Ritratto di famiglia: nonna Mercedes posa con la figlia Stefania e con la giovane nipote.

Generazioni di donne a confronto

Otto marzo: il ruolo della donna è in continua evoluzione. Una nonna, una madre e una nipote si raccontano, con il supporto di una ricercatrice e specialista di Gender della Supsi.  - di AMELIA VALSECCHI JORIO

È nel ventesimo secolo che le donne hanno raggiunto i più grandi traguardi nei confronti dell’emancipazione femminile: dal controllo delle nascite, al diritto di voto, alla maggior partecipazione al mondo del lavoro. Cambiamenti socioculturali che hanno permesso alla donna di raggiungere le condizioni attuali, anche se di miglioramenti si può ancora parlare, come conferma Danuscia Tschudi, ricercatrice nell’area del lavoro sociale alla Supsi. E si fa riferimento alla conciliazione tra le esigenze  famigliari e professionali. «La gestione di casa e lavoro è possibile non solo se vi è una maggiore condivisione dei compiti famigliari e domestici tra donne e uomini, ma anche se l’organizzazione del lavoro favorisce una migliore armonizzazione tra famiglia e attività professionale per le donne e per gli uomini. Inoltre è anche molto importante la presenza dei servizi sul territorio, quali ad esempio gli asili nido o i doposcuola», spiega Danuscia Tschudi. Mercedes Pedrioli, Stefania Gianella-Pedrioli e la giovane Vanessa (19), nipote di Mercedes e figlia di Stefania rappresentano tre generazioni  e sono la prova dell’evoluzione del mondo femminile.

I valori primari
Mercedes Pedrioli è una donna nata negli anni venti, che ha vissuto la seconda guerra mondiale e che crede fermamente nei valori della famiglia. Primogenita di otto fratelli, nella sua vita ha sperimentato diversi lavori. Una donna emancipata per gli anni in cui ha vissuto. Inizia a lavorare a 15 anni. Grazie ad un soldato rifugiatosi a casa sua durante la guerra, si mette in contatto con il proprietario di un negozio di articoli coloniali a Zurigo, dove si trasferisce per imparare il tedesco e lavorare. Rientra in Ticino, richiamata dal padre per riprendere gli studi di sarta alle professionali. «Mio padre ricevette una lettera dalle autorità che gli chiedevano di farmi conseguire un attestato». Diplomatasi, inizia a lavorare in una fabbrica di abbigliamento a Bellinzona: la Scherrer, dove per otto anni cuce abiti su misura. Si sposerà subito dopo per andare a vivere a Gorduno, dove fino alla nascita della sua prima figlia, prenderà in gestione il ristorante «La Montagna». In seguito si dedica alla famiglia. A quei tempi nel suo paese circolavano solo tre automobili e si viveva di vita rurale. Mercedes dice di aver trascorso una gioventù felice. Andava a lavorare in bicicletta per guadagnare 1.35 franchi all’ora. Essendo la prima di otto fratelli, di cui quattro nati dopo parecchi anni, si prendeva cura di loro dando una mano alla madre. Mercedes racconta che i ritmi di vita non erano quelli di oggi. Il treno si prendeva solo per affrontare lunghi viaggi. «Ho tentato di fare la patente, ma ero già incinta, per cui decisi di rinunciare».

Mamma lavoratrice
Cosa alla quale non ha rinunciato la figlia Stefania, 53 anni che a detta della madre: «È sempre in giro in auto». Stefania Gianella è una mamma lavoratrice, con due figli grandi che devono spesso essere accompagnati dalla madre per svolgere le loro attività. Ma Stefania ne è cosciente. La sua vita è scandita dall’orologio e dagli impegni di tutti i giorni. Una donna molto presa tra famiglia e lavoro, appartenente alla cosiddetta generazione sandwich, afferma Danuscia Tschudi, cioè quel gruppo di donne che sta nel mezzo, tra i genitori anziani e i propri figli e che si occupa di entrambi contemporaneamente. Essere donne, madri e lavoratrici è impegnativo, Stefania spiega però che non lascerebbe mai il suo lavoro: «Grazie ad esso riesco a contribuire al budget famigliare e ad avere una mia indipendenza. Inoltre non riuscirei a stare a casa, perché mi mancherebbe il contatto con la gente».

Professione e vita privata
Lo stress fa invece paura alla figlia Vanessa di diciannove anni, che si augura un futuro meno ritmato dagli impegni come quello della madre, ma al tempo stesso vorrebbe seguirne le orme. «Non mi piacerebbe tornare indietro nei tempi – spiega Vanessa –, ma invidio mia nonna, perché ha vissuto una vita tranquilla e spensierata». Per le generazioni di oggi è molto più difficile organizzarsi tra lavoro e famiglia. E inoltre, sono spesso confrontate col lavoro precario, gli stage gratuiti e la disoccupazione. Vanessa studia alla Scuola specializzata per le professioni sanitarie e sociali di Giubiasco. Nonna Mercedes scuote la testa in senso di diniego, sostenendo che oggi la tecnologia condizioni troppo la vita dei giovani. Una volta, se un uomo voleva fare la corte a una donna, doveva dichiararsi al telefono, ma i telefoni esistevano solo nei luoghi pubblici. Oggi invece, sorgono altre difficoltà. Infatti, anche se le possibilità professionali si sono moltiplicate, così come le scelte di proseguire gli studi, una volta il lavoro e la sfera privata erano due settori ben distinti, mentre oggi i confini tra i due sono più labili e i ritmi lavorativi si sono intensificati. Danuscia Tschudi nota però che nella generazione Y (nati dal 1982 in poi) vi è una maggiore attenzione all’equilibrio tra sfera privata e professionale, non solo tra le donne, ma anche tra gli uomini. Un obiettivo che probabilmente tutti dovremmo prefiggerci, perché tornare indietro non sarebbe di sicuro la soluzione giusta. 

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Testo: Patrick Mancini

Pubblicazione:
lunedì 07.03.2016, ore 00:00


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