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Francesco Renga,
il mio «tempo reale»

La musica — Quarto all’ultimo Sanremo, il cantante bresciano si prende la rivincita con un album di pop moderno e raffinato. In questa intervista ci racconta la sua svolta all’insegna del contatto con la vita quotidiana.

Facciamo un piccolo salto indietro di qualche settimana. Siamo all’ultimo Sanremo, serata finale. Francesco Renga è tra i favoriti, anzi è «il» favorito. Il televoto del pubblico lo incorona re, ma il giudizio negativo della giuria di qualità lo esclude dalla terna dei vincitori. Arriverà quarto. E non mancheranno le polemiche. Chi si astiene dagli strepiti, invece, è proprio lui. L’artista bresciano accetta il verdetto con filosofia, suggellando il tutto con uno dei suoi sorrisoni a trentadue denti, che tanto piacciono al pubblico femminile. «Ma sì, ci sono delle regole e bisogna accettarle. Ovvio, a un certo punto arrivi vicino al traguardo e ci speri: mi consolo col fatto che il pezzo era primo nel gradimento della gente, la cosa più importante» ci spiega oggi a mente fredda.



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Delusioni a parte, Renga è molto indaffarato. E viaggia su due binari paralleli. È andato in Messico per cercare di sfondare sul mercato latino-americano, dove ha pubblicato Mi voz, un disco di classici italiani rivisitati. Ma ha anche sfornato un album di inediti, Tempo reale (Sony), dopo una lunga pausa di silenzio. «Quattro anni, per l’esattezza. Un periodo in cui ho ripreso contatto con la realtà e la vita quotidiana, facendo cose normalissime come accompagnare mia figlia a scuola e chiacchierare con gli altri genitori. Un’esperienza che mi è servita anche per capire meglio le difficoltà della gente. Questo mi ha portato a una gran voglia di rinnovamento, la stessa che sento nel mio Paese, un’Italia in crisi, che ha perso la speranza».

Ecco, allora, la piccola rivoluzione in casa Renga: nuova casa discografica, nuovo produttore, nuovi autori. E uno stile diverso nella continuità. «Sentivo la necessità di riposizionarmi ed esplorare altri territori, anche in ambito professionale. Avevo voglia di sperimentare qualcosa di diverso e di essere più contemporaneo, svoltando nel repertorio. Perché non puoi fare sempre le stesse cose, rischi di stancare e di stancarti. Così ho preso il coraggio a due mani e, superando la mia cronica timidezza, ho telefonato a degli amici/colleghi per chiedere se volevano scrivere per me. I pezzi sono arrivati in fretta. Ed erano notevoli. Ma non facili. Infatti, a volte ho faticato per cantarli, proprio perché erano differenti dal mio solito stile».

Intendiamoci: la svolta di Renga non è epocale e il nostro non è tornato al rock che faceva da ragazzo nei Timoria. Il suono rimane saldamente pop, melodico e arioso, ma negli arrangiamenti si nota un approccio più moderno.

Nel disco suonano musicisti doc, anche internazionali, come Vinnie Colaiuta e Michael Landau, sotto la produzione accorta di Michele Canova. E il canto s’è asciugato da certi eccessi retorici del passato. Merito anche degli autori eterogenei in ballo: Elisa per la sanremese Vivendo adesso, elegante ballata sul tema di un amore clandestino; Kekko Silvestre dei Modà per la romantica Almeno un po’; Giuliano Sangiorgi nell’orecchiabile Si...be’...ma...non so?!, venata d’elettronica. Ritroviamo poi un nome molto quotato del pop contemporaneo italiano come Roberto Casalino (quello di «L’essenziale» di Mengoni, per capirci), che firma L’amore altrove, duetto con Alessandra Amoroso, fino agli emergenti Ermal Meta e Filippo De Paoli. Il resto lo scrive Renga, cimentandosi pure nel sociale come in Ora vieni a vedere, che racconta il nostro mondo di crisi e precarietà.

«Il tempo reale del titolo è lo specchio della velocità con cui viviamo le cose. Siamo sempre connessi, condividiamo tutto in un attimo: è la democrazia del web. Un’idea bellissima, ma attenti a non perdere la gioia delle emozioni vere, del contatto fisico. Sì ai social, insomma, ma alla fine io resto sempre quello che vede gli amici al bar». E fra qualche mese il verdetto live con due spettacoli a maggio: il 19 a Milano e il 21 a Roma. «Il palco è la dimensione che preferisco, il test più importante. Dove il disco diventa vero. E il pubblico ha l’ultima parola».

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www.francescorenga.it

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Testo: Diego Perugini

Foto: mad

Pubblicazione:
lunedì 07.04.2014, ore 14:00


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