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Eutanasia, la scelta umana

Dal 3 ottobre, nelle sale ticinesi è in cartellone «Miele», un film che racconta senza enfasi e forzature un tema-tabù: l’ eutanasia. Abbiamo incontrato la regista Valeria Golino.

«Miele» è la seconda prova alla regia di Valeria Golino, dopo «Armandino e il Madre» (2010).

«Miele» è la seconda prova alla regia di Valeria Golino, dopo «Armandino e il Madre» (2010).
http://www.cooperazione.ch/Eutanasia_+la+scelta+umana «Miele» è la seconda prova alla regia di Valeria Golino, dopo «Armandino e il Madre» (2010).

E proprio in quest’ottica, il percorso della giovane interpretata da Jasmine Trinca è sintomatico. Una donna chiusa che crede di avere delle risposte e invece, dopo un incontro decisivo, si trova di fronte alla forza prorompente delle domande...
L’incontro con l’anziano comporta una trasformazione per entrambi, perché entrambi acquisiscono una maggiore consapevolezza. Non si arriva tuttavia né a una redenzione né a una salvezza, perché questo avrebbe forzato il film su altre traiettorie. Irene alla fine mette in discussione le sue sicurezze, ma non deve scusarsi per quello che ha fatto.

Una complessità che viene ben restituita dalla prova attoriale dei due protagonisti…
Nel momento in cui sono passata alla regia per questo film, ho subito scartato l’ipotesi di ritagliarmi un ruolo dentro la storia. Volevo guardare e non guardarmi, anche se penso che nella scelta della Trinca io abbia cercato e trovato un’interprete che in qualche modo avesse delle consonanze con quello che avrei voluto fare io da attrice. E Jasmine è davvero capace di essere un «soldato» e una «sirena», tanto è rigorosa e insieme dotata di fiuto e istinto. Caratteristiche che hanno creato un perfetto amalgama con un grande attore come Carlo Cecchi. Uno che ha alle spalle grande esperienza teatrale, ma che nel salto al cinema riesce a mettere in campo la freschezza d’approccio di un ragazzo.

Il film esce ora nelle sale svizzere. Se la storia di Miele è tratta dal libro di Mauro Covacich «A nome tuo», nel suo lavoro di ricerca si è imbattuta anche sulle pratiche dell’eutanasia in Svizzera? 
Certo, ho visto documentari su persone che nelle cliniche di diversi paesi europei come la Svizzera e il Belgio, svolgono il lavoro di angeli della morte. In Italia, la situazione è più arretrata. Anche se poi ci sono casi che vanno in controtendenza, come quello di un intellettuale come Lucio Magri che proprio in Svizzera ha deciso di ricorrere all’eutanasia e che in un certo senso rappresenta una volontà senza precedenti, perché la sua non era una condizione da malato terminale.

La locandina del film.

La locandina del film.
http://www.cooperazione.ch/Eutanasia_+la+scelta+umana La locandina del film.

E proprio in quest’ottica, il percorso della giovane interpretata da Jasmine Trinca è sintomatico. Una donna chiusa che crede di avere delle risposte e invece, dopo un incontro decisivo, si trova di fronte alla forza prorompente delle domande...
L’incontro con l’anziano comporta una trasformazione per entrambi, perché entrambi acquisiscono una maggiore consapevolezza. Non si arriva tuttavia né a una redenzione né a una salvezza, perché questo avrebbe forzato il film su altre traiettorie. Irene alla fine mette in discussione le sue sicurezze, ma non deve scusarsi per quello che ha fatto.

Una complessità che viene ben restituita dalla prova attoriale dei due protagonisti…
Nel momento in cui sono passata alla regia per questo film, ho subito scartato l’ipotesi di ritagliarmi un ruolo dentro la storia. Volevo guardare e non guardarmi, anche se penso che nella scelta della Trinca io abbia cercato e trovato un’interprete che in qualche modo avesse delle consonanze con quello che avrei voluto fare io da attrice. E Jasmine è davvero capace di essere un «soldato» e una «sirena», tanto è rigorosa e insieme dotata di fiuto e istinto. Caratteristiche che hanno creato un perfetto amalgama con un grande attore come Carlo Cecchi. Uno che ha alle spalle grande esperienza teatrale, ma che nel salto al cinema riesce a mettere in campo la freschezza d’approccio di un ragazzo.

Il film esce ora nelle sale svizzere. Se la storia di Miele è tratta dal libro di Mauro Covacich «A nome tuo», nel suo lavoro di ricerca si è imbattuta anche sulle pratiche dell’eutanasia in Svizzera? 
Certo, ho visto documentari su persone che nelle cliniche di diversi paesi europei come la Svizzera e il Belgio, svolgono il lavoro di angeli della morte. In Italia, la situazione è più arretrata. Anche se poi ci sono casi che vanno in controtendenza, come quello di un intellettuale come Lucio Magri che proprio in Svizzera ha deciso di ricorrere all’eutanasia e che in un certo senso rappresenta una volontà senza precedenti, perché la sua non era una condizione da malato terminale.

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