Embolo allo stadio di Cornaredo durante gli allenamenti della nazionale.

Embolo: «La mia folgorante ascesa»

Per arrivare al top, talento e volontà di ferro non bastano. Il 19enne attaccante basilese deve il suo brillante inizio di carriera anche alla promozione dello sport di punta in Svizzera. — ANDREAS EUGSTER

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Sandro Penta, responsabile dell’attività sportiva agonistica di Basilea-Città conserva ancora un vivido ricordo di quando vide per la prima volta Breel Embolo, che conosce sin da piccolo e che ha seguito lungo il percorso che lo ha reso un calciatore professionista. «Lo notai per la prima volta quando ancora frequentava la settima classe. Mi venne segnalato dal BSC Old Boys Basel, il club calcistico nel quale giocava all’epoca. Di lì a poco decidemmo di convocarlo per un colloquio.



Volevamo comunicargli che era stato accettato nel programma di promozione dello sport di punta di Basilea-Città». A questo incontro presenziò anche Massimo Ceccaroni, ex giocatore dell’FC Basel e responsabile del settore giovanile della squadra, e la madre di Breel. «Durante l’incontro un certo scetticismo si palpava nell’aria. I dubbi e le perplessità di ogni genitore: «Dove lo porterà ora il calcio, che futuro lo attende...». Sembrava quasi lo dovessimo costringere con la forza a cercare la fortuna». Il gioco è valso la candela. Oggi, a soli 19 anni, Breel Embolo milita come titolare nell’FC Basilea e nella nazionale di calcio svizzera. Un’intera nazione ha riposto in lui le speranze in vista degli imminenti campionati europei in Francia, mentre il suo attuale valore di trasferimento, pari a ca. 20 milioni di franchi, lo ha reso uno dei giocatori sotto i 20 anni più quotati al mondo!



«Uno su un milione»
Il basilese di origini camerunesi non deve solo al suo talento la fulminante ascesa nel gotha del calcio. «Le sue grandiose doti calcistiche sono ovviamente indiscutibili, ma Breel è unico anche nel carattere: di ragazzi come lui ne nascono uno su un milione», afferma Basil Gygax, che ai tempi della promozione dello sport di punta di Basilea Campagna spianò la strada a Embolo. E Gygax non è l’unico di questo avviso. Lo sono anche tutti i suoi allenatori e preparatori. A oggi il golden boy rossocrociato è forse il giocatore più amato a indossare la casacca rossocrociata. La sua ascesa nell’Olimpo calcistico elvetico è stata fulminante. E non c’è da stupirsi. Mentre, infatti, molti dei suoi colleghi tentavano di farsi notare nei tornei di selezione per il settore giovanile, Breel Embolo mise il turbo e prese la scorciatoia.

Esordio a 17 anni
Il 13 marzo 2014, all’età di soli 17 anni, debutta in prima squadra nel Basilea in Europa League. Murat Yakin, l’allenatore dell’epoca, lo gettò nella mischia contro il Red Bull Salisburgo in sostituzione dei due infortunati e amatissimi Marco Streller e Alex Frei, ai tempi la coppia di attaccanti più esplosiva della Svizzera. E lui non si è limitato a calcare i loro passi, ma, metaforicamente parlando, ha infilato gli stivali da sette leghe, dando prova di estrema bravura. Fu così che, solo tre giorni più tardi, esordì anche nella massima serie svizzera con la maglia del Basilea  contro l’FC Aarau, segnando subito il suo primo gol da professionista nella vittoria casalinga per 5-0. Fu l’inizio di una folgorante carriera finora esemplare.  
Anche ai nostri giorni sono pochi gli sportivi fuoriclasse che possono vantare un simile curriculum. Eppure, se in tempi meno recenti poteva accadere che persino un talento del secolo passasse inosservato, non venisse scoperto o, peggio ancora, non incentivato, pensare che questo possa accadere oggi è «quasi fuori discussione», afferma Basil Gygax e puntualizza: «Con le strutture di cui disponiamo oggi, l’unica discriminante ormai è solo la volontà dell’atleta. Spetta a lui decidere se mettercela tutta o no. La promozione dello sport di punta svizzero, unita all’offerta di classi sportive in tutti gli indirizzi di formazione, costituiscono un ottimo punto di partenza». L’unico ostacolo potrebbe casomai venire dal giovane stesso. E i casi sono due: «O il talento che possiede non basta, oppure gli manca la volontà, l’impegno».

