dialettale e i suoi compagni di set, che da giovedì tornano nelle sale ticinesi. Che non ci sia due senza «trii»? — Giorgia von Niederhäusern

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L’aveva annunciato Alberto Meroni, in un’intervista rilasciata a Cooperazione nel 2013 sul set de La Palmira - Ul film: se la prima pellicola avesse avuto successo, ci sarebbe stato un seguito. Detto fatto: il regista che ha portato l’amata casalinga-capovillaggio della commedia dialettale sul grande schermo, dal 15 ottobre presenterà al pubblico ticinese il nuovo film La Palmira - Complotto nel Mendrisiotto.


Alla «residenza Tiraboschi»
Nell’ attesa di vedere «ul düü» al cinema, abbiamo incontrato l’attore che da sempre interpreta Palmira Tiraboschi, Rodolfo Bernasconi, insieme ai suoi compagni di set Germano Porta (alias la cognata Miglietta), Valerio Sulmoni (che recita la parte d’«ul Geni», il consorte perennemente sottomesso della Palmira), Diego Bernasconi (il nipote Peter nel lungometraggio, sceneggiatore del film e figlio dell’attore protagonista nella vita reale), Simona Bernasconi (che questa volta recita il ruolo della giornalista Tina Vögel-Ackermann), nonché il regista Alberto Meroni. Siamo andati a trovarli a Mendrisio, proprio nella stanza di quell’antico edificio che nel film è la residenza della Palmira. Quasi tutto all’interno del locale è rimasto come durante le riprese: dalla vecchia credenza in fondo alla sala, alle due scope rosso-blu appoggiate al muro a mo’ di bandiera ticinese,  fino al boiler con le indicazioni «frecc/calt, pizz/smorz» nel minuscolo cucinino.

Mentre apparecchiamo «il tavolone della Palmira» per uno spuntino nostrano («un pu da pan, un pu da vin, un toch da furmacc e vün da salam»), il primo a sedersi tra una battuta e una risata è Germano Porta («Mi ma sa seti giò chi!»). Rodolfo Bernasconi per questa volta gli cede il posto a capotavola (che altrimenti è il posto della capostirpe Palmira), e Valerio Sulmoni si siede senza indugiare al consueto posto riservato al Geni. Versato il primo bicchiere di vino, viene lanciata la prima domanda: «Ci hanno detto che per fare il primo film Alberto vi ha dovuti convincere. E per il secondo?». «Al m’ha convinciüü anmò püsee!» esclama Rodolfo Bernasconi. Interviene il figlio Diego, che spiega che la decisone di girare un sequel è giunta tornando da una presentazione del primo film: «Em dì: “Che bel! Pecaa mia fan un altru”».

E così è nato il secondo copione: una storia investigativa tutta da ridere tra gli intrighi di un Mendrisiotto in piena campagna elettorale, e dove la presenza di un eccentrico personaggio venuto dal «lontano Meridione» (interpretato da Flavio Sala) scombussola i piani della Palmira. Che si abbia voluto alludere (complice anche un cammeo con Flavio Sala come Roberto Bussenghi) al rapporto che si ha spesso in Ticino con i frontalieri? «Non ci sono messaggi politici» commenta Meroni, «ma abbiamo voluto giocare con i preconcetti». L’idea per la trama, inizia a spiegare Rodolfo Bernasconi, è nata dalla commedia-giallo Trii dì d’infernu, che però, continua il sceneggiatore Diego Bernasconi, non è stata ripresa per il film, salvo che per qualche singola scena.

