Daniele Dondé nella sua galleria di Via Nassa a Lugano. (Foto: Sandro Mahler)

Ecco l'uomo che falsifica i quadri

Tre giorni di lavoro per un Van Gogh, dieci per un Picasso, fino a centoventi per un Rubens. Alla scoperta del duro mestiere del falsario con Daniele Dondé. — di ANDREA SCERESINI

Se gli domandi il senso della sua arte, lui ti risponde con un motto: «Molti sanno fare, in pochi osano ripetere». La contraffazione è il suo pane quotidiano e lo ha condotto, nel giro di tre decenni e mezzo, a organizzare esposizioni in ogni angolo del globo, da Londra a New York, da Tokyo a Parigi. Tra i suoi clienti vi sono vip del calibro di Sophia Loren, Alberto di Monaco, Silvio Berlusconi, Rafael Nadal e Roger Moore. Daniele Dondé – cremonese, classe 1950, da cinque anni residente a Lugano – è universalmente considerato il più grande falsario al mondo: «Sono lʼʼinventore del falso dʼautore – precisa lui –. I contraffattori di opere dʼarte sono sempre esistiti, da che è nata la pittura. Io, per la prima volta, li ho portati allo scoperto. Lʼidea me la diede uno dei miei primi clienti vip, Frank Sinatra, che un bel giorno mi disse: «Tu sei un vero maestro, Daniele. Perché non esci allo scoperto? Perché non inizi a firmare col tuo nome i quadri che dipingi?». 

Lʼuscita allo scoperto e il successo
Era il 1991, e fino ad allora, come ogni falsario che si rispetti, mi ero sempre sforzato di restare nellʼombra. Decisi che era giunto il momento di cambiare rotta, perché in fondo lo diceva anche Picasso: «Solo veri i geni sono in grado di copiare». Lʼintuizione si rivela vincente: nel 1994 Daniele Dondé riceverà il titolo onorifico di professore di arte moderna e contemporanea presso la prestigiosa American University di New York. Negli anni successivi fonderà la «New Italian pop art», che parte dalla rivisitazione di alcune celebri opere di Andy Warhol («un antipaticone, Frank non poteva vederlo», ricorda il falsario). Oggi la sua galleria ticinese – la DD Art Studio di via Nassa – è meta di pellegrinaggio per migliaia di aficionados provenienti da ogni angolo del globo. Una delle sue ultime creazioni sono i cosiddetti «Stradivari rock», autentici violini cremonesi decorati con le riproduzioni di celebri opere dʼarte del passato: «Lo spunto me lo fornì Mick Jagger – racconta Dondé – . Era il 2007 ed era in corso il vernissage della mia esposizione Luxury art, allʼhotel Excelsior di Roma. «Maestro – mi disse il leader degli Stones – visto che provieni da Cremona, la città dei violini, perché non crei in esclusiva per me uno Stradivari in versione rock? Lo vorrei rivestito dʼoro, di diamanti e di gemme». 

Lʼidea ebbe successo e per anni è stata il mio cavallo di battaglia. Oggi sono pronto ad andare in pensione: toccherà a mio nipote portare avanti il marchio di famiglia». Falsari si diventa, insomma, e quasi sempre per investitura. La storia artistica di Daniele Dondé – ultimo rampollo di una ricca famiglia lombarda – affonda le radici negli ultimi anni Settanta: dopo la morte dei genitori, grandi appassionati di pittura e noti collezionisti, il giovane Daniele si dà da fare per rivendere alcune tele di famiglia. Ma i quadri, purtroppo per lui, si rivelano in buona parte falsi: «La conferma me la diede il grande Aligi Sassu, al quale sottoposi una delle sue presunte opere – dice Dondé – . Il maestro scosse la testa, poi sentenziò: “È fatta molto bene, ma non è mia”. Così presi contatto con coloro che avevano gabbato i miei genitori. Feci loro una proposta ben precisa: “Avete unʼunica possibilità per evitare la denuncia – esclamai –. Dovete insegnarmi il mestiere”. Ovviamente furono ben felici di accettare, ed è così che diventai un falsario». Certo, quella del taroccatore programmatico è unʼattività tuttʼaltro che semplice:ogni opera – come insegna il maestro – è un delicatissimo mix di materiali specifici e tecniche pittoriche di una certa complessità, il tutto miscelato secondo la sensibilità psicologica e culturale dellʼartista, che un buon contraffattore deve conoscere a menadito. Per eseguire una riproduzione perfetta sono spesso necessari lunghi giorni di lavoro. Quanti? Almeno tre per un Van Gogh, dieci per un Picasso, fino a centoventi per un Rubens o un Canaletto. 

Metà delle opere esposte sono false
«Il falso può essere addirittura impeccabile, persino più del vero – spiega Dondé –. Del resto, i falsari sono molto più numerosi di quanto si creda, così come le varie truffe collegate al loro lavoro. Facciamo un semplice esempio: io possiedo un Picasso con cornice autentica. Che faccio? Levo la tela dalla cornice e la faccio riprodurre da un bravo falsario, poi inserisco lʼopera autentica in una cornice fasulla e viceversa. In questo modo avrò ottenuto due Picasso assolutamente identici, entrambi con elementi di autenticità certificati. In altre parole, insomma, avrò raddoppiato il mio patrimonio. Sono trucchi vecchi come il mondo, che molto difficilmente possono essere smascherati. Il risultato? Almeno la metà delle opere dʼarte esposte oggi nei musei sono perfettamente tarocche, e la percentuale cresce ancora di più se prendiamo in considerazione le collezioni private». Parola di falsario. 

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