Educazione alla cittadinanza

La gioventù dibatte: il progetto federale stimola gli studenti delle medie e medie superiori a confrontarsi in una gara a coppie su temi d’attualità politici e sociali. Il 24-25 marzo la finale a Berna. — ROCCO NOTARANGELO

Chi l’ha detto che i giovani sono tutti narcisisti privi di slancio etico, insensibili alla politica e ai temi sociali? Certo, rifiutano in massa le liturgie dei partiti e le elezioni votazioni. Ma non è colpa loro se il dibattito politico è ridotto a marketing, se i partiti sono diventati delle lobby e se nell’opinione pubblica si invoca sempre più “l’uomo forte”, il leader carismatico.

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Eppure, mentre si allarga l’apatia e la sfiducia verso le istituzioni democratiche, cresce, paradossalmente, l’attenzione sulle tematiche sociali ed economiche. Anche e soprattutto tra i giovani. Un esempio illuminante è il progetto federale “La gioventù dibatte”, che dal 2006 coinvolge studenti di scuola media e media superiore di tutta la Svizzera. I docenti interessati, infatti, invitano gli allievi ad approfondire argomenti d’attualità, quali: i datori di lavoro devono dare la precedenza ai residenti? Si deve concedere il diritto di voto ai sedicenni? Dopo la ricerca, gli studenti presentano in classe, in un dibattito a coppie, gli argomenti pro e contro. I più brillanti di loro, poi, accedono alla finale cantonale e i vincitori, ogni due anni, anche a quella nazionale a Berna. Quest’anno si tiene il 24-25 marzo.

Sviluppare doti dialettiche
«Il progetto è uno stimolo potente per gli studenti nelle dinamiche di gruppo e nei rapporti con il docente. Perché sono “costretti” a capire temi e argomenti complicati e a farli propri» racconta con entusiasmo Helena Glaser Tomasone (51 anni), insegnante di economia e diritto al Liceo Lugano 2, una dei pionieri di “La gioventù dibatte” in Ticino. «Ho visto ragazzi che grazie a questa esperienza sono cambiati radicalmente: hanno scoperto di avere talento ed è cresciuta l’autostima. Insomma, il metodo del dibattito ha effetti positivi sul loro modo di vivere la scuola e sui loro risultati». A rappresentare quest’anno il Ticino a Berna ci sono, tra gli altri, Emma Broggini e Liliana Cedro (quarta Liceo Lugano 2), Stefano Pozzi e Federico Bolzani (terza Liceo Lugano 1).

Una scena del dibattito: Emma Broggini e Liliana Cedro (Liceo Lugano 2) “contro” Stefano Pozzi e Federico Bolzani (Liceo Lugano 1).

Perché avete deciso di partecipare a “La gioventù dibatte”? «Per capire meglio temi di attualità che, purtroppo, sui media sono spesso presentati in modo poco chiaro, se non fazioso. E poi anche per esporre a voce le motivazioni e controbattere, sviluppare la capacità di ascolto» racconta con piglio Federico (17 anni). Gli fa eco il suo compagno di classe e coetaneo Stefano: «È un’opportunità unica che la scuola ci offre, cioè imparare ad analizzare bene un tema, a dialogare con gli altri e a sviluppare certe doti dialettiche». Ed Emma (18 anni) aggiunge: «Si impara anche a riconoscere l’esistenza e la validità dei punti di vista che non condividi. Anche se poi è una gara e bisogna convincere la giuria delle proprie argomentazioni». È quella che si chiama, con un po’ di enfasi, “educazione alla cittadinanza”.

Il lavoro di preparazione in coppia
Il dibattito, però, viene preparato in coppia, non è il soliloquio di uno studente. «Sì, ho svolto a casa con Emma tutto il lavoro di ricerca, ed è stato molto formativo» racconta Liliana (18 anni). «Abbiamo approfondito i temi e costruito la mappa degli argomenti pro e contro. Così nel dibattito c’è stata una fruttuosa complicità nell’esporre i nostri punti di vista». Anche Federico conferma il piacere del lavoro preparatorio con Stefano: «Per esempio, sul tema della responsabilità delle multinazionali svizzere in materia di diritti umani da parte delle filiali estere, ho inviato delle mail a varie imprese e associazioni per conoscere la loro opinione. E ho ricevuto risposte molto interessanti, che ci sono servite per mettere a punto i nostri argomenti».  

