Jan Schwarzenbach ha ottenuto l’ambito «Master of wine». 

Un «Master of Wine»
anche in Svizzera

Jan Schwarzenbach, enologo e responsabile del Servizio vendita Vini presso Coop, ha tutti i motivi per brindare: dalla settimana scorsa può infatti fregiarsi del titolo di «Master of Wine».  — REGULA BÄTTIG

Il «Master of Wine» si è tenuto per la prima volta nel 1953 ed è una prova davvero estrema. Negli scorsi anni solo un terzo dei candidati ľha superata, e in alcuni anni viene addirittura respinto quasi il 90% degli aspiranti. Così, in tutto il mondo, solo 338 persone possono fregiarsi di questo ambito titolo. A onor del vero, dalla settimana scorsa ce ne sono 2-3 in più. Schwarzenbach è uno di loro.

Ecco qua il nostro Master of Wine fresco di nomina! Si ricorda ancora del suo primo bicchiere di vino?
No, non mi ricordo assolutamente più cosa fosse. Ma non era di certo il miglior bicchiere della mia vita! (ride) Dev’essere stato durante gli anni della mia adolescenza, e a quell’epoca la cosa decisiva non era la qualità, ma piuttosto il prezzo conveniente e la gradazione alcolica.

Si direbbe quasi che il vino non abbia sempre avuto un ruolo fondamentale...
Già. Al vino sono arrivato un po’ per caso. E non vengo neppure da una famiglia di viticoltori. Quando si è trattato di scegliere un indirizzo di studi, ad attirarmi erano soprattutto le scienze naturali. Una delle alternative più interessanti era biologia. Alla fine approdai all’enologia e alla viticoltura. E non me ne sono mai pentito.

Cosa la affascina nel vino?
La varietà. Esistono un’infinità di aromi, di varietà e di tipi di vinificazione: insomma, non esiste vino che sia uguale a un altro. Amo anche l’accostamento di vini e pietanze e cucino molto volentieri.

Cosa l’ha convinta a partecipare alla formazione per il Master of Wine?
L’ho immaginata divertente e interessante: e le mie aspettative non sono andate deluse. Spero inoltre che il titolo mi aiuti ad avvicinare la gente al tema del vino in modo ancora più efficace.

Ha una formazione da enologo e si occupa ogni giorno di vino: una prova del genere per uno come lei dovrebbe essere poco più di una formalità, non è vero?
Sarebbe bello: in realtà per questo esame mi sono preparato intensamente per 7 lunghi anni. È infatti necessario acquisire un massa enorme di nozioni e approfondite competenze pratiche.

Cosa significa in concreto?
Prendiamo come esempio la degustazione: ovviamente anche prima potevo degustare un vino. Ma il ritmo e la precisione richiesti nell’ambito dell’esame sono tutt’altra cosa.

Come avviene la prova? I candidati,ad esempio, devono saper dire in quale villaggio sono maturate le uve, o se il vigneto è esposto a sud o a est?
Qualcosa del genere: tuttavia si ricevono determinate informazioni sui dodici vini da degustare. Ad esempio viene indicato che si tratta di quattro diversi vitigni, che provengono dalla stessa nazione ma non dalla medesima regione. È ancora possibile bere un bicchiere di vino unicamente per il proprio piacere? Durante la preparazione all’esame, ovviamente, un po’ del piacere per il vino va perduto. Ora, tuttavia, le cose sono ritornate alla normalità. Dagli esami di degustazione sono già passati tre anni.

Intende dire che oggi non riuscirebbe più a passare l’esame?
La si deve immaginare un po’ come una maratona: non si corre a casaccio, così come viene, bensì ci si allena in modo mirato per una certa data, così da essere al top della forma quando poi si gareggia.  

Quale vino porterebbe con sé nella proverbiale isola deserta?
Meglio portarsi appresso una bottiglia d’acqua. (ride) Un vino che preferisco a tutti gli altri non ce l’ho, cambia con le stagioni, o con l’umore oppure con la pietanza che viene servita in tavola. Fondamentalmente mi piace cambiare.

Non mi dica che nella sua cantina non c’è un vino di cui possiede diverse casse...
No. Nella mia cantina ho parecchi vini, 800-900. Raramente acquisto più di una cassa di un dato vino alla volta. Per lo più ne compro tre bottiglie, al massimo sei. Come detto: mi piace cambiare.

E tuttavia qualche tipologia favorita ce l’avrà...
Ho un orientamento piuttosto classico e trovo molto appassionanti il Bordeaux, il Bourgogne e la Valle del Rodano. Circa tre anni fa, inoltre, mi sono lasciato conquistare anche dallo Champagne.  E l’ottobre scorso sono stato nello Jerez: attraverso gli Sherry e i Porto ho scoperto tutto un nuovo ambito tematico denso e appassionante. Dai tempi della mia formazione sono anche un grande fan dello Shiraz australiano.

Il numero di Master of Wine in Svizzera aumenta. Tra un po’ di tempo lo spazio comincerà a farsi stretto?
No, non credo. Cosa c’è di male se tra qualche anno in Svizzera ci saranno trenta Master of Wine? Anzi, sarebbe meraviglioso!

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