Duilio Bottinelli con la sua opera, pubblicata nel dicembre 2015.

«Streghe e spiriti nelle leggende della mia valle»

Duilio Bottinelli, docente in pensione, non se ne sta con le mani in mano. A dicembre ha realizzato un grande sogno, pubblicando un volume sulle novelle della Morobbia. —
di PATRICK MANCINI

Streghe, spiriti, valanghe, leggende e cronache della Valle Morobbia degli anni ’20, raccolte in un volume da un arzillo 85enne. Duilio Bottinelli, classe 1931, ex docente, a dicembre dello scorso anno ha coronato il sogno di una vita. Le sue Novelle, racchiuse in un tomo di oltre 500 pagine, trasudano storia. «La mia non vuole essere nostalgia – precisa –. Però i ticinesi non devono dimenticare da dove vengono. Oggi forse si sta troppo bene». Cresciuto nella frazione di Carmena, Duilio oggi vive a Bedano, il paese d’origine di suo padre, Rinaldo. Seduto su una sedia in giardino ricorda ancora ogni dettaglio della sua infanzia. «Capita che a un certo punto mio padre si trasferisce in Morobbia, per fare il maestro di scuola elementare. È lì che conosce mia madre, una mezza americana di nome Goldie che lavora all’osteria del posto».


E sarà proprio il papà a trasmettere a Duilio l’amore per l’insegnamento. «A cinque anni e mezzo io ero già sui banchi di scuola. E il maestro era mio padre, un uomo imparziale, che non mi ha mai regalato uno straccio di voto. Forse mi ha trasmesso qualcosa. Perché a metà della mia adolescenza ho sentito un forte desiderio di diventare docente a mia volta. Ho insegnato alle elementari, alle maggiori e alle scuole professionali. Non ho mai voluto fare il direttore di scuola, però. Anche se me l’hanno proposto più volte».

Un Ticino d’altri tempi
Sfoglia le sue Novelle, Duilio. Emergono fotogrammi di un Ticino d’altri tempi. Quello della transumanza, in cui si andava a scuola solo sette mesi all’anno e nei rimanenti cinque si stava sugli alpeggi. «I documenti che ho pubblicato sono originali, li ho trovati tra le scartoffie di mio padre. Si tratta soprattutto di temi e scritti dei ragazzi dell’epoca. Leggendoli si percepisce un senso morale che oggi non c’è più. Si intuisce, ad esempio, che gli adulti proibivano ai ragazzi di girare di notte». Senza contare le credenze. Il verso della civetta che diventa un messaggio di malaugurio.



Tre uomini misteriosi, chiamati scalabrini, che vagavano nel buio durante i temporali. Una mano nera che spunta da un muretto. «C’era parecchia superstizione. Ma c’erano anche timori più concreti. In particolare la paura del lupo, dell’orso e di altre bestie. Si narra che una volta un bimbo rischiò di essere portato via da un’aquila». Almeno due volte a settimana Duilio torna nella sua valle. «Per realizzare il libro ho incontrato tanta gente. Volevo anche testimonianze dirette, di anziani, di persone che quei tempi li hanno vissuti in prima persona». Ma soprattutto Duilio tra quelle montagne cura le sue proprietà, i suoi terreni. «Taglio l’erba, le piante. È importante tenere in ordine questi posti, mi gratifica. Quindici anni fa ho restaurato una stalla, è diventata una piccola opera d’arte. La gente passa di lì e si ferma a guardare». Nonostante gli acciacchi dell’età, Duilio si presenta perfettamente in forma. Agile, scattante, dalla battuta sempre pronta. «Il fisico regge molto bene, anche perché ho sempre fatto sport. Vado in bicicletta e scio. Mi piace andare a Bosco Gurin, in passato facevo anche trasferte oltre San Gottardo».  

Tra passato e futuro
L’85enne  ci mostra la sua casa. Spiccano montagne di libri, ma anche diversi oggetti singolari. In cima al mobile della sala c’è, ad esempio, l’allocco imbalsamato ereditato dal nonno. A fare da anticamera al suo piccolo studio, invece, due chicche. La culla in cui dormì suo padre da piccolo trasformata in un vaso da fiori. E un suggestivo pianoforte degli anni ’30. «L’ho comprato alla fine del 1950 con i miei primi risparmi. Lo pagai 680 franchi, quando il mio stipendio mensile era di 200 franchi. La musica l’ho sempre avuta nel sangue, suono ancora oggi, appena posso. Soprattutto brani classici, in particolare Chopin». Duilio resta comunque un personaggio proiettato verso il futuro. E per sottolinearlo ci mostra, orgoglioso, il suo iPad. «Me l’hanno regalato due anni fa, lo uso per le email, per leggere i giornali. Non ho mai avuto problemi con le nuove tecnologie. E quando sono in difficoltà chiedo aiuto, magari chiamo uno dei miei tre figli». Già, i figli. Fulvio, Valeria e Maura, nati dal suo matrimonio con Graziella, oggi 83enne. «Dei miei figli due su tre sono insegnanti, l’altra lavora nelle risorse umane. Si vede che siamo una famiglia di maestri. Graziella l’ho conosciuta proprio ai piedi della valle Morobbia, a Giubiasco, nel 1947. Io ero in seconda magistrale e lei faceva la commessa in un negozio. Siamo assieme da oltre 60 anni». Dopo averci rivelato le sue passioni per la fotografia e per i vini (da oltre 40 anni è nell’Ordine dei grancoppieri), Duilio ci saluta con un autografo sulla terza pagina del suo volume. E, immancabilmente, il simpatico 85enne la butta sul sarcasmo. «Vi faccio una dedica, ma sappiate che io mi considero un signor nessuno. Una persona qualunque che ha sempre fatto il suo dovere. Con tanta semplicità».
 


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