Talento e volontà
Breel Embolo ha dimostrato di possedere entrambi «e anche in abbondanza», precisa il suo mentore Sandro Penta e aggiunge: «Sin da piccolo Breel era un ragazzo incredibilmente pacato e coi piedi per terra. Ovviamente già allora sognava di diventare calciatore professionista. Ma in testa aveva anche un altro progetto». Quale? Era interessato a un apprendistato per impiegati d’ufficio e chiese a Sandro Penta, se gli poteva dare una mano a trovare un posto dove fare pratica. «Caro Breel, gli risposi», prosegue Penta, «sarò ben lieto di farlo, solo però se sarai in grado di spiegarmi che cos’è un apprendistato per impiegati d’ufficio». In men che non si dica il giovane si recò da un consulente del lavoro e raccolse le informazioni. «Al nostro successivo incontro Breel mi spiegò per filo e per segno cosa fosse l’apprendistato, in cosa consistesse e l’ambito nel quale gli sarebbe piaciuto farlo», racconta Penta.


E questa è storia. Nel luglio 2015, Breel Embolo effettuò il suo apprendistato all’Associazione Svizzera di Football della Svizzera settentrionale e in questo periodo venne promosso titolare in prima squadra dell’FC Basilea. E anche il resto della Svizzera ne rimase colpita. Per le selezioni nazionali ufficiali gli svizzeri iniziarono a vedere in lui prospettive di salvezza messianica. Il 1° aprile 2015 il quotidiano svizzero-tedesco Blick commenta così l’esordio di Embolo con la maglia della nazionale maggiore nell’amichevole contro gli Stati Uniti: «Al 56° minuto, dagli spalti si leva un caloroso applauso: è per Breel Embolo, l’attaccante basilese appena 18enne, che festeggia la sua première in nazionale. Il suo esordio è stato condito da giocate strepitose, come quella al 74° minuto, quando si è liberato di due difensori sulla linea di fondo e stava quasi per segnare una rete».

Il futuro in un grande club
Resta infine da dire che questo Breel Embolo è stato, ed è tutt’ora, un fuoriclasse. Non solo in campo. Il suo è un talento d’eccezione. Anche il modo nel quale, da calciatore di strada tredicenne, è riuscito a diventato giocatore della nazionale elvetica ha dell’incredibile. Ci si chiede ora che strada prenderà il calciatore più amato dal pubblico. Una cosa è certa: in molti lo vogliono e l’FC Basilea ha già diverse offerte. «Sarei veramente felicissimo di vederlo arrivare molto in alto. L’ideale per lui sarebbe diventare così bravo da potersi scegliere da solo un futuro club», dice Basil Gygax mentre Sandro Penta pensa: «Al momento tutto fa pensare che lo potrà fare molto presto». E aggiunge con un sorriso: «Abbiamo fatto bene, quella volta, a costringerlo con la forza a cercare la fortuna!».



Breel Embolo, nel ritiro della nazionale a Lugano. Il suo valore di mercato è di 20 milioni.

«L’importante è giocare»

A colloquio con Breel Embolo a Lugano, dove la nazionale prepara l’Euro 2016.

Breel Embolo, Breel Embolo, non stiamo più nella pelle dalla voglia di sapere come va il suo ginocchio? (a Pentecoste, durante la partita di Super League contro l’FC Lucerna, l’attaccante dell’FC Basilea si è infortunato al tendine)
Bene. Ho ricominciato senza problemi gli allenamenti con la squadra e non ho nessun fastidio.

Quindi non c’è nessun impedimento a una sua partecipazione agli Europei?
No, sono in splendida forma!

Finora questo è stato il suo unico infortunio di un certo rilievo. Come l’ha affrontato?
Quando mi comunicarono la diagnosi, lì per lì iniziai a preoccuparmi. Il nostro medico di società è riuscito però a tranquillizzarmi in fretta. Anche se in passato mi era capitato spesso di avere problemi al ginocchio, è stata la prima volta che sono stato costretto a restare fermo. Col senno di poi credo che questa pausa sia stata positiva. Dopo 40 partite combattute duramente con l’FC Basilea, sono finalmente riuscito a concedermi un po’ di riposo.

La sua ascesa professionale è stata folgorante. Che sensazione prova?
Fantastica, ovviamente. Arrivai in Svizzera a sei anni con mia madre e mio fratello. Al tempo il calcio non mi interessava tantissimo. Se non fosse per il fatto che mi piaceva giocare a pallone per strada con i miei amici. Solo all’età di nove anni, piuttosto tardi quindi, entrai in un club (il club è l’FC Nordstern del Kleinbasel, n.d.r.).

Come successe?
Un collega mi chiese se mi andava. E a casa chiesi a mia madre se era d’accordo.

E lei come reagì?
Stava quasi esultando (sorride). Ero un bambino incredibilmente iperattivo e la sera non avevo mai voglia di coricarmi. Mia madre quindi mi disse: «Fallo, fallo assolutamente! Se poi torni a casa stanco morto e dormi bene, hai tutta la mia approvazione!».

