Cappella delle Grazie all’interno della chiesa abbaziale.

Einsiedeln, una perla barocca

La chiesa abbaziale attira ogni anno pellegrini e viaggiatori che vengono per pregare e ammirare la magnifica Madonna nera. — RAFFAELA BRIGNONI

Una selva oscura, due corvi e una Madonna nera. Sono questi tre elementi dall’apparenza cupa i protagonisti della storia di Einsiedeln, una delle destinazioni di pellegrinaggio più importanti in Europa, la prima in Svizzera, con un milione di visitatori l’anno. Tutto inizia nell’828 nel bosco che l’anacoreta Meinrado elegge come dimora. Il 21 gennaio 861, l’eremita viene ucciso da due malviventi. Secondo la leggenda, i due corvi che vivevano con il sant’uomo inseguono gli assassini fino a Zurigo e gracchiando attirano l’attenzione delle autorità. Ed ecco questi uccelli diventare simbolo della località svittese. A inizio 900 prende il via la tradizione monastica e, sempre secondo la leggenda, la notte del 14 settembre 948 Gesù stesso inaugura la cappella di Einsiedeln in onore a sua madre. È così che partono i pellegrinaggi. La magnifica statua della Madonna nella cappella all’entrata della chiesa, inizialmente annerita dal fumo di candele e lampade ad olio e successivamente dipinta di nero, dal ’600 indossa sontuosi abiti secondo il gusto dell’epoca della corte di Spagna. Il suo «guardaroba» conta 30 abiti. «Alcuni di questi preziosi capi hanno addirittura 300 anni. È frate Gerold che ha il compito di cambiare l’abito della Madonna, in funzione del periodo liturgico» ci spiega la nostra guida di Einsiedeln Tourismus, Ursi Pfister-Schädler accompagnandoci all’interno della chiesa. «Tutto quello che sembra oro qui dentro, è oro. Il marmo, invece, è quasi tutto finto» sorride Ursi constatando il nostro stupore di fronte a tanta magnificenza.

Motivo d’orgoglio del complesso abbaziale è anche la biblioteca. Non solo perché è un gioiellino barocco, ma anche perché qui si trovano pezzi unici, da codici miniati del medioevo a una bibbia del 1967 illustrata da Salvador Dalì.

Ursi Pfister-Schädler mostra un libro antico nella biblioteca.

Ora, lege et labora
Dopo aver visitato questi luoghi, colpisce il contrasto con la realtà alpina in cui sono inseriti. Nel retro del complesso, le stalle antiche e quelle attuali dei «cavalli della Madonna», campanacci di mucche in lontananza e odore di fieno. Ma anche questo fa parte della vita benedettina. Dopo le preghiere in chiesa, la lettura in biblioteca, ecco il momento di lavorare. Oltre ai monaci, le officine dell’abbazia danno lavoro a circa 200 persone della regione. Tra queste Arthur Baschnagel, scultore che da trent’anni si occupa di ridare vita alle sculture invecchiate male e di produrre copie di originali malandate. Mani grigie di pietra che parlano di ore di lavoro, folta barba e due occhi azzurri penetranti, Baschnagel racconta con malcelata indignazione del modo in cui in passato sono state trattate alcune opere d’arte. Abbandonate e ammassate una sopra l’altra. Nell’atelier, grazie alla sua maestria e alla sua pazienza, ritrovano lo splendore del tempo.

E a proposito di splendore del tempo, merita una visita la piccola pasticceria con annesso il museo del pan pepato a pochi passi dall’abbazia. Varcare la soglia del Goldapfel non solo ci fa risalire nel tempo ma ci riporta anche a dolci ricordi d’infanzia.

Interno della pasticceria Goldapfel

La mobilia retrò e le vetrinette ricolme di leccornie non fanno gola soltanto ai più piccoli. Uno dei dolcetti più famosi è lo Schafbock, un piccolo biscotto estremamente nutriente. Utile per rifocillare i pellegrini sul cammino di Santiago, ma anche apprezzato da chi, come noi, semplicemente riprende la strada di casa.

Einsiedeln Tourismus organizza visite guidate di circa 2 ore ogni giorno (salvo domenica e festivi) alle 14 (in tedesco) a cui non bisogna annunciarsi. Prezzo: 15 fr. a persona. Per visite in italiano invece è bene contattare anticipatamente l’ufficio del turismo:



Pasticceria e museo (ingresso gratuito) del panpepato Goldapfel:

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