Giovanna Masoni Brenni nella sala del Municipio. (Foto: Sandro Mahler)

Giovanna Masoni Brenni:
«Si cambia»

Dopo 24 anni in Consiglio comunale e in Municipio, la vicesindaca di Lugano dice addio alla politica. Un bilancio: gli obiettivi raggiunti, i conflitti con la Lega, «Lugano Capitale». — Rocco Notarangelo

Signora Masoni Brenni, come mai ha deciso di congedarsi dalla politica e non ricandidarsi alle elezioni di aprile? Ha realizzato i suoi obiettivi o, come pensano i maligni, l’aspirazione ultima, la carica di sindaco, con Marco Borradori, è una missione impossibile?
Con impegno e un po’ di fortuna, in 12 anni, a livello comunale, si può realizzare qualsiasi progetto; prova ne è il Lac. Sono anche, oggi, un buon limite di tempo per la democrazia, la repubblica, il necessario ricambio. Ho sempre esercitato anche la mia professione di avvocato-notaio, che amo molto, e che mi ha dato un’indipendenza totale dalla politica. Un privilegio, certo, ma per conciliarle ho spesso lavorato 7 giorni su 7. La «missione impossibile» di battere Borradori? Confido, come liberale, che prima o poi toccherà al mio collega Bertini. Per me non è mai stata un’aspirazione ultima, perché non ho mai concepito la politica come una «carriera».

Lei rimarrà negli «annali» della storia cantonale per aver creduto e voluto il Lac. È il suo risultato più importante?
È il risultato più visibile, forse anche vistoso, ed è stato quello a cui sono più legata e che più incide e inciderà nella trasformazione di Lugano e della Svizzera italiana. Ma il Lac non esisterebbe senza l’articolata rete del Polo culturale, che coinvolge tutti gli attori culturali, pubblici e privati, che operano a Lugano e nella Svizzera italiana. Penso di aver contribuito a dare una meritata centralità a quella rete: risultato che mi sta altrettanto a cuore.

Quali sono gli altri progetti impegnativi che lei ha curato come Municipale?
Sono molto affezionata al progetto di trasformazione della Foce e all’inventario dei beni culturali di Lugano, che fino al 2004 non esisteva. Poi, ci sono tante altre opere di edilizia pubblica: scuole, case per anziani e piazze. Ma anche la cura delle acque. E ricordo con soddisfazione i tre anni in cui ho seguito il dicastero scuola, i programmi pedagogici innovativi, la collaborazione fra scuola e cultura. In generale è stato impegnativo gestire anche i rapporti con i privati, che hanno un ruolo importante, ma a cui non di rado bisogna saper dire di no.

Nel 2013, lei accettò «tagli» di 1 milione nella scuola e 1,3 nella cultura, suscitando critiche. Non se n’è mai pentita?
No, con dispiacere, ma lo rifarei. Perché, nel 2013, Lugano si è trovata con un problema di 100 milioni su un budget di 500 e tutti i dicasteri hanno dovuto lavorare per risolverlo. La prima proposta di tagli era molto più pesante: per la scuola 6.5 milioni! Ho difeso energicamente la linea di non tagliare nulla che pregiudicasse la missione dell’apprendimento e dell’insegnamento, e che vanificasse il lavoro e gli investimenti nella cultura.

Dopo aver vissuto Giuliano Bignasca in Municipio e gli attacchi della Lega alla spesa culturale, al Museo delle culture, al Lac, ha dichiarato che questa legislatura (2013-16) è all’insegna del buongoverno. Merito anche di Marco Borradori?
È una parte della Lega, quella dei proprietari e della direzione del «Mattino», che ha attaccato − la domenica, dopo il 2009, a causa di interessi essenzialmente privati − i progetti culturali della Città. Di Lega ce ne sono due. Il buongoverno non è una questione di partiti, ma di persone che siedono in Municipio. E in questa legislatura c’è una combinazione che favorisce un clima di collaborazione e permette di esprimere una volontà comune. Sindaco, vicesindaca e municipali vi hanno contribuito tutti.

Qual è il suo Pantheon liberale?
I miei preferiti sono Carlo Cattaneo e Stefano Franscini. Non solo perché legati al Ticino, ma per la completezza del loro pensiero, che spaziava dalla storia, alle scienze naturali, all’economia, alla cultura. Nel mio Pantheon ci metto anche Norberto Bobbio, Ralf Dahrendorf e John Locke, con lo stato di diritto a tutela della libertà dell’individuo, vera molla dello sviluppo economico e sociale.

Lei ha chiamato «Lugano Capitale» uno dei suoi sogni politici da realizzare. In che senso? Bellinzona, la capitale ufficiale, deve preoccuparsi?
«Lugano Capitale» è l’aspirazione al buongoverno, a buone condizioni quadro per lo sviluppo della formazione, della cultura e dell’economia. Bellinzona, quindi, non deve temere nulla. Io ho promosso lo sviluppo di Lugano culturale e non solo, collaborando con i privati e gli enti pubblici in tutto il Cantone. Per esempio, siamo stati i primi a condividere il direttore (n.d.r. Renato Reichlin) di LuganoInScena con il teatro Sociale di Bellinzona. E, da ultimo, siamo riusciti a fondere il Museo civico e il Museo cantonale di Lugano. Per evitare i particolarismi e unire le forze, secondo la lezione di Stefano Franscini.


Il 10 aprile prossimo si rinnova il Municipio e il Consiglio comunale di Lugano.

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La rubrica "Il quadro" di Cooperazione

TESTO: Rocco Notarangelo
FOTO:  Sandro Mahler

Pubblicazione:
martedì 02.02.2016, ore 01:00


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