Le arti marziali hanno aiutato Giada a superare la timidezza. (foto: Annick Romanski)

Incontro con...
Giada Besomi

PSICOLOGA SPORTIVA — La giovane, atleta e responsabile ticinese della PluSport, segue ragazzi con problemi scolastici, persone con handicap e atleti. Incontro con una donna determinata.

Quando era ancora piccolina, suo padre le leggeva testi complicati. Da Tolkien a Ende. E mentre i suoi compagni ascoltavano gli 883, lei si riempiva la testa con il rock anni ’70 e Tina Turner. Giada Besomi, psicologa sportiva e responsabile del gruppo di danza con disabili New Ability, è sempre stata una ragazza fuori dagli schemi. Anche adesso che ha 28 anni e il curriculum di una cinquantenne. «Faccio tante cose – ammette –, forse troppe. Sono i miei sogni a guidarmi, non mi fermerò mai». Dal suo studio di Lamone passano ragazzi con problemi scolastici, famiglie in difficoltà, persone con andicap. Poi c’è il lavoro sul campo, legato allo sport. La giovane cresciuta a Bedano si occupa soprattutto di calcio, hockey su ghiaccio, ginnastica e pattinaggio artistico. «Con gli atleti lavoro sulla performance, ma anche sulla gestione dello stress e dei conflitti. Spesso li seguo anche in trasferta, è entusiasmante assistere alla loro crescita mentale». Tra i suoi clienti, anche l’ex calciatore Mauro Lustrinelli, oggi allenatore. «Lo sportivo si trova a dovere affrontare situazioni particolari, di paura, dove nessuno magari crede in lui. In questi casi cerco di dargli gli strumenti per superare ogni momento critico». La laurea in psicologia e scienze motorie, le specializzazioni in psicologia sportiva e in mental coaching. E una determinazione che arriva da lontano. «Soprattutto dalle arti marziali, che ho praticato per anni. In quel contesto ho imparato a gestire le emozioni e il dolore. Prima ero timida, ora non ho più timore del giudizio della gente. Quando oggi mi ritrovo di fronte qualcuno in difficoltà, gli racconto proprio di quella ragazzina impaurita che col tempo è riuscita a cambiare».



L’integrazione attraverso la danza
 «Io sono sempre stata portata per aiutare il prossimo. Da ragazzina frequentavo le colonie per disabili e i corsi della Croce rossa». Gli occhi di Giada brillano quando si parla di New Ability. «Nel mio gruppo, monitori e ragazzi disabili danzano insieme. Perché l’obiettivo è l’integrazione, a tutti gli effetti. Ogni anno, in primavera, proponiamo un saggio al pubblico. Ma, di tanto in tanto, veniamo chiamati per partecipare a eventi di vario tipo. Ogni esibizione è unica, irripetibile. Per adesso le esercitazioni le facciamo nel mio studio. In futuro spero di trovare una sala più grande». Nello stesso stabile e sempre sullo stesso piano lavora anche Giovanni, il papà di Giada. «Lui era meccanico d’auto. Ma dopo avere scoperto la grave intolleranza al latte di mio fratello ha cambiato rotta. Ora si occupa di terapie naturali. Mio padre mi ha trasmesso forza, curiosità e voglia di imparare». Poi il tono di voce di Giada si fa improvvisamente un po’ cupo. «Nella vita non si sa mai cosa può succedere. All’inizio degli studi universitari a Losanna, mi ammalai. Svenimenti, dolori, una pseudo meningite. Per due anni i medici mi sottoposero ad analisi. Senza capirci nulla». Più avanti la giovane psicologa scoprirà di essere stata colpita da un virus. «Ancora oggi soffro di dolori cronici alle articolazioni. Al momento non posso neanche guidare la moto, cosa che adoro. Però tutto questo mi ha aiutato a conoscere me stessa e la medicina, ho approfondito un discorso meditativo e di crescita personale». È una persona decisa, Giada. Sa cosa vuole. «Anche se poi devo continuamente cercare di dimostrare il mio valore. La giovane età ogni tanto mi penalizza, magari qualcuno teme che io non abbia la giusta esperienza. E allora mi tocca rimboccarmi le maniche per fargli cambiare idea. Succede ad esempio nel calcio, un contesto molto maschile, dove c’è qualche pregiudizio». E aggiunge: «Capita pure che qualcuno lanci la battutina, per provarci, per vedere come reagisco. Insomma, io frequento gli spogliatoi e le allusioni ci possono stare. Personalmente, però, sono una che riesce a mantenere le distanze. La professionalità viene prima di tutto. Ed è anche lì che si guadagna rispetto».

Pensare con la propria testa
Giada ci confida di volersi trasferire, un giorno, in Spagna. «Un Paese in cui mi rispecchio. Laggiù c’è il sole, c’è il mare, c’è la gente col sorriso e si può danzare per strada. Lo spagnolo d’altra parte lo mastico bene, a Losanna i miei vicini erano tutti iberici». Il presente, tuttavia, è nella Svizzera italiana. «E mi piacerebbe davvero portare un cambio di mentalità a livello ticinese. Nel mio studio arrivano ragazzi che si chiedono perché devono andare a scuola. La gente dovrebbe imparare a pensare un po’ di più con la propria testa, non fare le cose perché le impone la società. Ci sono troppe persone che non riescono a seguire ciò che indica il loro cuore».  E la giovane psicologa c’è, sia con il cuore che con la testa: «Quando ci sono incoerenze, non riesco a stare zitta, devo per forza sollevare i miei dubbi. A scuola le mie domande mandavano in crisi i professori. Con me non esistono le mezze misure. Una persona o mi ama o mi odia».

Patrick Mancini

Commento (0)

Grazie per il vostro commento.

Questo commento ha un contenuto sgradevole?

Il testo sarà controllato ed eventualmente modificato o bloccato.

Il vostro commento

Non avete ancora scritto il commento.

Questo campo deve essere compilato. Grazie.

Campo obbligatorio
Questo campo deve essere compilato. Grazie.










Si prega di commentare nel rispetto della nostra netiquette e degli altri utenti.

Testo: Patrick Mancini
Foto: Annick Romanski
Pubblicazione:
lunedì 08.12.2014, ore 11:30


Login con il profilo di Cooperazione

Chiudere
Fehlertext für Eingabe

Fehlertext für Eingabe

Dimenticato la password?