Fornelli ecologici

KENIA — I nuovi forni richiedono meno legna da ardere e provocano meno fumo irritante. Un progresso per Helen e altre donne masai del villaggio

Helen sta accovacciata vicino al forno e mescola il riso con i pomodori in una pentola. A Inkorienito, un villaggio masai del Kenya che sorge a circa cento chilometri a Nord-ovest di Nairobi, il riso viene servito solo in occasioni speciali trattandosi, infatti, di un alimento di lusso. Solitamente è l’ugali, un piatto che consiste in una sorta di polenta fatta con cereali e farina di mais, a costituire la base di ogni pasto. Ma oggi è un giorno speciale. Nel villaggio ci sono visite. I bambini si sono radunati davanti alla capanna di Helen. Qui la donna cucina all’aperto utilizzando un forno nuovo che non ha nulla a che vedere con il posto fuoco per terra che ha in casa: il forno è grande quanto uno sgabello, pesa solo quattro chili, è mobile e consuma poca energia.

Il forno di Helen rientra in un progetto di compensazione di CO2 che Coop ha avviato quattro anni fa nell’area occidentale del Kenya in collaborazione con il WWF: finora sono stati consegnati 4mila forni alle famiglie masai al prezzo sovvenzionato di tre franchi ciascuno; il prezzo effettivo di un forno si aggira sui 30 franchi e la differenza va a carico di Coop. «Vogliamo che queste persone paghino almeno un prezzo simbolico. In tal modo evitiamo che i forni vengano rivenduti o smontati in singoli pezzi», spiega Alasdair Keith, uno dei responsabili locali del progetto.

Keith lavora per Oserian, la più grande azienda keniana specializzata in coltivazione di rose e il maggiore datore di lavoro della regione. Nelle sue piantagioni di rose lavorano 5.500 dipendenti che provvedono al sostentamento di 15mila persone. Oserian rifornisce di rose anche Coop e nell’ambito del progetto si occupa della logistica, distribuendo i forni tra le persone. «Questi forni sono il contributo che offriamo a favore della società. Ci impegniamo a ripararli all’occorrenza e a smaltirli al termine del loro ciclo di vita», commenta l’ingegnere.

Rispetto ai tradizionali bracieri a fiamma viva, ogni forno risparmia fino a sei tonnellate di CO2 all’anno. Coop riceve così dei certificati di emissione per la compensazione di circa 20mila tonnellate di CO2 all’anno, che corrispondono al cosiddetto certificato «Gold Standard» (v. riquadro a lato).
«Abbiamo deciso di sostenere questo progetto – spiega Raphael Schilling, responsabile del progetto sostenibilità presso Coop – perché offre un enorme vantaggio alla popolazione locale e allo stesso tempo salvaguarda le risorse naturali». Coop ha finanziato forni simili nell’ambito di altri progetti di compensazione di CO2 anche in altri continenti.

Nel frattempo il piatto di Helen continua a cuocere a fuoco lento. A intervalli regolari, la 29enne aggiunge dei rametti per mantenere vivo il fuoco. Il forno consuma circa il 60% di legna in meno rispetto alla cottura a fiamma viva che utilizzerebbe Helen. «Prima di ricevere questo forno, impiegavo molto tempo e fatiche per cercare la legna da ardere, ben tre ore ogni giorno. Ora sono sufficienti due volte a settimane», ci spiega Helen. La donna lavora come pastore di una mandria di mucche e in aggiunta compera le patate dai contadini e le rivende al mercato. Poiché ora ha bisogno di meno tempo per raccogliere la legna da ardere, può guadagnare di più vendendo prodotti e portando le mucche al pascolo.







Riduzione dei fumi
Anche dal punto di vista salutistico, i nuovi forni sono una manna dal cielo per gli abitanti del villaggio. Le tradizionali capanne dei masai consistono in un solo ambiente senza finestre. All’interno è buio e il fumo prodotto dalla fiamma viva irrita gli occhi. Grazie al nuovo forno Helen non deve più preparare ogni pasto all’interno della capanna e così la situazione è già nettamente migliorata per ciò che riguarda il fumo. I problemi alle vie respiratorie e agli occhi si sono ridotti per l’intera famiglia. A ciò si aggiunge il fatto che i nuovi forni producono benefici anche per l’ambiente in quanto consumano molta meno legna, contribuendo così a ridurre non solo le emissioni di CO2 ma anche la deforestazione. Da ciò trae vantaggio il fragile ecosistema dell’intera regione semiarida del lago Naivasha, il più grande bacino di acqua dolce del Kenya.

Una questione di soldi
Anche la vicina di Helen, Rhoda, possiede un forno, ma in casa ed è stato murato. «Ho costruito un muro di pietra attorno al forno per evitare che si ribalti e possa ferire i miei bambini» spiega Rhoda. Il suo datore di lavoro, Oserian, le ha regalato un forno. Una fortuna per la 34enne che non si sarebbe potuta permettere uno, perché al momento è a casa per mancato rifornimento di materiale alla ditta. Il progetto di compensazione di CO2 avviato da Coop e dal WWF continuerà anche dopo il 2015.
Il progetto sarà aperto quindi anche ad altri partner, in quanto anche in altre regioni del Kenya c’è bisogno di forni a basso consumo energetico. «I masai che vivono a Ovest di Naivasha e hanno sentito parlare di questo progetto hanno anch’essi richiesto i forni. Così, finora, inclusi quelli distribuiti da Coop, abbiamo già 7.000 forni tra la gente», conclude soddisfatto il responsabile presso Oserian, Alasdair Keith. Coop e il WWF sono impegnati a valutare il futuro impegno di Coop in questo progetto.

Clima: i passi concreti di Coop

Obiettivi ambiziosi Come membro del gruppo «WWF Climate Savers», Coop ha a cuore la tutela del clima: entro il 2023 l’azienda intende raggiungere l’impatto zero per quanto riguarda le proprie emissioni di CO2 prodotte in Svizzera.

Le proprie emissioni di CO2   includono  tutto il CO2 che Coop emette direttamente e quindi può influenzare, ad esempio, il trasporto su ruota, il consumo di elettricità e i sistemi di riscaldamento.  Coop intende diventare CO2 neutrale migliorando il bilancio energetico dei suoi edifici e puntando sulle fonti energetiche rinnovabili. Le emissioni che non si possono evitare saranno compensate anche dopo il 2023. Coop, comunque, ha deciso già dal 2007 di compensare le emissioni di CO2 indotte dai trasporti aerei, viaggi di lavoro e da coop@home. A tal proposito, Coop sviluppa progetti climatici in collaborazione con il WWF sui vari continenti. Sono perciò stati distribuiti 1.600 forni a risparmio energetico, con il sostegno di Coop, alla popolazione della regione cinese in cui vivono i panda giganti a rischio di estinzione. In tal modo si potrà rallentare o arrestare il processo di deforestazione. Anche in Nepal, 7.500 impianti a biogas contribuiscono a proteggere l’habitat di alcune specie animali in via di estinzione. Da tre anni Coop fa in modo che tutti i progetti di compensazione vengano sviluppati all’interno della propria catena di valore aggiunto. In altre parole, i progetti vanno a beneficio delle persone che producono articoli venduti da Coop. Con il progetto in Kenya si sostiene la terra delle rose Fairtrade, in India si costruiscono impianti a biogas per i produttori di riso basmati bio Fairtrade e in Tanzania si sta lavorando al progetto dei forni per ii contadini che producono il cotone bio per Naturaline.

Testo: Mélanie Haab
Foto: Charly Rappo
Pubblicazione:
domenica 18.01.2015, ore 00:00