Fallon Ciapini anima lʼestate della piscina comunale di Bellinzona.

Una ragazza da sballo: Bellinzona come Ibiza

Fallon Ciapini ha portato l'animazione balneare all'ombra dei castelli. Ecco il segreto del suo successo. — PATRICK MANCINI

Si scrive Fallon ma si dice “Fellon”. Mia mamma era appassionata di Dinasty. E una delle protagoniste si chiamava proprio così…». Fallon Ciapini è una ragazza che incuriosisce a partire dal nome. Classe 1984, è il volto dell’estate della capitale.


Animatrice turistica con 10 anni di esperienza in giro per il mondo, dal 2013 ha trasformato la piscina comunale di Bellinzona in un villaggio di vacanze. Con balli di gruppo, giochi, ginnastica. Una realtà unica a livello ticinese, all’ombra dei castelli. Fino a inizio settembre in acqua si balla, si fa sport, si ride e si scherza. «La baby dance è l’attività che preferisco. Perché i bambini mi divertono tanto. E io poi mi lascio trascinare dalla loro spontaneità. La cosa meno evidente è fare ballare gli adulti. All’inizio c’era scetticismo, perché non si era abituati a una cosa del genere dalle nostre parti, ora invece riempiamo la piscina».



Quella di Fallon è la storia di una ragazza cresciuta tra trende, roulotte e camper. Suo padre Marco, quando lei era piccola, gestiva il campeggio di Cadenazzo. «E io mi aggiravo in quelle viuzze a bocca aperta. Mi attirava quell’ambiente». Ma è solo dopo un viaggio a Sharm El Sheik, in Egitto, nel 2001, che Fallon capisce qual è la sua strada. «Quello era il mio regno. Volevo fare divertire la gente. Non ho mai finito il mio apprendistato di decoratrice, ho piantato tutto a quattro mesi dal diploma. Mamma Nadia se la prese molto, ma io non ci potevo fare nulla, la scuola mi era sempre andata stretta». Calabria, Sardegna, Rodi. Ma soprattutto Egitto. «A Sharm El Sheik ho fatto ben otto stagioni. Per anni è stata la mia seconda casa, un posto fantastico. Mi alzavo alla mattina e vedevo il mare. E fino a sera ero avvolta dall’adrenalina, dalla voglia di stupire i nostri ospiti. Sgobbavo parecchio. E mi incavolavo quando, tra i miei colleghi, vedevo qualcuno che prendeva sotto gamba il proprio compito».



Il trauma
Proprio a Sharm, Fallon vive una delle esperienze più traumatiche della sua vita. È il 23 luglio quando la località egiziana viene colpita da un attentato. «Mi trovavo nel supermercato in cui esplose una delle tre bombe. Ero là dentro fino a cinque minuti prima del dramma, per acquistare una ricarica telefonica. E mentre il taxi mi riportava in albergo, ho sentito quel tremendo boato. Ci furono decine di morti». Fallon, pochi istanti più tardi, chiama la mamma per rassicurarla. «Feci appena in tempo a dirle che stavo bene, poi cadde la linea. Furono giorni surreali. Però, mentre la maggior parte degli animatori fecero rientro in Europa, io rimasi fino a ottobre, e continuai a portare avanti la mia missione. Certo, quando tornai in Ticino mia madre me ne disse di cotte e di crude».  Si commuove, Fallon, quando parla della mamma. «È una grande donna. Sono parecchio legata alla mia famiglia. Anche a mia sorella Moira. L’ho aiutata a crescere il suo primo figlio e ora, quando posso, faccio altrettanto con la sua bimba piccola. È con mio padre che, al contrario, non ho mai avuto un grande rapporto finché era vivo».

Nel nome del padre
La 31enne bellinzonese fissa per un attimo il vuoto. Come per cercare le parole giuste. «È difficile da spiegare. Lui è stato un papà un po’ assente. È morto il 6 agosto del 2013, in seguito a un cancro, nella stessa estate in cui io ho iniziato a fare animazione a Bellinzona. Fu un periodo incredibile quello. Mi ricordo ancora che avrei dovuto iniziare la mia avventura lunedì 17 giugno. Alla  domenica sera, un  po’ per l’ansia dovuta al recente ricovero di papà, un po’ per l’agitazione del debutto, mi scoppiò una ciste ovarica. Ero disperata quella notte. Ma non mollai. Cinque giorni più tardi ero in piscina, con 12 punti di sutura, a fare acquagym con i bagnanti». Poi riprende a parlare del padre. «Il giorno dopo la sua morte sono andata in piscina. A ballare per lui. E mentre ballavo, una farfalla si appoggiò su di me. Io nell’aldilà ci credo. Sento che mio padre è con me, ogni giorno della mia vita. Quello che non mi ha dato da vivo, me lo sta dando da morto. È una sensazione speciale, mi sento una privilegiata».
A Bellinzona Fallon è conosciuta da tutti. «È la mia città. Qui sono andata a scuola, ho fatto ginnastica, contorsionismo. E qui mi sono fermata, dopo mille peripezie». A risultare cruciale, è l’incontro con Michele Cenzi, direttore dei corsi di nuoto alla piscina comunale. «Proprio parlando con lui, ho deciso di fare animazione a Bellinzona. Oggi Michele è il mio angelo custode, è una persona che sa vedere oltre». Vedere Fallon all’opera è uno spettacolo nello spettacolo. «Sono acqua e sapone. Anche se in piscina, mi piace essere truccata e colorata. Più che altro per essere ancora più allegra». Non a caso, da qualche tempo è chiamata a presentare eventi nel Bellinzonese e non solo. «Si stanno aprendo nuove prospettive per me. E io non mi tiro indietro. Fare show è la mia vocazione, è qualcosa che sento nel profondo». 

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