Giada Bianchi nel suo elemento naturale. (Foto: Sandro Mahler)

Giada Bianchi, l'arte di cambiare

Da inizio anno ha lasciato il Ticino e si è trasferita in Engadina per seguire il suo intuito e dedicarsi alla sua vera passione: l’arte. KERI GONZATO

Creatività e cambiamento, sono le costanti nella vita di Giada Bianchi. Sempre pronta a rinnovarsi, dopo il lavoro come impiegata statale si è occupata di arredamento di interni e Feng Shui per poi approdare al giornalismo. Nel campo delle arti
applicate ha sondato ogni dimensione: teatro, pittura, scultura, fotografia, illustrazione, scrittura e blogging. Esplorazioni che l’hanno portata a collaborare con Locarno festival, Estival jazz, Rsi, a fotografare eventi, scrivere per varie realtà culturali ed esporre i suoi dipinti.


Razionalità e creatività
Giada Bianchi è cresciuta nel Mendrisiotto, regione da cui ha ereditato uno sguardo sulla vita ironico e autoironico. «Provenire da una famiglia di ingegneri deve avermi lasciato la capacità di riuscire a individuare la struttura interna portante di qualsiasi idea assurda o folle che difficilmente crolla, persino se sollecitata dal peso della razionalità», dice divertita. Da piccola aveva spesso la testa fra le nuvole e a scuola i docenti non perdevano l’occasione di farglielo notare. «Ciò ha fatto sì che, nella mia mente, la fantasia venisse associata a qualcosa di sbagliato, di non accettato – continua Giada –. Credo sia questo uno dei motivi principali per cui nei miei primi quarant’anni ho sprecato più energia a cercare di reprimere la creatività piuttosto che nell’impegnarmi a svilupparla».

Il carburante di Giada Bianchi: curiosità, bisogno e meraviglia.

Oggi vive in Engadina, dove si è trasferita a inizio anno. «Ultima tappa di un percorso intrapreso circa tre anni fa con l’intento di avvicinarmi a una realtà che più mi appartenesse – racconta –. Qui mi dedico alla ricerca di metodi espressivi efficaci attraverso cui trasmettere esperienze: cerco di raccontare eventi, spettacoli, luoghi e la quotidianità utilizzando la fotografia, il disegno, pittura e parole». Le sue sfide attuali sono imparare il tedesco, integrarsi, e capire come interpretare le stagioni. «In Engadina le fluttuazioni sia climatiche che di presenza umana sono notevoli e improvvise: ci vuole spirito di adattamento, grande amore per la montagna e prestare molto ascolto a se stessi». «La libertà per me non è solo una condizione, ma soprattutto l’opportunità di ascoltarsi ed effettuare delle scelte consapevoli – racconta –. Io l’ho raggiunta il giorno in cui mi sono concessa la possibilità di dare retta a determinate intuizioni, a cui però ho dovuto poi aggiungere l’incoscienza di seguirle e una gran dose di volontà per portarle avanti».

Curiosità e meraviglia
«Vivere appieno per me è un respiro che attraversa non solo i polmoni ma tutto il corpo, al limite fra il piacere e il dolore, a cui è impossibile opporre resistenza ma da cui ci si può solo lasciare invadere. È una condizione tanto arricchente quanto stancante, difficile da mantenere a lungo, ma persino impensabile starne lontani per troppo tempo».

A lungo, Giada si è mossa nella vita per esclusione, sapeva quello che non voleva ma ancora non era in chiaro su cosa desiderasse. Mossa da «curiosità, bisogno e meraviglia» – i suoi carburanti –, si è messa a sperimentare di tutto. Corsi di teatro, scrittura, scultura, violino, chitarra, cucina, kitesurf, webmaster, calligrafia, fotografia...
«Smembravo ogni singola esperienza alla ricerca di qualche cosa da salvare, la individuavo, la facevo mia e da lì proseguivo. Alla fine mi sono ritrovata con diversi elementi provenienti da ambiti molto differenti tra loro e ho provato ad unirli». Così è nata la sua narrazione esperienziale, che applica sia alla comunicazione che all’arte,
per trasmettere sensazioni. Adesso ciò che più cattura il suo interesse è ciò che si viene a creare lasciando che una realtà entri in collisione con la persona.
«Se guardo a un evento, luogo, tragitto, manifestazione solo attraverso informazioni che già possiedo avrò una visuale  generica d’insieme, una zona comfort entro cui muovermi, osservare o annoiarmi – argomenta –. Se invece lascio che quella cosa mi colpisca, darò la possibilità a un nuovo panorama di manifestarsi».
In ambito pittorico si sta focalizzando sui ritratti narrativi. «I miei quadri sono metafore di racconti personali che, credo, possano stimolare nell’osservatore un proprio ricordo, un’esperienza vissuta, in una sorta di trasmissione orale pittorica».
La passione? «La passione secondo me non la si può relegare a un singolo segmento della propria vita come uno sport o un hobby, ma è il volume su cui si decide di sintonizzare la propria esistenza. È una questione di intensità, è il ritmo delle pulsazioni, enfatizza ogni istante in bene o in male: è l’essenza della vita stessa, su cui si appoggia tutto il resto».

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