Patrick Warnking, 50enne tedesco, è “country director” per Google Svizzera dal 2011. (Foto: Stéphanie Liphardt)

«Vi racconto la mia Google»

Alla sede Svizzera di "Big G" lavorano 2.500 persone provenienti da 85 nazioni. Una di loro è Patrick Warnking, capo in un’azienda senza gerarchie rigide. – MARTIN WINKEL

Signor Warnking, che cos’è la prima cosa che ha cliccato su Google oggi?  
Ancora nulla, avevo un meeting tutta la mattina.

Ma certamente il suo smartphone sarà sempre al suo fianco durante tutta la giornata.…
Il telefono mi sveglia, ma poi torno a utilizzarlo solo sui mezzi pubblici quando mi reco al lavoro. La mattina hanno la precedenza i miei bambini (5 figli, dagli 8 ai 16 anni, ndr.), mia moglie e il primo caffè a casa.

Ai suoi esordi, nel 2004 Google Svizzera contava due collaboratori. Oggi impiega 2.500 persone . E nei vostri piani sono destinate a raddoppiare. Qual è il segreto di questa enorme crescita?
Il fatto che da tredici anni investiamo in Svizzera la dice lunga sulla forza innovativa e sugli eccezionali talenti che si possono trovare qui. Nell’ambito dell’informatica il Politecnico federale di Zurigo e quello di Losanna, ma anche l’Università di Zurigo e alcune Scuole universitarie professionali, sono tra i migliori centri di formazione e ricerca a livello mondiale.

Anche la qualità della vita in Svizzera è un incentivo per i collaboratori?
Certamente! Molti talenti che portiamo qui si innamorano della Svizzera e finiscono per rimanerci molto volentieri. Del resto è quello che è successo anche a me. Anche se io conoscevo già molto bene il paese, poiché da bambino visitavo spesso i miei parenti in Svizzera: ho imparato a sciare a Hoch-Ybrig.

Dal 2015 la holding di Google si chiama «Alphabet». Conoscere il mondo digitale è importante quanto saper leggere e scrivere?
L’aggiornamento e la formazione continua sono un tema chiave nell’ambito della digitalizzazione, se non addirittura il più importante. Per questo dobbiamo suscitare nei bambini la passione per il digitale, e d’altro canto insegnare loro a usare la rete in maniera appropriata. I bambini non hanno bisogno solo di giochi, ma anche di sviluppare la giusta competenza nell’uso dei media. E chissà che in futuro per qualcuno non ne possa derivare anche un interesse professionale. A livello di ricerca e di sviluppo, la Svizzera ha un urgente bisogno di diplomati nell’ambito della matematica, dell’informatica, delle scienze naturali e della tecnica.

Ma come fare a motivare i giovani che trovano noiosa l’informatica?
Non tutti devono diventare programmatori. Sono però necessarie capacità analitiche e la disponibilità a formarsi continuamente, anche dopo la conclusione della scuola, di una formazione professionale o di uno studio. L’ottimo sistema della formazione in Svizzera, con il suo alto livello di permeabilità, offre molte opportunità.

Molti associano la digitalizza-zione alla perdita di posti di lavoro. Una preoccupazione giustificata?
Sicuramente oggi non si può più fare a meno di una certa competenza digitale e nell’ambito dei media, un aspetto destinato a crescere d’importanza in tutte le professioni. Ma continuerà anche a essere richiesto il contatto personale, come ad esempio nell’ambito dell’assistenza, alle persone, che sta nel settore delle cure e della sanità oppure del turismo. Nell’ambito dei servizi, non credo che la digitalizzazione avrà ripercussioni così importanti. Anche nella ricerca e nello sviluppo si continuerà per forza di cose a puntare sulle persone. Nei paesi con un’alta quota di produzione industriale, al contrario, l’automatizzazione è destinata a crescere. E con essa anche il trasferimento del lavoro da un settore al l’altro.

