Ecco cosa significa venire al mondo

Da gennaio ad agosto 2016, in Ticino,  sono nati 1558 bambini. Molti di loro hanno visto la luce alla Beata Vergine di Mendrisio. Due medici, due infermiere pediatriche e una levatrice riflettono sulla nascita. — CARMELA MACCIA

Il 25 dicembre è alle porte. Per la cultura occidentale il Natale è tra le festività più importanti. Qualcuno la considera un inno al consumismo, qualcun altro la vive secondo la tradizione cristiana. A voler  considerare soltanto quest’ultimo aspetto – e siamo parziali – ci accorgiamo che in questo periodo dell’anno si accendono le luci, simbolo di vita, si fa l’albero di Natale, si preparano i doni per le persone alle quali vogliamo bene. Ma, la rappresentazione più importante è la Natività, con la capanna che accoglie Gesù Bambino, sua madre e suo padre….

Così, ci siamo rivolti a un reparto di ginecologia e ostetricia, per chiedere loro cosa voglia dire nascereIl reparto maternità dell’ospedale Beata Vergine di Mendrisio ha accolto la nostra richiesta. Ecco le riflessioni del ginecologo Giorgio Caccia, della pediatra Federica Bartoli, delle infermiere pediatriche Barbara Garobbio Trapletti e Silvia Osmetti Gianini e della levatrice Barbara Banfi.

Barbara Garobbio Trapletti, infermiera pediatrica: «La nascita è una vita che comincia a camminare con noi» 
Ho due bambini, entrambi sono unici, perché l’atto della nascita è un momento unico e grandioso. È la mia quotidianità. L’assistenza alla nascita è la parte migliore del mio lavoro. Mi fa assaporare l’energia che il neonato porta con sé. Mi commuove, un bebè desiderato si sente e questo mi spinge a dare ogni volta il meglio di me. Aiutare la madre ad avere le cure migliori possibili vuol dire trasmetterle ciò che io ho ricevuto, quando sono diventata madre. Ultimamente, quando vedo nascere un bambino ringrazio l’Universo per questa nuova esperienza, ma soprattutto per questa nuova vita che comincia a camminare con noi.

Federica Bartoli, pediatra: «Focalizzo la mia attenzione sulla luce del bambino» 
La nascita è la sintesi di un insieme di emozioni, che esplodono dopo momenti concitati. È il passaggio da un legame anatomico con la madre ad uno affettivo e per la vita. Quindi è la fine di un periodo e l’inizio di un altro. Ho sempre voluto fare la pediatra, perché mi affascina proprio questo aspetto di un nuovo inizio, per il neonato e per la coppia che lo ha fatto venire al mondo. Non ho mai avuto dubbi di aver fatto la scelta giusta. Focalizzo la mia attenzione sul bambino che nasce, più che sulla madre cha dà alla luce, per poi condividere il susseguirsi di emozioni contrastanti con i neogenitori.


Silvia Osmetti Gianini, 
infermiera pediatrica e caporeparto all’OBV: «Gli occhi, il pianto di un bambino sono un libro da interpretare» 
Nascere vuol dire venire alla luce e mi piace associare questa parola al «Bonding», che considera ogni nascita un momento individuale, in cui i desideri della madre e del suo bambino sono al centro di tutto. Nel nostro ospedale, quando un bambino nasce rimane sempre con la madre, affinché il trauma del lieto evento sia presto superato. Inoltre, educare la neo mamma è ciò a cui teniamo maggiormente, perché ciò si ripercuoterà positivamente sul futuro della nuova famiglia, dove chi è venuto al mondo comincia la sua vita. Ogni nascita è un privilegio di emozioni, un momento unico e quindi deve essere di qualità.

Giorgio Caccia, ginecologo e primario di ginecologia e ostetricia: «La nascita è uno sguardo nuovo della nostra Umanità» 
La nascita è legata al tema di una nuova vita. Noi siamo i testimoni di questo evento magico, che è l’incontro con l’umano. Uno sguardo nuovo, che contiene la nostra Umanità. Nascere è la concretezza di un bambino che dal ventre materno va verso l’Umanità. Nella prima mezz’ora di vita, lo sguardo di un neonato ha già la capacità di interagire, tanto da creare un legame. In lui c’è già la percezione di questa Umanità, che ricerca nello sguardo dell’altro. Il neonato è al contempo luce e comunicazione. Lo sguardo di un neonato mi nutre, dopo giornate intense. Mi dà energia, ogni bebè la irradia e inconsapevolmente la espande.

Barbara Banfi, levatrice: «Mi dà gioia seguire le donne durante il puerperio» 
Nascere per me è approdare su questa terra, arrivare, vedere la luce, mentre per una donna vuol dire dare alla luce. Finché un bambino non nasce è in balia delle decisioni altrui, quando nasce è lui a gestire…. Ma il bambino può farsi attendere, perché non è il momento giusto per nascere, e il suo ritardo rimane un’incognita. Per me è ogni volta un’emozione, vissuta intensamente, e sono sempre dalla parte di chi mette al mondo un bambino. In questo processo l’attesa, l’imprevisto spaventa. Io lavoro sulla consapevolezza di ogni donna, sulla sua forza, capace di rendere la nascita un momento unico, su cui porre le basi per il futuro.

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