Fabri Fibra, "Fenomeno" del rap

Un album riflessivo e meno sboccato rispetto al solito. Il nuovo lavoro di un cantante che, a 40 anni, forse ha raggiunto la definitiva maturità. — DIEGO PERUGINI

Anche i rapper crescono. Invecchiano e maturano. Come Fabri Fibra, che a quarant’anni pubblica Fenomeno (Universal), album più riflessivo e meno sboccato. Le rime rimangono d’assalto, con critiche ai “colleghi” e amare disamine sul mondo attorno a noi, fra corruzione, politici incapaci, potere dei soldi e dell’immagine, vuoto morale ed esistenziale.
I suoni e le basi, mai troppo estremi, mescolano stili e generi. E arrivano un po’ a tutti, come nell’orecchiabile “title track” e nel ritornello furbetto di Pamplona (con Thegiornalisti). Ci piacciono l’introspezione di Money For Dope e l’atipica canzone d’amore Stavo pensando a te. Più debole Dipinto nel blu, concessione alla moda “trap”, e non indispensabile l’ospitata di Roberto Saviano in Considerazioni, sulla legalizzazione delle droghe leggere. Finale a tinte cupe in Nessun Aiuto e Ringrazio, dove Fibra racconta i suoi pessimi rapporti familiari. Al di là di qualche inciampo, è un lavoro riuscito. E ben a fuoco.  

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