«Se i giornalisti non fanno il loro mestiere fanno morire il pensiero e la stessa società».

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L'INTERVISTA — Barbara Bassi fa la giornalista ed è l’unica rappresentante della Svizzera italiana per la Commissione federale dei media. 

La vita deve essere ­formativa: se prendi scorciatoie, alla fine le paghi». Barbara Bassi è così: chiara, diretta, sincera. Lei, di scorciatoie non ne ha mai prese. Anzi. A Friburgo ha scelto di studiare legge in tedesco e non in francese, come la maggioranza degli studenti di madrelingua italiana. Allora era fidanzata con un ragazzo della Guinea Equatoriale e collaborava con Ricardo Lumengo (che sarebbe poi diventato il primo consigliere nazionale di colore) con un gruppo che forniva assistenza gratuita alla comunità africana in Svizzera. Ha sempre scelto la strada più difficile, spesso in salita.

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L’impegno per i colleghi è una motivazione forte che dà senso al mio lavoro»

«Dicono che sono una crocerossina, ma trovo giusto aiutare gli altri. Come giurista, ho capito che è difficile mantenere il mio ideale di giustizia, un po’ alla Robin Hood. Per questo, già durante gli studi, ho incominciato a scrivere per una rivista a difesa dei consumatori». In Ticino ha anche lavorato per l’antenna profughi di Soccorso Operaio a Chiasso, per diventare infine segretaria politica di syndicom, il sindacato dei media e della comunicazione, che riunisce non solo giornalisti ma anche postini, librai, grafici, conducenti di autopostali, tipografi. È arrivata a syndicom (che allora si chiamava comedia) quasi per caso, dopo aver risposto a un annuncio di lavoro. «Cercavano – racconta Barbara – una segretaria per le pari opportunità e i giornalisti. Ero a digiuno di sindacato: ne avevo sentito parlare (male) da mio padre, imprenditore. E poco sapevo dei movimenti di sinistra. Durante il colloquio finale, avevo già deciso di rinunciare, quando invece mi hanno scelto e hanno dovuto pure convincermi per accettare il posto! Pensavo di fermarmi un paio d’anni, invece ne sono passati 15 e sono ancora qui: ho capito che questo è il mio mestiere. In syndicom ci sono princìpi che sento miei. Qui ho ritrovato i valori che mi sono stati trasmessi da mia madre e in collegio, dalle suore: il valore dell’ascolto dell’ultimo, la lotta per la giustizia sociale, per l’uguaglianza e i valori universali». Partita «zoppa» (come ammette lei stessa), Barbara ha imparato velocemente a districarsi tra le questioni di genere e le rivendicazioni sindacali. Il lavoro, invece, lo conosceva già. Cresciuta da una mamma malata di cuore, scomparsa prematuramente quando Barbara aveva 25 anni, ha sempre svolto diversi lavoretti per pagarsi gli studi. «Nel tardo pomeriggio, dopo l’università, andavo in supermercato come ausiliaria di un negozio di scarpe», ricorda con orgoglio.

«Ho pure fatto l’aiuto postina a Friburgo durante il periodo natalizio, con un freddo tale che nella pausa pranzo non riuscivo neppure a masticare tanto mi battevano i denti! Solo il pile militare di mio fratello mi ha evitato la polmonite, che invece si è presa la mia collega…». Dopo la terza media alla scuola svizzera di Milano, Barbara Bassi è andata a vivere a Zurigo da una famiglia del luogo per concludere gli studi obbli-gatori. «Da allora, e avevo 13 anni, non ho più abitato con i miei genitori: sono stati mesi in cui piangevo tutte le sere. Poi sono stata in collegio dalle suore (che sono diventate la mia terza famiglia) a Bellinzona, dove ho frequentato la scuola di commercio e, nel fine settimana, la scuola di giornalismo a Milano, che era da sempre la mia passione».

Cresciuta con il mito del giornalista che denuncia le ingiustizie e difende i più deboli, ora Barbara si dice fortunata, doppiamente. Innanzitutto, perché ha realizzato il suo sogno: da tre anni è redattrice della rivista di syndicom. In più, «l’impegno per i colleghi è una motivazione forte, che permette di dare un senso al mio lavoro: è un privilegio enorme». Infine, lo scorso anno Barbara è stata scelta, unica rappresentante della Svizzera italiana, per far parte della Commissione federale dei media, assieme a docenti universitari, editori e esponenti del mondo dei media. «Ne sono particolarmente fiera – ammette Barbara – perché mi è stato chiesto senza che mi fossi candidata. La commissione ha il compito di analizzare il momento che sta vivendo l’informazione e di ipotizzare una proiezione futura, per capire se è necessario tutelare questo bene. All’interno della commissione mi sento la rappresentante di tre minoranze: di sesso, linguistica-regionale e di categoria professionale (quella dei giornalisti). Sento l’importanza di difendere un valore fondamentale per la società: quello di avere un’informazione di qualità, dal punto di vista giornalistico, della pluralità e dell’oggettività. Sostengo che la crisi dei media non sia solo strutturale o  congiunturale, puramente economica, ma anche morale, anche se qualcuno non ama che usi questa parola… Non possiamo dimenticare che qualsiasi cosa facciamo è con la nostra coscienza che dobbiamo fare i conti. Oggi mi sembra che dirigenza, editori e giornalisti stessi abbiano perso di vista il ruolo del loro mestiere: se un medico opera senza coscienza, fa morire il paziente. E se i giornalisti non fanno il loro mestiere, fanno morire il pensiero e la stessa società». Discorso chiaro. Come piace a Barbara Bassi.

Barbara Bassi

In pillole

Nata a Sorengo il 23 marzo 1970, è cresciuta a Milano, Zurigo e Bellinzona e si è laureata in giurisprudenza a Friburgo. Per questo, si sente svizzera più che ­ticinese. «Sono fiera di questa nazione che unisce lingue e culture diverse in questo modo incredibile. Qui ho incontrato ovunque persone straordinarie. Se non ci chiudiamo nei nostri orticelli siamo una piccola-grande nazione che è stata d’esempio al mondo: non dimentichiamo che da noi è nata la Croce Rossa. Anche se geograficamente siamo minuscoli, possiamo continuare a essere una nazione-faro».

Da bambina Barbara Bassi voleva fare l’insegnante. A dieci anni, grazie a una maestra di Chiasso che, frontaliera al contrario, ­insegnava alla scuola svizzera di Milano, ha scoperto prima la poesia e poi la magia della scrittura. Dopo aver lavorato a Rete Tre e a «Spendere meglio», oggi è giornalista e segretaria politica del sindacato dei media syndicom. È madre di un bimbo di nove anni.

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Testo: Giovanni Valerio
Foto: Sandro Mahler
Pubblicazione:
sabato 28.06.2014, ore 00:00


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