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Punto a capo
ha scritto il 09.07.2018


Gli orti urbani, una risorsa - Rodolfo Cerè, capocuoco e poeta

I grandi centri cittadini sono i posti in cui già da tempo vive più della metà della popolazione mondiale, e questo dato è in costante aumento. La futura sovra-crescita del pianeta intaserà le metropoli che saranno come dei formicai sempre più brulicanti di gente che dovrà anche nutrirsi. Le città fagocitanti avranno bisogno di tutto per la loro continua espansione, visto che forse le sfruttate campagne non riusciranno a produrre abbastanza, e allora ogni terrazzo o angolo interno ed esterno potrà essere utilizzato per produrre cibo.

Per queste premesse, gli orti urbani diventeranno sempre più una risorsa, abbattendo i costi di trasporto, di produzione, diminuendo rifiuti e imballaggi, in quanto portatori di frutta, erbe e verdure a km 0, direttamente sulle tavole del produttore ma anche consumatore.

Il concetto è abbastanza difficile da digerire, per chi è cresciuto in ambienti di quasi campagna e tra le reminiscenze della civiltà contadina dei nonni sembrerebbe quasi blasfemia, ma in un prospettico sguardo al futuro e al nutrimento di miliardi di persone, questa strada sembra abbastanza realista e futuribile. New York, Berlino e Singapore, solo per citare alcuni esempi, sono già all’avanguardia con alcuni progetti applicabili a queste teorie, come mercati di quartiere dove si raccolgono e si condividono i prodotti, miele urbano, o addirittura serre in grattacieli, dove sotto controllo dei computer, crescono insalate ed erbe che poi verranno vendute nel supermercato al piano terra dello stesso palazzo. Ancora più tecnologie si affacceranno in questo settore come in quello dell’allevamento permettendo produzioni combinate. L’architettura e la riprogettazione di spazi privati e pubblici probabilmente faranno il resto, includendo nelle future strutture tetti e balconi già predisposti alla coltivazione singola o comunitaria, sfruttando la verticalità degli elementi e l’esposizione al sole degli stessi. Tutto questo è subordinato ad una diminuzione drastica dell’inquinamento nei centri tramite le fonti rinnovabili che diventeranno primattrici nel campo. Nonostante il concetto sia lontano dall’espressione di agricoltura che conosciamo e che amiamo, è altrettanto vero che le soluzioni che permetteranno la sopravvivenza della specie saranno certamente nuove o frutto delle sapienze combinate; perciò ricominciare a coltivare può rimare anche con davanzale.

Negli anfratti che si intravedono tra tetti e tramezzi nelle città, sopra i balconi dei palazzi, spuntano foglie verdi testimoni odierne di una rinascita agricola ma ossimorica perché meno rurale e più urbana.


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