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Claudia Crivelli
ha scritto il 04.12.2017


Diciamocelo: possiamo anche rilassarci un po'

A volte, penso che potrei fare di più: più incontri, più corsi, più partecipazione attiva a conferenze, serate, cose belle che accadono nel mondo, come spettatrice e come parte attiva.

Ho grandi fortune, e come tutti noi che abbiamo fortuna, è importante ridare al mondo ciò che il mondo ci ha regalato in termini di sicurezza, benessere, doni di varia natura. Se ci pensate, ognuno di noi ha fortune di cui essere grato, potenzialità da regalare, capacità da mettere a disposizione. Basta avere preparazione, fiducia, apertura mentale. Con un po' di sana imprenditorialità, potrei scrivere libri, tenere serate e fine settimana residenziali. Potrei anche organizzare cose fantasiose e bellissime, come vacanze a tema, escursioni nella natura con discussioni psicologiche. So contar di anima (con i numeri no, sono dislessica in quel campo!), so ascoltare e suscitare pensieri: lo faccio ogni giorno, nel mio studio. Poi mi ferma una vocina che dice: "Può bastare!". Osservo con ammirazione i miei colleghi molto attivi, e mi dico che potrei, ma non ho tempo, spazi, reale desiderio. Prima di tutto, non mi piace essere in prima posizione, troppo attiva: preferisco stare un po' dietro le fila, al riparo nel mio caldo studiolo confortevole, in ascolto di ciò che dice la psiche... Là fuori infuria la tempesta, troppi problemi, troppe persone bisognose di risposte, e se c'è una cosa che detesto sono i guru, quelli con una risposta per tutto, o le psicostar, quelli che tutti noi si cita per dire da che parte stiamo (ogni tanto anche io faccio cadere un "come dice Hilmann..." e me la sfango così, invece di trovare parole mie!).
Io sono della scuola "se incontri il Buddah per strada, uccidilo", un famoso testo (del 1978) di Sheldon Kopp: da sempre nel mondo gli uomini hanno intrapreso pellegrinaggi, viaggi spirituali, ricerche personali. Nella loro ricerca della conoscenza, hanno però confuso l'apprendimento con la conoscenza stessa, e spesso hanno cercato aiuti, guaritori e guide, insegnanti spirituali dei quali poter diventare discepoli. L'uomo di oggi, il pellegrino contemporaneo, nella nostra società secolarizzata, desidera essere discepolo di qualche esperto di varia natura, siccome è più facile domandare ad altri la responsabilità delle nostre scelte e affidargli le nostre paure legate ai grandi misteri della vita: notate quante rubriche di consigli e quanti esperti in ogni campo circolano, ai quali chiedere consiglio su tutti gli ambiti della vita (personalmente, leggo sempre con piacere i consigli di moda, di bellezza e di arredamento, e alzo gli occhi al cielo ogni volta che leggo quelli dei sessuologi!). Nel suo viaggio il pellegrino, o il discepolo, impara che nessuno può insegnargli nulla. Appena sa rinunciare al suo ruolo di discepolo, impara che ha sempre saputo come vivere, che questa conoscenza ha sempre fatto parte della sua storia.
Il segreto è che non ci sono segreti. Il monito del maestro zen "Se incontri il Buddha per la strada uccidilo!" insegna a non cercare la realtà in ciò che è esterno a noi. Uccidere il Buddha quando lo si incontra significa distruggere la speranza che qualcuno all'infuori di noi possa essere il nostro padrone. Nessun essere umano è più grande di un altro. Dobbiamo imparare che per ognuno di noi la vita può diventare di per sé un pellegrinaggio spirituale, una ricerca senza fine. La nostra unica consolazione in questo viaggio è riconoscere in ogni uomo il nostro compagno di strada. E quindi: sì, potrei fare di più, ma tutto sommato così può bastare!


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