«

Ul Rodolfo e mi vegnum dall’uratori, cumè i gran giügaduu da fotball! »

Germano Porta (80) alias «la Miglieta»

Sempre più cinema
Per la seconda volta gli attori della Compagnia comica dialettale di Mendrisio hanno dovuto staccarsi dalla tecnica  allenata sul palco per adattarsi alle necessità della produzione cinematografica. Anzi, questa volta hanno fatto uno sforzo in più. Se «il primo film è stato fatto più a misura loro, quindi con una struttura più teatrale», come spiega Meroni riferendosi agli attori teatrali, «il secondo è molto meno teatro e più cinema: ci sono meno scene corali, meno riprese in senso cronologico rispetto alla trama, e molti più primi piani», nuove esperienze di recitazione per la Compagnia.
«Lo sforzo maggiore in studio – aggiunge il regista  – questa volta è stato costruire tutto un mondo, un Mendrisiotto, inventato. Abbiamo adattato tutti i luoghi, i costumi e i personaggi che fanno da corollario. Tutti sono caricature che sembrano uscite da un cartone animato, tutti disegnati con la stessa mano». «Però il palco è un’altra cosa», tiene a sottolineare Rodolfo Bernasconi. «Si ha contatto diretto con il pubblico. Sa sà sübit cumé che l’é. Se si ha successo». «E si può correggere il tiro» interviene suo figlio Diego. «Cul film bisögna specià sés mes par savél!» incalza l’attore. «L’incontro con i professionisti», racconta Diego Bernasconi indicando la sua dirimpettaia a tavola, Simona Bernasconi, «è stato interessante. Si sono viste le differenze e c’hanno anche aiutato un po’». «Bisogna dì – prende la parola Germano Porta – che non abbiamo nessuna preparazione specifica alle spalle. Quant che vü giò a fà ul film, l’è mia che sa prepari a cà. A vu giò e al fu! Ul Rodolfo e mi vegnium dall’uratori, cumè i gran giügaduu da fotball!», scherza. Al contrario degli spettacoli teatrali dal vivo, l’emozione davati alla telecamera è meno, aggiunge. Ma, tiene a sottolineare, «l’Alberto lavora in modo professionale. E anche tutto il suo staff: ta n’è mai sentü vün tirà giò quatar bestemm. Ti mettono a tuo agio». Anche gli attori professionisti si sono subito trovati bene sul set del sequel, conferma Simona Bernasconi: «Io c’ho preso gusto. Nel secondo ero più gasata e mi sono lasciata andare un po’ di più. Penso di essere riuscita a dare più carattere al mio personaggio». Il successo del primo film, che ha riempito le sale ticinesi sbarcando anche oltre confine, gli attori non se lo sarebbero immaginato. «Non sapevo se al nostro pubblico sarebbe piaciuta la versione da film della Palmira», confessa Rodolfo Bernasconi. Unica voce fuori dal coro, quella di Valerio Sulmoni: «Mi sì, l’u dì sübit che a ga credevi!».


A tavola a casa della Palmira. Da sinistra: Diego Bernasconi, Alberto Meroni, Rodolfo Bernasconi, Germano Porta, Valerio Sulmoni e Simona Bernasconi. (FOTO: Sandro Mahler)


La Palmira si ritira?
Dopo «ul düü» si sta già pensando al «trii»? Alla domanda i presenti al tavolo si guardano sorridendo, finchè Rodolfo  rompe il silenzio con voce solenne: «Lo fanno loro. La Palmira si ritira!» Simona Bernasconi scuote la testa in dissenso.  Diego Bernasconi sdrammatizza: «È dal 2001 che lo dice…». Meroni prende la parola: «L’idea, se funziona il film è di farne un terzo, naturalmente seguendo la volontà del capo – guardando nella direzione di Rodolfo –, dove la Palmira ci sarà, ma forse un po’ di meno». In ballo, rivela il regista, c’è anche una collaborazione con la Rsi per i prossimi due anni. Ad ogni modo, dice senza svelare altro, si aspettano ancora le conferme. E mentre si apre anche la seconda bottiglia di Merlò, qualcuno in un angolo della sala trova un «cimelio» rimasto dal set: uno dei fogli su cui Germano Porta si è stampato le battute per ricordarsele prima delle riprese. «Scritte belle in grande, data l’età», ironizza l’80enne.

Si ringrazia Diego Bernasconi per la correzione dei termini dialettali.


Una scena del film «La Palmira – Complotto nel Mendrisiotto». Da sinistra: «Ul Peter» (Diego Bernasconi), «la Miglieta» (Germano Porta), «la Palmira» (Rodolfo Bernasconi) e «ul Geni» (Valerio Sulmoni).
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