Kira Ghidoni nel suo ristorante e mondo: quello delle piccole e dolci opere d’arte.

Dolce creatività nella città degli affari

Dal 2011 la 27enne di Gordola è attiva come «pastry chef» a Londra. Le sue creazioni sono piccole opere d’arte. — Mattia Bertoldi

Pasticciera? «No, creativa.» Come ti piacerebbe che i clienti definissero i tuoi dolci? «Delle piccole opere d’arte.» E il tuo dessert preferito? «A dire il vero, non mi piacciono i dolci». C’è poco di convenzionale in Kira Ghidoni, 27 anni di Gordola. A partire dal suo percorso professionale: dopo un apprendistato in Ticino e qualche anno di lavoro in Svizzera romanda, nel 2011 si è trasferita a Londra per lavorare come «pastry chef». «Ero arrivata a un punto in cui ero stufa di tutto e dei classici tiramisù-panna cotta-semifreddo come dolce. Sapevo che non c’era limite alla creatività e volevo imparare, sperimentare. Così mi sono allontanata dal Ticino».

Senza esitazioni
Nel 2011 Kira ha proposto il curriculum vitae a diversi ristoranti; la chiamata è arrivata da Londra. «Non ho esitato e sono partita, pur non conoscendo la lingua inglese. I primi giorni sono stati… duri. In cucina facevo fatica anche a comprendere le singole parole sulle ricette scritte! Non era poi evidente farsi capire, soprattutto al telefono. Ma il fatto è che ci ho messo motivazione e passione, e alla fine ce l’ho sempre fatta. Ho scoperto tante di quelle cose su come vivere qui e creato circa 200 ricette nel giro di quattro anni. È vero, in questo settore le ore di lavoro sono molte e la paga non è un granché. Ma io non sono qui per i soldi: quelli arriveranno dopo. Spero».

Trarre spunto dagli altri
Kira ha un dono, e ne è consapevole. L’interruttore della creatività è sempre acceso. «Non so spiegare come, ma ho questo talento di amalgamare bene gusti che magari non ho mai provato insieme. E poi, sono molto curiosa. Al ristorante ordino il dessert, anche se non mi piace, solo per vedere che cosa c’è sul piatto e capire come poteva essere migliorato. Traggo spunti anche da ciò che mi circonda; una volta, per esempio, sono andata a correre e mi sono imbattuta in una pianta di fico. Ho preso le foglie, ci ho aggiunto del latticello e ne è venuto fuori un gelato che ho accompagnato con dei fichi. Buonissimo. Un’altra volta ho rimediato molte foglie di eucalipto. Era pericoloso usarle in un dolce, perché si corre sempre il rischio di alterare il gusto finale, ma ce l’ho fatta grazie a un sorbetto alla mela verde». E per quanto riguarda il futuro… «Il Ticino può aspettare. Vedremo cosa ne sarà, ma non mi pongo limiti».


Kira Ghidoni ama sperimentare abbinamenti originali per creare dei dessert particolari, come questo dolce ai fichi.

La storia dei ristoranti Delmonico’s, marchio di qualità a New York dal 1827.

New York, quasi duecento anni fa. Era il 1826 quando Giovanni e Pietro Delmonico decisero di lasciare la Svizzera e tentare la fortuna in America. Si trasferirono a New York e già alla fine del 1827 aprirono un piccolo caffè con pasticceria annessa. Per quasi un secolo, questa famiglia originaria di Mairengo (frazione di Faido) ha segnato la storia della ristorazione newyorkese con una lunga serie di ristoranti marchiati da una scritta inconfondibile: Delmonico’s.

Oltre a Giovanni (ormai noto come John) e Pietro (Peter), vi fu un altro protagonista in questa storia di successo: loro nipote Lorenzo. Nato nel 1813 in Ticino e partito alla volta degli Stati Uniti ad appena 19 anni, ha accolto nel ristorante di famiglia le maggiori celebrità di quel secolo: dai presidenti degli Stati Uniti Lincoln e Wilson al generale Custer, passando per scrittori come Emerson, Twain e Dickens. Lorenzo tornava spesso in Ticino e qui finanziò diverse opere pubbliche, tra cui la casa comunale di Mairengo. Quando nel 1881 morì, il New York Times gli dedicò un lungo necrologio definendolo «il più famoso ristoratore del nostro Paese». Difficile dargli torto.

Si cercano storie di emigrazione

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