Paesaggio: la foto «il Cervino dal Riffelsee» è stata scattata all’alba. La profondità è data dall’erba a pelo d’acqua. I suoi fili diventano linee guida e conducono lo sguardo alla montagna. Un filtro polarizzante aumenta la saturazione e riduce i riflessi; uno digradante (neutral density) abbassa la tonalità del cielo e della montagna. Un obiettivo basculante include il primo piano senza inclinare la fotocamera. Con uso del treppiede, 8.0 sec. f/22, ISO 100.

Foto mozzafiato, i trucchi per imitarle

Alessandra Meniconzi è una esploratrice sempre in viaggio e alla ricerca della sintesi tra natura e popoli. Attraverso i suoi scatti ci svela qualche trucchetto del mestiere. —
di CARMELA MACCIA

A due anni, sputato il ciuccio, impugna la matita. Accovacciata sotto tavoli e sedie comincia a scarabocchiare. Da quella nicchia underground, il mondo dei grandi diventava fiabesco, suggerendo improbabili omini dalle lunghe gambe filiformi e dai testoni enormi. Il disegno, per descrivere il mondo fa intraprendere a Alessandra Meniconzi, nata a Lugano, gli studi in grafica. Presto il suo tratto lo si vede in una delle principali testate ticinesi e nella Basler Zeitung. Inoltre, fa il calendario della mitica Crossair. Nonostante la sua matita fosse molto apprezzata, lei era ancora alla ricerca della sua strada. Viaggiare per scoprire il mondo, gli uomini che lo abitano, era il suo sogno. Un giorno, grazie al fratello Francesco, scopre la macchina fotografica. «Fu amore a prima vista, un amore che, insieme ai viaggi, non mi avrebbe più abbandonato», afferma. Da allora sono trascorsi trent’anni. Oggi, la nostra fotografa di viaggio, che pubblica su diverse riviste internazionali – il National Geografic le ha pubblicato due sue immagini –, ci racconta il suo mondo attraverso la fotografia, con l’intenzione di insegnarci qualche trucchetto utile a forgiare la passione per lo scatto.


Immagine in volo, in Groenlandia: la fotografia è stata scattata da un volo di linea in elicottero al mattino presto, perché l’aria è più pulita. Il maggior nemico delle foto aeree è la foschia. Per evitare le vibrazioni, non appoggiare l’obiettivo al finestrino e utilizzare un tempo di 1/500 o 1/1000 sec., obiettivo 24-70 mm, f/7.1, ISO 100. Montare il paraluce per evitare i riflessi sui finestrini, utilizzare la fotocamera digitale in modalità scatto continuo, perché l’aereo/l’elicottero si muove.

Istinto e testa
Con il cellulare o con una macchina fotografica poco importa «ciò che conta è che la foto sia istintiva e logica, perché devo capire cosa voglio ritrarre e come voglio farlo». La sua prima esperienza è stata in Africa, in seguito è andata alla ricerca di luoghi sempre più discosti e remoti dell’Asia, fino a raggiungere l’Artico, «sempre alla ricerca di un contatto profondo e umano con popolazioni di altre culture, con etnie deboli e trascurate. Inseguendo quella diversità che rende prodigiosa la nostra esperienza di vita». Ma cosa c’entra un pensiero così esistenziale con il desiderio di scattare la foto ricordo, il paesaggio vissuto durante le vacanze? «C’entra, perché l’immagine e i suoi soggetti sono una forma unica. Se la fotografia deve catturare e descrivere quel preciso istante, è indispensabile saper usare il proprio apparecchio fotografico. La prospettiva, la luce, il colore, il monumento, il paesaggio, la gente sono elementi essenziali affinché la fotografia sia espressiva. Naturalmente la proiezione è sempre soggettiva, ma è proprio questo elemento a rendere l’unicità di ciò che si è vissuto», spiega Meniconzi
In concreto, se ciò che si vuole portare con sé è la sintesi di una realtà, allora è importante integrare in un paesaggio anche le sue genti. «Pertanto sullo sfondo metto il paesaggio, e in primo piano, ma non al centro, le persone. In una circostanza di questo tipo, un flash di schiarita sulla minima potenza mi aiuta a concentrare l’attenzione sugli elementi che voglio emergano», continua Meniconzi. «Mi ripeto, ma la fotografia è l’espressione del proprio intimo e per rendere ciò, bisogna essere concentrati su quello che si vuole trasportare in immagine. Soltanto così, una volta tornati a casa, la foto non è banale, ma racconta la spensieratezza, la scoperta, la curiosità, i ritmi lenti del viaggio».


Bambina nenets: l’espressione dei volti e le posizioni delle persone cambiano velocemente. Anticipare l’inquadratura e l’esposizione prima di sollevare la telecamera fa cogliere l’attimo. In questo caso, ad esempio, l’esposimetro è puntato sul paesaggio, così lo sfondo è ben esposto. Per non sottoesporre la bambina e rendere equilibrata l’immagine, è stato utilizzato un flash di schiarita (tecnica fill flash). Un elemento incorporato in quasi tutti gli apparecchi attuali. Il paraluce sull’obiettivo evita i riflessi delle lenti. 1/200 sec., obiettivo 16-35 mm, f/8, ISO 100.