Ai direttori di solito interessano solo i numeri. E sulla base di quelli scelgono le aziende dove lavorano. Per lei lavorare per Google Svizzera resta comunque una cosa speciale?
Siamo soprattutto un centro di ricerca e di sviluppo. Pertanto non veniamo valutati soltanto in base alle perdite e ai guadagni, come avviene in altre aziende. Lavoro volentieri da Google, soprattutto perché amo imparare. Ho costantemente l’opportunità di interagire con persone molto diverse tra loro e interessanti e questo anche al di fuori dell’azienda.

Prima lavorava per una tv. Cosa l’ha attratta in Google?
Google aveva allora appena acquisito Youtube. L’idea che la ricerca nel testo potesse essere completata dalle immagini in movimento mi affascinava molto. Sapevo quanto la fruizione dei video si fosse già spostata online, una tendenza che già allora era prevedibile si sarebbe estesa. Apprezzavo, inoltre, le nuove forme di cooperazione all’interno dell’azienda.

Che cosa le contraddistingue in particolare?
Da Google si lavora molto in team, senza gerarchie rigide. Promoviamo inoltre l’innovazione dal basso. Ognuno può impiegare il 20% del suo tempo di lavoro per sviluppare proprie idee. Deve però suscitare l’entusiasmo dei colleghi, in modo che il progetto possa essere portato a compimento in comune. Una libertà che apprezzo.

Quanto tempo le rimane per la famiglia e la vita privata?
È chiaro che la mia funzione prevede anche che alcuni impegni abbiamo luogo la sera. Pianifico però la mia agenda con largo anticipo, in modo da potere trascorrere delle serate in privato. Il fine settimana è invece interamente dedicato alla famiglia. Nel team svizzero vale inoltre la regola che dopo le otto di sera e il fine settimana non si scrivono e-mail, se non in casi di emergenza. È così possibile garantire a lungo termine il giusto equilibrio tra vita privata e lavoro.

I suoi figli saranno molto orgogliosi del loro papà.
Sono molto curiosi e spesso mi pongono domande su temi legati al mondo digitale. Come altri bambini, si entusiasmano per vari canali di Youtube. Mio moglie e io facciamo però attenzione che i nostri figli sviluppino il giusto atteggiamento verso i media digitali. Per noi è ad esempio importante che imparino che internet si può usare non solo per divertirsi, ma anche per fare i compiti. E poi è importante che escano e che si incontrino con gli amici. Per evitare eccessi, a casa abbiamo due reti WLAN: una è per i bambini e viene regolarmente spenta, l’altra invece è per mia moglie e per me.

Internet ha reso il mondo un villaggio. Teoricamente ognuno ha accesso alla formazione. I nostri bambini vivranno in una società più libera o in qualche modo migliore?
In Svizzera abbiamo già una tradizione molto positiva in materia di democrazia diretta. Da questo punto di vista internet offre un grande potenziale a livello globale. Vedo effetti positivi soprattutto per quanto riguarda l’accesso alle informazioni e la formazione.

Ha ancora un sogno nel cassetto da realizzare?
Voglio dare un contributo affinché, con la crescente digitalizzazione, le persone possano organizzare meglio il loro futuro e le aziende creare nuovi posti di lavoro. Per questo mi impegno nell’ambito dell’iniziativa «Digital Switzerland», del comitato consultivo «Trasformazione digitale» del Consiglio federale, ma anche di progetto di organizzazioni non profit come l’Unicef.  

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La sede di "Big G" a Zurigo

Ricercare in Google: un’azione diventata giornaliera. Tanto che Il verbo “googlare” si trova fra i Neologismi (Treccani) con attestazioni dai giornali dal 2004. Il team della sede zurighese di “Big G” si occupa dello sviluppo del motore di ricerca più usato al mondo. Gli uffici svizzeri ospitano pure il gruppo di sviluppo di YouTube più grande fuori dai confini degli USA e, da poco,il Google Research Europe, centro di ricerca per il “machine learning”.

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DATA DI PUBBLICAZIONE: 20 novembre 2017

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