Come dirigente per l’innovazione, Niccolò Iorno facilita l’accesso di star up svizzere nel mercato bostoniano.

Dalle vette del Malcantone
alla grande città americana

Niccolò Iorno, lavora dal 2013 per swissnex Boston e promuove l’innovazione elvetica nel mondo. — Mattia Bertoldi

Lavorare per la Confederazione elvetica vivendo dall’altra parte dell’oceano Atlantico. Un privilegio esclusivo di chi timbra il cartellino in ambasciate e consolati? Non sempre, come dimostra Niccolò Iorno, che dal 2013 lavora per swissnex Boston. «L’universo swissnex è composto da sei antenne internazionali ubicate nei maggiori poli dell’innovazione globale: due negli Stati Uniti (Boston e San Francisco), tre in Asia (Singapore, Shanghai e Bangalore, in India) e l’ultima, inaugurata nel 2014, a Rio de Janeiro. Il nostro compito è connettere la Svizzera con il resto del mondo, creare dei contatti e innescare delle collaborazioni durature in ambito scientifico e imprenditoriale. La sede in cui lavoro io, a Boston, è la più longeva e compie quest’anno quindici anni».

Ottima reputazione

L’universo swissnex nasce da un’iniziativa della Segreteria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione, presieduta a Berna da un altro ticinese: Mauro Dell’Ambrogio. «Lavoriamo molto – ricorda Niccolò – con enti di ricerca, start up e ditte elvetiche che hanno scienza e innovazione nel loro DNA. Anche se qui in Nord America università e istituti scientifici svizzeri godono di ottima reputazione, hanno comunque bisogno di promozione. Come dirigente per l’innovazione, io lavoro soprattutto con start up del nostro Paese e facilito il loro accesso in questo mercato, mobilitando i principali attori dell’ecosistema bostoniano. Vedere che si creano importanti collaborazioni grazie ai continui contatti e a una cultura aperta allo scambio è una delle più grandi soddisfazioni che mi porta questo lavoro».

Originario del Malcantone, questo 32enne laureatosi in ingegneria biotecnologica veste quindi i panni di ambasciatore della ricerca e della formazione elvetica, ma allo stesso tempo ama parlare del Ticino. «La cosa che più mi manca del mio cantone è la sua posizione nel cuore dell’Europa, un contesto che ti immerge in una diversità culturale difficile da replicare qui negli Stati Uniti. E poi mi mancano la famiglia e il paesaggio, così come capita agli altri otto o nove ticinesi che si sono radicati da queste parti. Tornare a casa, prima o poi? Mai dire mai, a patto di riuscire a trovare una dimensione internazionale, così da preservare quella ricchezza di stimoli che un lavoro del genere e la diversità delle persone mi regalano tutti i giorni». 

Swissnex Boston offre diversi posti di stage negli Stati Uniti della durata di
sei o dodici mesi agli studenti universitari svizzeri, con una retribuzione di 1.500 dollari al mese.

www.swissnexboston.org

 

Francesca Cerza, 27 anni, ha scelto uno stage di sei mesi da svolgere a Boston.

«Alla fine, la scelta si riduceva a due strade: pianificare un soggiorno linguistico di sei mesi spendendo tra i 20 e i 30mila franchi o cercare uno stage professionale ideale per me. Ed è così che ho trovato swissnex». Francesca Cerza, 27 anni, si è specializzata nel corso della carriera accademica in imprenditorialità e innovazione. Un viaggio studio di due settimane a Boston nel settembre 2014
le è stato sufficiente per cogliere un’opportunità unica e preparare le valigie: a fine marzo partirà per il Nord America e vi rimarrà per sei mesi, in concomitanza con la stesura della tesi di Master. «Là avrò anche modo di migliorare il mio inglese e valuterò la possibilità di trasferirmi per un periodo più lungo». 

Organizzare un trasferimento dall’altra parte dell’oceano non è cosa da poco. «Ci sono un bel po’ di pratiche da considerare, ma la più complicata è la ricerca di una camera, che mi costerà dai 600 ai 1.000 dollari al mese: farlo a distanza non è evidente perché il pericolo di truffe è alto, e uno non può accertarsi di tutto se non è sul posto. Cerco allora di farmi aiutare dai ticinesi residenti a Boston e… passo molto tempo su Skype, nonostante il fuso orario!».


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