Social media e fotoalbum
Smartphone o macchina digitale? Un grande dilemma, che si può risolvere così: se voglio scattare delle foto per gli amici, per i social media, il cellulare è più immediato. Tuttavia, se la fotografia è parte del mio fotoalbum, allora la fotocamera è più indicata. Ma di quale tipo? «Le digitali presenti sul mercato sono più che sufficienti, più importante è portare con sé gli accessori giusti. Uno zoom spinto da utilizzare come macro, oppure come teleobiettivo. Un cavalletto stabile. I filtri polarizzanti per aumentare la saturazione dei colori e ridurre i riflessi, quelli digradanti per oscurare le parti più chiare dell’immagine che si vuole fissare, come un cielo luminoso. Infine, i filtri di densità neutra per ridurre l’intensità della luce e mettersi in condizione di utilizzare tempi più lenti», spiega Meniconzi, aggiungendo che i milioni di pixel a due cifre non sono il punto di partenza, meglio quindi investire in qualche accessorio in più.La fotografia è reinventare un mondo, ma è anche meditazione, perseveranza e tenacia.


Le risaie della Cina del sud: la «luce bella» si associa al sole splendente e al cielo limpido. Ma più il tempo è inclemente, più l’immagine è ricca di atmosfera. Qui, il paesaggio è avvolto da una nebbia fitta. Poi il sole si apre un varco e il cielo si riflette in alcune terrazze colme d’acqua. L’albero, un punto di forza, genera l’incrocio di linee orizzontali e verticali che dividono la foto in terzi (la regola dei terzi). La nebbia enfatizza la profondità di campo. Pellicola diapositiva, utilizzo del treppiede, obiettivo 70-200 mm, f/2.8.

L’ottava meraviglia
«Osservare, aspettare, filtrare. In una fotografia, il contrasto luce e ombra è la sua anima. Ma è anche una miriade di affascinanti sfaccettature che donano carattere all’immagine, come la foto del Cervino (pag. 12-13). Per me, la luce è l’ottava meraviglia del mondo. Il colore – alba, crepuscolo, imbrunire, sera –  è invece la vita, mentre la composizione è l’essenza delle cose, la semplicità che invita l’occhio a soffermarsi e la mente a pensare, allo scopo di ordinare il caos e rendere l’immagine essenziale». Un mondo interiore che è lì a cogliere l’essenza di ciò che la circonda. Come ad esempio quando in una risaia avvolta da nebbia fitta, un raggio di sole si apre un varco e fa sì che il cielo blu si rifletta per pochi istanti in alcune terrazze colme d’acqua (foto sopra). Oppure, la bambina Nenets che trascina la legna su uno sfondo siberiano, illustrando il modo di vivere della sua popolazione (pag. 15). In questa foto, un flash di schiarita, incorporato in quasi tutti gli apparecchi attuali, rende l’immagine equilibrata. Altrettanto semplice può diventare ritrarre una persona, partendo dal presupposto che non si vuole «rubare l’anima». Basta essere fieri della propria barba, come nel ritratto dell’ uomo germanico (foto sopra), mentre il moto circolare dei monaci tibetani (pag. 16) attorno a uno fermo al centro è l’espressione di un momento di vita reale, immortalata per sempre. «Indipendentemente dalla fotocamera che si usa, la fotografia è un secondo di magia. E affinché rimanga tale, bisogna allenare ogni giorno la propria passione ed evitare di voler riprodurre una foto già scattata. È di cattivo gusto copiare. L’ambizione di voler cogliere l’unicità di un paesaggio, di un’espressione è essenziale», conclude Meniconzi. Che ora si trova nel deserto della Namibia.


Il movimento: un’esposizione lenta permette di evidenziare il movimento. Inoltre, l’effetto mosso che si vuole ottenere varia a seconda dei tempi d’otturazione impiegati e dalla velocità del movimento del soggetto ripreso, per cui non esiste un tempo di posa corretto. I tempi di posa possono variare da 1/30 a 1/10 sec. oppure anche meno. Pellicola diapositiva, obiettivo 70-200mm, f/2.8, utilizzo treppiede, focus sul monaco tibetano fermo.



Il ritratto: l’uomo, un germanico, è fiero della sua barba e lusingato di venire immortalato. La luce laterale esalta l’espressività dell’immagine. Il flash permette di scattare con tempi veloci ed evita la foto mossa. Un softbox ammorbidisce le ombre. La messa a fuoco è sugli occhi. Scattare una prima immagine e poi subito un’altra rende l’immagine più spontanea. Evitare la luce forte, perché aumenta i contrasti fra le zone di luce e ombra. Utilizzo del treppiede, 1/40 sec., f/11, ISO 100.


Alessandra Meniconzi ha pubblicato in Animan, TerraMater, Geo, Terra, Les Alpes, Geographical, Airone e nei 4 libri di fotografia finora pubblicati: The Silk Road, 2004; Mystic Iceland, 2007; Hidden China, 2008 e QTI - Alessandra Meniconzi, Il coraggio di esser paesaggio, 2011.

Commento (0)

Grazie per il vostro commento.

Questo commento ha un contenuto sgradevole?

Il testo sarà controllato ed eventualmente modificato o bloccato.

Il vostro commento

Non avete ancora scritto il commento.

Questo campo deve essere compilato. Grazie.

Campo obbligatorio
Questo campo deve essere compilato. Grazie.










Si prega di commentare nel rispetto della nostra netiquette e degli altri utenti.

LEGGI ANCHE…


L'appuntamento quindicinale

Le analisi e le opinioni di Ceroni su Cooperazione



Login con il profilo di Cooperazione

Chiudere
Fehlertext für Eingabe

Fehlertext für Eingabe

Dimenticato la password?