Gibus Scatizza con gli strumenti delle sue passioni.

Una donna dalle risorse infinite

Gibus Scatizza: dietro questo nome curioso, si svela una personalità poliedrica. L’ex-campionessa di rally si trova a suo agio in gallerie d’arte così come dietro ai fornelli.  — DENYSE BERTONI

Tale una dea dalle mille braccia, è da sempre a suo agio in rally automobilistici, gallerie d’arte, concorsi ippici, in cucina e da qualche tempo persino nella savana africana. Con la leggerezza di una brezza primaverile è passata da prima donna membro di una scuderia di corsa alla pittura e dalla gastronomia alla scrittura. Il tutto, con un certo successo che, poco a poco, ha trovato un esito insospettato.
Una vacanza in Africa e l’incontro fortuito con Padre Angelo, impegnato nell’alfabetizzazione dei bambini in una zona remota del Kenya, ha dato il via alla iperattività creativa di Gibus, incoraggiata dal marito. Dal 2002 si recano ogni anno sul posto e, con il ricavato della vendita dei quadri e dei libri di Gibus, sostengono le scuole di Padre Angelo, e per quanto possibile, le popolazioni isolate.


Gibus? Il nome non è comune e suscita, specie per chi incrocia l’artista in una mostra, una certa perplessità. Se l’appellativo «aderisce come un guanto alla pelle» dell’ex-campionessa svizzera di rally, non quadra con i temi romantici delle sue poesie o con i colori sottili dei suoi acquerelli.


Lʼinizio della carriera musicale
Nata Gilberte Fauquex in Vallese, segue la sua famiglia di albergatori da una città all’altra. E caso vuole che un giorno, l’albergo scelto dai genitori si trovi in un paesino del Giura, Courgenay, famoso per il film svizzero degli anni quaranta «Gilberte de Courgenay». «A scuola, fin d’ora più abituata al termine garçon manqué, vengo subito punzecchiata con il celebre ritornello, che ripete il nome della protagonista all’infinito, al punto da non sopportarlo più». Sarà suo padre a salvare la ragazzina dai sarcasmi. Scoprendo l’alter ego di sua figlia nel personaggio «Petit Gibus» del film – francese quest’ultimo – «La guerre des boutons», la ribattezza con questo nomignolo, subito adottato da fratelli e compagni.
Finita la scuola d’obbligo, Gibus, che sin da bambina ha sempre dimostrato doni artistici e un’inclinazione naturale per le attività manuali, decide di studiare le belle arti. Parte per Aix-en-Provence, dove s’iscrive all’Ecole Supérieure d’Art. «Il programma della scuola di tradizione francese era più vasto, più eclettico degli studi proposti in Svizzera e corrispondeva meglio ai miei interessi. Ero spinta da una grande voglia d’imparare le varie tecniche dei mestieri d’arte per poter creare degli oggetti con le mani lasciando via libera alla mia immaginazione».
E non sembra che la sua immaginazione si sia fermata per strada! Appena tornata a Martigny, la giovane diplomata apre il primo negozio di arte e bricolage. In un ambito dove il successo non era scontato, i suoi fornitori di materiale artistico valutano subito il potenziale di questa pioniera e vedono in lei la persona ideale per sperimentare e pubblicizzare i loro prodotti. E nel suo slancio creatore, Gibus propone alla sua clientela lezioni di pittura su legno e ceramica, fabbricazione di decorazioni natalizie, creazione di gioielli smaltati e modi fantasiosi per l’utilizzo della plastilina.  Stabilisce un bel rapporto con la popolazione locale e diventa per i docenti un’ispiratrice d’eccezione.


Lʼinizio della carriera musicale
Quando suo marito è trasferito a Lugano, Gibus, incinta della figlia, non si ferma e si trova una nuova passione: la gastronomia. Nata da genitori albergatori, cucinare ha sempre affascinato la ragazzina che aiuta volentieri in cucina e, più tardi, elaborerà piatti originali per la sua famiglia. La suocera, cuoca d’eccezione, le insegna le basi della gastronomia regionale italiana. Per Gibus non basta imparare, vuole anche innovare e dividere con gli altri l’arte e la magia della cucina. Decide così di portare a Lugano un’associazione gastronomica ancora ignota in Ticino, Les Gourmettes, l’equivalente dei Potes au feu e dei Cordons bleus maschili. Presidente fondatrice del gruppetto che s’incontra una volta al mese, «non solo per mangiare ma per inventare nuove ricette e cucinare con fantasia», stimola le attività per cinque anni e rimane al Consiglio nazionale per altri tre.


La Signora Scatizza, in più dei suoi numerosi interessi, asseconda per anni il marito ginecologo e la figlia Stéphanie, ex amazzone junior d’élite – ora giornalista e madre felice – nell’ambito della loro professione o dei loro passatempi, organizzando per il chirurgo, workshops e seminari e facendo da coach alla futura campionessa.
Diventata nonna, continua a sostenere le attività della figlia da sempre molto attiva nel salvataggio degli animali maltrattati. Madre di una tartaruga alligatore d’acqua che risponde al nome di Anacleto, Gibus si circonda di numerose tartarughe e viene seguita dal cane Balù, recuperato dal canile di Stéphanie. La sensibilità verso gli altri, compreso l’amore per gli animali, è definitivamente un virus che ha colpito tutta la famiglia.

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