Sulla nostre tavole giungono solo le qualità più morbide e dolci.

Datteri — Il pane
del deserto

Il delizioso frutto esotico è un’indispensabile risorsa di carboidrati per i popoli nordafricani. Da noi addolcisce il momento del caffè.

Deglet Noor, Khadrawi, Medjool, Barghi, Zahidi sono alcune delle 100 varietà di datteri esistenti. Sulle nostre tavole giungono solo le qualità più dolci e morbide, spesso di grandi dimensioni. Da sempre simbolo di fertilità nelle regioni desertiche del Nord Africa, i datteri sono una delle principali economie agricole del territorio. In gran parte sono destinati al consumo interno delle zone di produzione e solo in maniera marginale all’esportazione.

In alcuni paesi arabi rappresentano la fonte principale di carboidrati e per questo vengono anche chiamati «pane del deserto». Sono un frutto molto nutriente: la polpa, dolce e carnosa, è ricca di carboidrati semplici (circa 70%), e contiene buone dosi di minerali quali potassio, rame, vitamina B6, magnesio e ferro. Il dattero cresce in grappoli su palme alte una decina di metri, la raccolta è affidata agli uomini che, aiutati da una cinghia attorno all’addome, si arrampicano a piedi nudi fino ai frutti e li raccolgono manualmente.

La maturazione inizia a novembre e dura fino a dicembre, ma i frutti parzialmente essiccati si conservano per sei mesi almeno. Nei paesi di origine sono anche fatti essiccare completamente e macinati per ottenere una dolce farina. Alle nostre latitudini si gustano prevalentemente come un dolcetto a fine pasto ma altrove il loro impiego può essere diversificato: si farciscono, si aggiungono alle insalate, ai couscous e nelle salse al curry. Uno stuzzichino facile e veloce da servire come aperitivo sono i datteri farciti di formaggio a pasta dura tipo Sbrinz o Parmigiano, avvolti nella pancetta e passati in forno caldo per una decina di minuti.



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Elisa Pedrazzini

Redattrice

Fotografia:
Ferdinando Godenzi
Styling:
Marianne Ettlin
Pubblicazione:
venerdì 15.11.2013, ore 10:41


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