Helena Glaser Tomasone, insegnante di economia e diritto al Liceo Lugano 2.


Una peculiarità del dibattito è che le coppie che si fronteggiano devono spesso difendere posizioni che non condividono, mettere in discussione certi “pregiudizi”. «Lo scorso anno avevamo il tema della “guerra giusta”. All’inizio, istintivamente, ero a priori contro la guerra. Poi però, approfondendo la questione, ho capito che era molto più complessa del previsto. Così, quando siamo andati a definire gli argomenti siamo stati prudenti, evitando la trappola della semplificazione» spiega Emma. «Anch’io ho imparato a sostenere con l’arte della retorica punti di vista su cui non ero d’accordo. Di fatto, però, è un vantaggio, visto che si conosce e si è moralmente a favore dell’altra opinione» sottolinea Stefano. «In ogni caso, il dibattito non è zittire la coppia che esprime un ragionamento contrario, come succede in certe “arene televisive”, ma incalzandola con domande e rilevando limiti e lacune» afferma Liliana.
 

Bugie e persuasione
Non è curioso che a voi si chieda correttezza, ascolto delle opinioni altrui, mentre nella “politica vera” tutto è permesso, anche le bugie e la propaganda? «Forse è anche per questo che la partecipazione dei cittadini al voto è sempre più bassa. Di più, la bugia dei politici attecchisce anche perché l’opinione pubblica è impreparata, disinteressata. Noi, con “La gioventù dibatte”, proponiamo un salto di qualità alla politica» dichiara con ottimismo Stefano. «Nei nostri faccia a faccia io le bugie non le dico e non posso dirle per non rischiare una figuraccia, perché davanti ho colleghi che conoscono bene il tema» spiega Liliana.
Il dibattito, però, alla fine premia i vincitori che hanno avuto scaltrezza argomentativa e capacità di persuasione. Stefano e Federico non nascondono il loro spirito competitivo e ammettono che alla finale di Berna vanno per vincere: «sarebbe la ciliegina sulla torta». Liliana e Emma, invece, si dichiarano fan del barone de Coubertin: «Per noi l’importante è vivere una bella esperienza. Vincere è secondario». Comunque vada, e animalisti permettendo, in bocca al lupo!

Intervista Ursula Elsener racconta la sua esperienza di giurata a “La gioventù dibatte” e la sua fiducia verso gli adolescenti.

Avvocata, 50 anni, Ursula Elsener è giurata da quattro edizioni a “La gioventù dibatte”. Già consigliere comunale Plr a Gravesano e a Bellinzona, confessa un po’ di «delusione su come oggi la politica comunica e informa».

Perché ha accettato più volte il ruolo di giurata?  
I giovani ribollono di idee ed energie che non vengono convogliate nelle istituzioni, nelle associazioni e nei partiti. Per me partecipare a questo progetto è arricchente, perché sentire i punti di vista dei giovani sui temi d’attualità mi dà degli stimoli nuovi e diversi rispetto a certi dibattiti politici degli adulti in tv.

Che cosa apprezza dei giovani che discutono con passione?
La loro capacità di scambio costruttivo, la correttezza verso chi esprime un’opinione diversa. Smentisce lo stereotipo sui giovani apatici o estremisti. Il mio auspicio è che i partecipanti a “La gioventù dibatte” possano portare e tradurre la loro esperienza nei partiti, per dare nuova linfa.

Qual è, come giurata, il criterio di valutazione più importante nei dibattiti?
È la forza di persuasione che hanno i giovani nel fondare i propri argomenti, nel far emergere la sostanza del proprio punto di vista, prendendo però sul serio l’opinione avversa. Perché il dibattito non è uno scontro amico-nemico, ma uno scambio di idee e un ascolto reciproco.

Tutto il contrario di quello che succede nella vita politica…
Infatti, di fronte allo sgretolamento della nostra cultura democratica, il progetto “La gioventù dibatte” è come un faro che resiste alle tempeste marine e ai venti. È la mia speranza che la politica possa tornare un giorno ad essere spazio di dialogo e rispetto.

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