Ricorda ancora il suo primo allenamento? Riuscì a segnare un goal?
Me lo ricordo ancora molto bene. Non tirai nessuna palla in rete, perché mi offrii volontario per difendere la porta, rimanendo tra i pali.

Come mai?
Di natura sono un tipo piuttosto schivo e anche un po’ timido. Pensavo che nel ruolo di portiere non avrei potuto fare troppi errori. Quindi, le prime partite le giocai in porta. Nel settore giovanile i giocatori cambiano spesso ruoli e quando il mister mi mise per la prima volta in attacco, da allora in avanti mi vietò di stare in porta. Da quel momento gioco sempre nel ruolo di punta.

A che età ha capito che avrebbe potuto arrivare molto in alto nel mondo del calcio?
A dieci o undici anni misi per la prima volta piede nella squadra giovanile del Basilea. Anche se non ne fui molto entusiasta. Ma non dipendeva dall’FCB, ma da me. Io volevo solo giocare a calcio per stare assieme ai miei amici e si dà il caso che loro giocassero ancora nel vecchio club. Per questo decisi di ritornare lì. Mantenni però i contatti con l’FC Basilea che ha continuato a interessarsi a me. A 13 anni decisi di ritentare e da allora sono rimasto fedele all’FCB. I primi pensieri di una carriera da professionista mi sono balenati in testa solo all’età di 15-16 anni.

Come hanno reagito i suoi genitori quando ha detto loro che avrebbe voluto diventare un calciatore professionista?
In questi termini non gliel’ho mai detto. Una volta a pranzo feci capire a mia madre una volta per tutte che mi sarebbe piaciuto dedicarmi al calcio a tempo pieno. A scuola andavo bene e avrei avuto anche dei buoni voti per entrare al liceo. Ma non sarei mai riuscito a conciliare le due cose. Mia madre rimase un po’ stupita, mi disse però che la decisione sarebbe spettata a me. Ma insisteva comunque sul fatto che avrei dovuto continuare a portare a casa buoni voti.

Ha deciso di non frequentare il liceo, ma di continuare a frequentare la classe di sport a Basilea e poi l’apprendistato come impiegato d’ufficio a Liestal. E felice di essersi ritagliato anche questa seconda opportunità?
Sì, ovviamente. Le cose si sono perfettamente incastrate. Sono riuscito a trovare un posto di apprendista all’Associazione svizzera di football della Svizzera settentrionale e ho avuto quindi la possibilità di entrare in contatto con quello che più mi piaceva fare, oltre che di giocare sul campo. Non tutti i miei compagni hanno avuto la stessa fortuna.

Anche quando, all’età di 17 anni, esordì nell’FC Basilea in prima squadra, non interruppe l’apprendistato. Come mai?
Sin dall’inizio ero consapevole del fatto che avrei portato a termine quel percorso. Dovevo frequentare ancora un solo anno e mi piaceva. Per quanto riguarda la media dei voti non avevo mai avuto problemi. L’ho concluso con un 4,7. Non male, vero? Anche se il mio insegnante mi disse che avrei potuto fare meglio.

Tutti sono innamorati del suo carattere. Come descriverebbe se stesso?
Sono un tipo molto alla mano e che ama stare in mezzo alla gente, uno che in squadra sa lavorare bene. Ho sempre pensato che se fai del bene, prima o poi ti torna indietro, lo stesso se fai del male. Cerco di vivere seguendo questo principio. Ma sono anche infinitamente grato del fatto di aver potuto imparare e di continuare a farlo all’interno del miglior club calcistico della Svizzera. È una cosa che apprezzo moltissimo.

All’FC Basilea fioccano offerte di club che la vorrebbero nella propria squadra. Se potesse decidere, per quale squadra  vorrebbe giocare?
In passato il mio club preferito era il Barcellona. Anche perché ci giocava il mio idolo: il camerunese Samuel Eto. Oggi sono attratto soprattutto dalla Premier League inglese e dalla Bundesliga. Per me però l’importante resta sempre poter giocare. Non voglio cambiare società per poi restare in panchina. Non importa quanti soldi mi darebbero. So che così non sarei felice. Per questo preferisco prendermi del tempo prima di decidere. In fondo ho solo 19 anni.

Ora ci sono gli Europei alle porte. Fino a dove arriverà la Svizzera?
L’obiettivo naturalmente è superare la fase a gironi. È un traguardo che vogliamo raggiungere e non ne abbiamo mai fatto mistero. E credo che sia lo spirito giusto. Per quanto riguarda il dopo, si vedrà: tutto è possibile!

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