Festeggiano il Domaine de la Ville de Morges: il capo vignaiolo Corentin Houillon, il direttore Marc Vicari con la compagna Anou de Busschere, Sylvia Berger di Coop e gli enologi Fabio Penta e Frédéric Hostettler (da sin.). Foto: Rolando Cocco, mad

Ecco il meglio del vino svizzero. E il Ticino fa bella figura

Vince un vodese ma ottimo risultato d’insieme per i vini ticinesi al Gran Premio del Vino Svizzero.

Giunto ormai alla nona edizione, il Grand Prix du Vin Suisse ha nominato Il Domaine de la Ville de Morges quale miglior cantina del 2015, che succede al vallesano Charles Bonvin. Ma quest’anno i ticinesi non hanno fatto da comparsa, e sfogliando le nomination si poteva ben sperare in un buon risultato d’insieme. Infatti, cinque su sei i nominati presenti nella categoria Merlot, quattro su sei nella categoria assemblaggi vini rossi e uno nella categoria spumante. La riscossa è arrivata puntuale dopo la magra presentazione del 2014. Il «Comano» 2013 della Tamborini si è posizionato al primo posto nella categoria Merlot, seguito da Ivo Monti col suo «Merlot del Ticino Rovere» 2012. Non ancora sazi, ecco che a completare il palmarès ci ha pensato Ivo Monti col suo «Malcantone Rosso dei Ronchi» 2012, non solo si è aggiudicato il premio nella categoria assemblaggi vini rossi davanti ad un altro vino ticinese, il «Tre Ori di Gudo Pian Marnino» 2009 dell’omonimo agriturismo, ma si è aggiudicato anche il premio vinissimo attribuito al vino col punteggio più alto raggiunto tra i 3.000 vini degustati durante il concorso che, ricordiamo, si è svolto tra il 22 e il 26 giugno. La serata si è conclusa con uno spumeggiante terzo posto per il «Noir Brut» della Cantina Delea.

Il re delle Langhe



Il Barolo, considerato comunemente «il re dei vini e il vino dei re», deve il suo nome a uno degli undici comuni delle Langhe, dove i delicati grappoli di Nebbiolo hanno trovato il terroir ideale per la loro lunga maturazione. È dai vigneti collinari di Serralunga d’Alba che provengono le uve del Barolo DOCG della Tenuta Cappallotto, un’antica cascina di proprietà della famiglia Lanzavecchia. Un vino rosso granato, che si esprime nell’inconfondibile bouquet etereo ricco dei profumi tipici della terra piemontese: frutti rossi maturi, ciliegia sotto spirito, fiori appassiti, lacca, foglie di tabacco e pepe. Rigoroso e armonico si sposa con carni rosse, volatili, selvaggina, formaggi e con un tagliolino al tartufo bianco, il nobile Tuberum Magnatum.






L’assemblaggio o taglio è una delle pratiche più usate in enologia. In sostanza si tratta di abbinare un vino dello stesso tipo con una diversa annata oppure di diversi vitigni. L’assemblaggio è molto usato per gli Champagne non millesimati dove si sposano vini di diverse annate. Ma il più noto è il «taglio bordolese» praticato storicamente a Bordeaux. È il frutto di un blend tra Cabernet Sauvignon e Merlot e Carbernet Franc. Questo tipo di abbinamento è molto usato in California per bilanciare le caratteristiche dei vitigni.

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