Karen Twehues: «Il basket è una questione di famiglia».

Esperta di canestri

La trentenne Karen Twehues, nata e cresciuta a Minusio, è la star del campionato femminile di pallacanestro.

Leggi la rubrica sportiva di Armando Ceroni «Sport di sopravvivenza»

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Ben quattro anni nel campionato universitario americano, con i colori del Cincinnati. L’esperienza da professionista in Italia, nel basket europeo «che conta», dapprima con il Reggio Emilia in A2, poi con la Geas di Milano in A1. La parentesi ad Alcamo e il ritorno in Svizzera, a Sion, dove con l’Hélios ha vinto di tutto. Karen Twehues, classe 1983, si guarda alle spalle e le sembra di vedere un’altra vita. Perché il suo presente si chiama Bellinzona. E ora il suo obiettivo non è più la vetta di una classifica, bensì un’ostica salvezza. «La squadra è giovanissima – dice Karen – ed è al secondo anno di serie A. Sarà una grande sfida».

La trentenne nata e cresciuta a Minusio è indubbiamente la stella della massima serie femminile elvetica. Non a caso le altre ragazze del Bellinzona durante gli allenamenti la osservano come se fosse un idolo. «Alcune tra le mie attuali compagne venivano a vedermi 10 anni fa quando giocavo nel Gordola. Loro erano bambine e io ero già sul parquet». E che strana sensazione nel vedere che ad allenare Karen è papà Scott, uno dei personaggi più noti della pallacanestro ticinese.

«Il basket è una questione di famiglia – spiega Karen, che in campo occupa il ruolo di guardia –. Forse perché siamo di origini americane. Anche mio fratello Steven gioca, in prima lega. Nostro padre ci ha attaccato la “malattia”. Il mio rapporto con papà? Quando si tratta di sport, cerchiamo di lasciare da parte il legame di sangue». Il Bellinzona, dopo un campionato di apprendistato, si appresta ad affrontare la nuova stagione con entusiasmo. Sabato 12 e domenica 13 ottobre proprio al Palabasket della capitale andrà in scena l’opening day. «Tutte le squadre della serie A si sfideranno nello stesso posto per la prima giornata. È un’idea che va avanti da qualche anno e dovrebbe contribuire ad avvicinare il pubblico alla pallacanestro». Cosa non evidente vista la scarsa credibilità di cui gode il massimo campionato rossocrociato.

«Lo scorso anno c’erano 10 squadre. Adesso solo 7. Spesso ci sono club che falliscono o che si ritirano. È un po’ un disastro purtroppo. Ed è così anche per gli uomini». Parallelamente all’attività sportiva, Karen concluderà il master in letteratura inglese a Losanna. «Un giorno vorrei insegnare in un liceo. In tutti questi anni non ho mai perso di vista i miei studi, negli Stati Uniti ho pure ottenuto un bachelor in psicologia. Sono sempre stata consapevole del fatto che la carriera da atleta professionista non sarebbe durata in eterno».

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Testo: Patrick Mancini

Fotografia:
Nicola Demaldi
Pubblicazione:
martedì 01.10.2013, ore 13:00


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