I bambini in tenera età emulano il comportamento dei genitori.

Diventare grandi: imparare
gentilezza ed educazione

I piccoli possono imparare già in tenera età le buone maniere? Il buon esempio e la gentilezza li aiutano a distinguere un buon comportamento da uno sbagliato.

Guardare il proprio figlio afferrare una manciata di spaghetti e risucchiarla con la bocca già impiastricciata di sugo di pomodoro, oppure ai giardinetti spingere per conquistarsi lo scivolo. Al supermercato, invece, strepitare per ottenere le  caramelle, il giochino…
I genitori conoscono bene questi momenti imbarazzanti e si chiedono in cosa sbagliano. Gli esperti sono unanimi: chi desidera che i propri figli si comportino in modo educato, deve dare l’esempio.
«I bambini socializzano quasi esclusivamente attraverso l’esempio», afferma Remo Largo, pediatra svizzero e autore di diversi libri sull’educazione dei bambini. «Quando i piccoli non fanno ciò che si chiede, i genitori dovrebbero mettersi in discussione».

«Però anche tu…»
Ma dare l’esempio è meno semplice di quanto si pensi: il ruolo di chi funge da esempio ha a che fare con la credibilità, con la forza di persuasione e, naturalmente, con la fermezza. Se gli adulti si attengono saltuariamente alle buone maniere, le conseguenze sono  inevitabili. Non a caso i bambini adorano sorprendere gli adulti mentre ruttano, o si mettono le dita nel naso. I comportamenti sbagliati vengono registrati immediatamente, e il «Però anche tu» rende più difficile e faticoso qualsiasi altro sforzo educativo.
Cosa fare dunque per educare alle buone maniere? Mara Foppoli, responsabile formazione e coaching di consulenza genitori per Pro Juventute ribadisce la necessità di insegnare le buone maniere ai propri figli attraverso il gioco e l’esempio, tanto da renderla una pratica quotidiana. Il genitore deve essere conscio del fatto che il proprio comportamento sarà emulato dai figli.

Grazie e prego
L’atteggiamento mentale appropriato è quindi essenziale per il genitore che ambisce a dare una buona impronta. «Possiamo iniziare dai sei mesi ad indicare, con un no, i comportamenti inappropriati. Inoltre, in questa fase della vita del bebè, un genitore può già insegnare a ringraziare dicendo grazie e prego mentre porge un giochino al bambino. Quando il piccolo comincerà a riprodurre dei prego e grazie, lo si potrà premiare con dei sorrisi. Anche un’attenzione al tono di voce è importante», spiega Mara Foppoli. Attraverso l’esempio concreto cominceranno a prodursi delle idee di regole di comportamento. In pratica, quello che si osserva, si sperimenta e si vive dovrebbero coincidere il più possibile...

La psicoterapeuta

Per Pro Juventute, Mara Foppoli si occupa anche di formazione e consulenza ai genitori.

Come si insegnano le buone maniere ai propri figli?
La gentilezza chiama gentilezza; così come le buone maniere richiamo le buone maniere. Questo tema mette in gioco le competenze dei genitori, che spesso si chiedono come e quando incominciare a educare alle buone maniere.

I genitori devono ricordare spesso ai propri figli di comportarsi bene?
È più utile aiutare il bambino a costruirsi un’idea di cosa sia un comportamento gentile e cosa non lo sia. Nelle situazioni è importante aiutarli a ragionare sulla base di quel che sentono a seguito di quel dato comportamento, invece di ubbidire a una regola. La gentilezza che pian piano si va a costruire permette di innalzare la qualità della relazione umana, esprimendo attenzione e interesse per gli altri. Così diamo loro una bussola per aiutarli a muoversi con rispetto all’interno di una società.

Le buone maniere si trasmettono soltanto di padre in figlio?
Una società sensibile al proprio e altrui sentire, che abbia cura del bene comune, aiuta meglio un bambino a diventare autonomo. In questo i genitori sono i responsabili primari. Pensiamoci quando siamo nel traffico, con i bambini a bordo, e manifestiamo la nostra rabbia a chi non ha rispettato uno stop…. I bambini ci guardano e dai genitori imparano.

Sono soltanto i genitori a dare la giusta impronta ai propri figli?
Pur restando i responsabili primari, esistono anche altri contesti sociali con cui i bambini entrano in contatto: il nido, la scuola dell’infanzia, la scuola. In questi luoghi si possono incontrare educatori ed educatrici professionali che possono aiutare a promuovere le buone maniere.

Ciò che si impara da piccoli rimane per sempre?
Nell’educazione di un bambino, la forma ha un grande significato: bastano poche azioni simboliche, perché i piccoli acquisiscano nei confronti dei genitori un sentimento di gratitudine che non si basa sui sensi di colpa, ma su sentimenti di amore reciproco. Di fatto, ciò che i figli vedono, tenderanno a rifarlo come prima possibile risposta.


La buona educazione comincia a tavola.

3 anni circa:
- Dire «grazie» e «prego».
- Rispondere gentilmente a un saluto.
- Parlare guardando negli occhi il proprio interlocutore.
- Lavarsi le mani prima di mangiare e dopo essere stati al bagno.
- Portare la mano alla bocca quando si tossisce o si starnutisce.
- Rispettare piante e animali.

4 - 6 anni circa:
- Salutare per nome se si arriva e si parte.
- Lavare i denti dopo i pasti.
- Non ruttare, non emettere flatulenze, non mettere le dita nel naso.
- Condividere i giochi.
- Trattare con rispetto le proprie cose e quelle degli altri.

7 - 12 anni:
- Salutare bene coloro che ci circondano.
- Lasciar parlare il proprio interlocutore e saper ascoltare.
- Distinguere tra il dare del «lei» e il dare del «tu» .
- Cercare di essere puntuali e scusarsi se si è fatto qualcosa che ha ferito, deluso l’interlocutore.
- Cedere il posto ad anziani o disabili sui mezzi di trasporto pubblici.

13 - 17 anni:
- Utilizzare un linguaggio appropriato.
- Saper presentare le persone.
- Essere consapevoli dell’effetto di ciò che si indossa e dell’igiene personale.
- Evitare le posture sconvenienti.
- Conoscere le regole per l’uso del telefonino e del fumo e rispettarle.

Letture consigliate

Annie Grove, Leon e le buone maniere, ed Giralangolo: per i piccolissimi
Paola Dessanti, Il manuale dei bambini gentili. Come comportarsi da grandi, ed. Piccoli-Elledici
Nessia Laniado,  Bon ton per bambini, ed. Red
Franco Zambelloni, Lo specchio vuoto, ed. Casagrande

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Testo:  Gertrud Rall

Foto: Getty Images

Pubblicazione:
martedì 15.09.2015, ore 00:00