Jan Schwarzenbach ha ottenuto l’ambito «Master of wine». 

Gin&Tonic, la coppia
che non scoppia

Ogni coppia ha la sua storia. Il Gin e il suo Tonic non fanno eccezione. Ecco come due ingredienti si sono incontrati e non più lasciati. — MICHAELA SCHLEGEL

Ci sono drink che sono un po’ come gli abitué di un bar: sei certo di trovarli sempre. Il Gin&Tonic è uno di questi. Mentre in passato lo si serviva «alla buona» con ghiaccio e – se andava bene – una fettina di limone, negli ultimi tempi si è formata una nuova cultura.
Infatti, gli ultimi anni hanno visto la comparsa sul mercato di tante nuove marche di gin. A seconda del locale, ordinare un Gin&Tonic oggi può essere piuttosto complesso. Non basta scegliere il gin o l’acqua tonica preferita, bisogna specificare anche se lo si vuole con cetriolo, limone o limetta. Se questi interrogativi rischiano di mandare nel pallone un bevitore occasionale di gin, gli aficionados gongolano di piacere al solo pensiero. Il loro numero cresce in continuazione. Lo confermano i dati della Regia federale dell’alcol: l’importazione di whiskey, rum e vodka è in calo, mentre quello di gin aumenta.

Le origini in un’infusione olandese
Il gin è un’evoluzione del Geneva o Jenever, un’infusione di bacche di ginepro nell’alcol originaria dell’Olanda. In Inghilterra il Genever divenne gin e si diffuse nell’arco di pochissimo perché esente da tasse e da licenze. Le distillerie di gin iniziarono a spuntare come i funghi. Dal 1700 al 1760, i londinesi furono sopraffatti da una vera e propria dipendenza da gin. Questa fatale passione entrò nella storia con l’espressione The mother’s ruin (la rovina di mamma): un sinonimo di gin ancora oggi in uso. Il gin era in grado di far scordare la fame, di riscaldare gli inverni e di distogliere l’attenzione delle persone dalla condizione di miseria degli ospizi dei poveri. Dal punto di vista qualitativo questa bevanda non era un granché: sovraccarica di aromi e arricchita con trementina e acido solforico, causava spesso la perdita della vista e altri disturbi. Solo il Gin Act del 1751, che tra le altre cose vietò ai produttori di vendere il proprio alcool ad acquirenti privi di licenza, riuscì a porre un freno al consumo smodato di gin e ad aumentarne la qualità. Fu così che si svilupparono in seguito diversi stili come il London Dry Gin o l’Old Tom Gin.

Churchill e il Gin&Tonic
Oggi, l’Unione europea suddivide i gin in quattro categorie: bevande spiritose di ginepro, gin, gin distillato e London Gin. Queste, si differenziano a loro volta per le spezie impiegati. Uno dei gin al momento più popolari è il Monkey 47, realizzato con (e chi l’avrebbe mai detto) 47 differenti erbe aromatiche.
L’altra metà (migliore) del cocktail è composta di acqua tonica, la cui invenzione risale al 1825. All’epoca, i medici consigliavano ai soldati britannici di stanza in India di assumere bevande contenenti chinina per prevenire la malaria. Questa polvere cristallina idrosolubile è ricavata dalla corteccia dell’albero di china e fu più tardi utilizzata con la soda. Per contrastare il sapore amaro, venne ingentilita con zucchero e in un secondo tempo con gin. È così che il gin trova la sua dolce metà. Sebbene il gin sia alla base di tanti cocktail, l’acqua tonica resta il suo più fidato compagno. Uno sposalizio al quale rese omaggio persino Churchill che un giorno ebbe a dire: «Ha salvato più vite il Gin&Tonic che tutti i medici dell’impero!».

Berry Gin Tonic


Ingredienti per un drink

  • 40 ml di gin
  • 100 ml di acqua tonica
  • Roseʼs lime juice cordial mixer (o succo di limetta),
  • a piacimento
  • ½ melagrana
  • Mirtilli
  • Cubetti di ghiaccio


Preparazione
Versare in un bicchiere gin e succo di limetta (a piacimento), aggiungere cubetti di ghiaccio. Mescolare brevemente. Completare con acqua tonica, chicchi di melagrana e mirtilli.

Cucumber Lemonade Chiller


Ingredienti per un bicchiere da cocktail grande

  • 6 cl di gin
  • 1,5 c.no di rosmarino
  • 3/4 di cetriolo
  • 3 cl Roseʼs lime juice cordial mixer (o succo di limetta)
  • 1 c.no di sciroppo di zucchero
  • Acqua tonica
  • Cubetti di ghiaccio


Preparazione
Pelare il cetriolo e tagliare a cubetti. Metterli assieme al rosmarino nel mixer. Frullare fino a ottenere una purea. Versare il composto nello shaker, facendolo passare per un colino per rendere il tutto più puro e cristallino. Aggiungere il gin, il succo di limone e lo sciroppo di zucchero e agitare energicamente. Versare in un bicchiere da cocktail riempito di cubetti di ghiaccio. Completare con acqua tonica. Decorare con un rametto di rosmarino e una fetta di cetriolo.

Tre domande a… Charles Rolls, co-fondatore nel 2005, assieme a Tim Warrillow, dell’acqua tonica Fever-Tree, leader di mercato in questo settore.

Che cosa differenzia Fever-Tree dalle normali acque toniche?
L’obiettivo di un’acqua tonica di fascia alta è esaltare e bilanciare il delicato aroma del superalcolico con il quale è mixata. Per questo utilizziamo solo ingredienti naturali.

Ci faccia un esempio?
…Ovviamente la chinina, l’olio di arance amare dalla Tanzania, l’acido citrico, lo zucchero di canna o l’acqua di sorgente.

Da dove viene il nome Fever-Tree?
L’idea mi è venuta quando ero in Congo. Fever-Tree (albero della febbre) è il nome dell’albero della china dalla cui corteccia si ricava la chinina.

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