Francesco Miccolis: «Con
la musica scopro il mondo»

Vita, successi e disavventure di un artista d’eccezione. In viaggio tra Europa, Asia e Africa. Con il jazz e l’hip-hop. — di GIANLUCA BLEFARI

L’indole è pensierosa e assorta. Una calma quasi religiosa, ma pronta ad esplodere in un fiume di parole, quando si toccano i tasti giusti. È Francesco Miccolis, classe 1970, locarnese dalle radici pugliesi, con una carriera ventennale da batterista di talento. Progetti artistici e collaborazioni in tutto il mondo lo hanno reso un vero globetrotter. Per ricostruirne la biografia ci vorrebbe un libro intero, o meglio un film introspettivo in stile «road movie». Gli chiedo, per cominciare, di riassumere il suo percorso formativo. «Una precoce passione per gli strumenti a percussione e il desiderio di viaggiare con la musica mi hanno portato nel 1987 all’Accademia di musica moderna di Milano. A seguire ho frequentato la Drummers Collective di New York e la scuola di Jazz di Losanna, che assieme a Locarno può definirsi una delle mie patrie. Ero poco più che ventenne quando l’associazione losannese di musicisti Collectiv K mi offrì l’opportunità di suonare con grandi nomi quali Riccardo del Fra, Kirk Lightsey e Lionel Belmondo».

Trionfo inaspettato
Nel 1998, un salto di qualità. Miccolis partecipa con i “Quartet K” (il nocciolo duro del collettivo), a un concorso nazionale di jazz in Francia. Dodici i gruppi selezionati. «Eravamo disillusi, perché assolutamente convinti di aver realizzato una pessima performance. Per questo andammo al bar a seguire il mondiale di calcio e fu allora che ci giunse la notizia della vittoria. Restammo  basiti». Primo premio? La registrazione e produzione di un disco. Grazie a questo riconoscimento integrerà in seguito lo “Steve Potts Quartet” e si ritroverà la sera del 31 dicembre 1999 a suonare nello storico club “Sept Lezard” di Parigi».

Uno stile personale
Entrati nel nuovo millennio, Miccolis sente il bisogno di diventare anche compositore. «È stato uno step molto importante per me, perché ha influito profondamente sul mio modo di suonare». In effetti, anche a un ascolto superficiale, negli album che lo vedono partecipe si può notare una linea ritmica che non si limita al semplice accompagnamento. La musica del batterista e compositore vuole essere qualcosa di più: è presente, impegnata, sincera ed elaborata.  «Il gruppo più importante di questo periodo di sperimentazione e crescita artistica sono senza dubbio i “Colifichets”, che prediligono un misto di musica elettronica, metal e math-jazz. Eravamo molto affiatati e, per farci ispirare, ascoltavamo di tutto: da J.S.Bach ai Meshuggah, da Björk a Coltrane.

Il ritorno a Locarno nel 2009 con moglie e figli, e la convinzione di poter trovare lavoro come insegnante nelle scuole, suscitando interesse con la sua esperienza, si rivelano una delusione. «Ho toccato con mano che la cultura musicale in Ticino è in parte diversa da quella di altre realtà svizzere». Afferma senza indugi. «La musica qui fa troppo spesso da sottofondo passivo, più che essere un vero bisogno per crescere e migliorarsi». Riferendosi allo sconforto che lo affligge, confessa un po’ sibillino: «la depressione in questa società è molto politically incorrect: un tabù». Il nostro dialogo a questo punto devia su altri argomenti: tra un caffè e una birra ci ritroviamo a parlare della Bibbia, della storia d’Italia e delle teorie di Carl Gustav Jung. 

Ripartire per la musica
La realizzazione di un disco coi losannesi “Stracciamutande” nel 2012 è la buona occasione per tornare nella Svizzera francese, dove sembrano riaprirsi molte strade. I viaggi si fanno di nuovo frequenti: con il “Niccolò Faraci Quartet”, partecipa a festival internazionali di jazz a Kuala Lumpur e ad Atene. Poi affronta un tour europeo con “Xol & Peter Brotzmann” (mitico sassofonista tedesco, icona del free-jazz). E ancora: la cooperazione tra i “Rip!lick” e il rapper sudafricano Ben Sharpa lo porterà ad esibirsi nel Continente nero, «un  luogo di cui mi sono innamorato».

Infine, grazie agli “Ironie du Son”, è da poco reduce da un memorabile viaggio in Marocco.
E per quel che riguarda il futuro prossimo? Di tutto e di più: il cantautorato di Stéphane Blok; il tour primaverile con Harri Sjöström (sax del “Cecyl Taylor Quartet”); il collettivo “Dông-Bâ” (un ensemble di 8 batteristi!). Insomma, non facciamoci sfuggire i prossimi progetti di Francesco Miccolis. Perché abbiamo a che fare con un grande virtuoso della musica, uno dei più grandi batteristi del nostro Paese.


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